sabato, 14 novembre 2009

PRESENTAZIONE "IL CLUB BILDERBERG"

bilderberg

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categoria: cultura, politica, economia, bologna, storia, attualità, libri e promozione libraria


mercoledì, 05 agosto 2009

VERITA' E GIUSTIZIA PER BOLOGNA

 

 

Un altro anno è passato e la verità e la giustizia sulla strage di Bologna del 2 agosto di quasi trent'anni fa continuano a restare nascoste.

Anzi, la situazione sta assumendo i contorni di una vicenda grottesca; infatti, la “verità giudiziaria” si sta sgretolando, i mandanti continuano a restare misteriosi e lo Stato sembra volersi accanire sulle vittime della strage.


Nel corso degli anni, il teorema accusatorio si è rivelato sempre più sorretto da motivazioni politiche, piuttosto che da prove giudiziarie. Senza voler ripercorrere tutte le tappe di una delle vicende più vergognose della storia d'Italia, alcuni fatti vanno sommariamente ricordati: subito dopo la strage, Cossiga dettò la “pista fascista”, accusando la “strana coppia” NAR-Terza Posizione come i colpevoli, peccato che poco dopo, i leader di TP passarono da inquisiti a parte lesa; tutti i vari mandanti accusati nel corso di questi anni, sono stati tutti assolti; per Cavallini, uno dei presunti esecutori, ultimamente la magistratura ha chiesto l'archiviazione del procedimento; alla fine, sono rimasti solo la coppia Fioravanti-Mambro e Ciavardini, la cui storia e procedimento giudiziario evidenziano, con buona certezza, la loro estraneità ai fatti.


Di fronte a questo ridicolo, se non fosse drammatico, scenario, è arrivata la notizia della libertà di Fioravanti. Ora, sarebbe il caso di partire da alcuni dati di fatto, che non sono discutibili: il fondatore dei NAR ha passato 21 anni in carcere, senza godere di alcun beneficio speciale; sebbene condannato per 5 omicidi, ha più volte dichiarato di sentirsi moralmente colpevole di 33 morti, segno di piena consapevolezza delle sue gesta; la Costituzione italiana prevede che la pena abbia una funzione riabilitativa, e non meramente punitiva; Fioravanti ormai da tempo ha dichiarato errata la via della lotta armata e lavora presso un'organizzazione di volontariato, che si batte per l'abolizione della pena di morte (Nessuno tocchi Caino).


Come detto, questi sono fatti, una volta stabiliti i quali, ognuno può trarre le considerazioni che ritiene più opportuno; ma, qua bisogna decidersi una volta per tutte: o la Costituzione vale sempre o mai. Non è possibile che a ogni inizio di anno giudiziario, magistrati e think-tank della sinistra di sistema accusino il governo di centro-destra di attentato alla democrazia, per ogni tentativo di modifica del testo, mentre quando fa comodo, costoro se ne fregano bellamente del dettato costituzionale, rinnegano la previsione della funzione riabilitativa della pena, chiedendo la gogna eterna per Fioravanti. Ancora più penose sono le figure di “magistrato politico”, come Mancuso, che vanno in televisione, dicendosi indignati dalla piega degli eventi, e che se ci fossero prove concrete che portino ad altre piste, la magistratura le seguirebbe volentieri. Di quale fantascientifica magistratura parla il sig. Mancuso? Forse quella che dopo quasi 30 anni non ci ha ancora fornito i colpevoli di alcuna strage italiana, da Piazza Fontana a Ustica, passando appunto dalla stazione di Bologna? Quella che ritiene che a Genova, in occasione del G8, ci siano stati solo qualche ragazzino in divisa un po' troppo zelante? Quella che ci ha messo anni per dare una sentenza sui casi Aldrovandi e Sandri, finendo con il comminare giusto qualche sculacciata agli assassini con la divisa? Andiamo, sig. Mancuso, ci risparmi almeno questo scempio, la verità, la giustizia e l'intelligenza di noi tutti sono già state offese abbastanza in questi anni, non abbiamo bisogno delle sue menzogne.


Nel frattempo, mentre la verità continua a essere offesa dalla magistratura, le vittime rischiano di subire l'ennesima beffa; infatti, le pensioni di invalidità, stanno per passare da definitive a provvisorie, col serio rischio che finiscano con lo svanire. Chiaramente, nessuna pensione potrà mai cancellare il dolore per la perdita di una persona innocente; ma, prima di andare a toccare questo genere di pensioni, si dovrebbero rivedere i vitalizi di politici, amministratori e personaggi vari con redditi ben al di sopra della media della classe lavoratrice.

Ritengo che dopo quasi 30 anni, l'unica cosa che i nostri governanti dovrebbero avere la decenza di fare, è eliminare il segreto di stato su tutte le stragi avvenute in Italia; mentre i magistrati dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza, abbandonare le piste politiche, e cercare di stabilire la verità, qualunque essa sia, che è l'unica base su cui costruire la giustizia. Gli oltre 80 morti e 200 feriti di quel tragico 2 agosto lo esigono.


Manuel

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venerdì, 10 luglio 2009

A BOLOGNA BASTA UN PO' DI VERNICE...O NO?

 

Senza grandi sorprese il PD ha vinto le amministrative, seppur al ballottaggio; così il candidato sindaco Delbono si è potuto comodamente insediare a Palazzo d'Accursio, addirittura con la benedizione di Romano Prodi, che gli ha anche dettato la prima iniziativa da mettere in atto: ripulire Bologna dai graffiti.


Tutti penserebbero a una semplice passata di vernice, visto che non parliamo certo di Roma e Milano, dove effettivamente i graffiti sono moltissimi. In realtà, l'affare sembra di dimensioni molto più estese; infatti, si parla di lavori che dureranno fino al 2014, con relativi appalti. Ora, sia ben chiaro, non condivido minimamente chi imbratta palazzi privati o beni artistici; ma, credo che una riflessione sulla scelta di fare della “guerra ai writers” la prima battaglia del nuovo governo cittadino sia doveroso.

Innanzitutto, ci sono alcune cose che non mi tornano: davvero la situazione a Bologna è così grave da richiedere 5 anni di lavoro? La mia impressione è che il partito, rappresentato da Delbono, dovesse qualcosa ai poteri forti locali, di cui è notoriamente esponente Romano Prodi; così, si è scelto un campo propagandistico, di nessuna o quasi rilevanza per la città, nel quale indire una bella serie di bandi da assegnare alle solite cooperative del “Partito”. D'altronde, se non fosse così, che senso avrebbe la donazione della CAMST, nota azienda di ristorazione vicina al PD, di ben 10 mila Euro? Forse le pareti delle sue mense sono un'opera artistica?


Ma, a parte il denaro, che da sempre a Bologna finisce nelle tasche dei soliti noti, è l'idea della cosiddetta “sicurezza” che emerge da tale provvedimento a non convincere per nulla. La città si è trovata, negli ultimi anni, di fronte a un calo della qualità della vita, e un aumento parallelo del crimine, come poche altre realtà in Italia. Per colpa di chi? Forse di qualche ragazzetto che fa delle scritte sui muri? Facciamo un piccolo panorama: clamorosa scarsità di case popolari; vincoli comunitari distrutti, specialmente a causa della “Grande Distribuzione Organizzata” (qui targata COOP); piccola criminalità in costante aumento; CPT assolutamente inadeguato e fatiscente; ecc.

Cosa fa la giunta bolognese? Sostanzialmente prosegue sulla linea tracciata da Cofferati: qualche insignificante misura propagandistica- allora le ruspe sui campi nomadi, oggi gli appalti per i murales- ma in sostanza nulla. Anzi, qualcosa la vogliono fare: aumentare le telecamere e la vigilanza per le strade della città, con conseguente perdita di libertà per ogni cittadino, cioè per tutti noi.


Ancora una volta, invece di aumentare la socializzazione tra gli individui (aprire spazi di autogestione, far rivivere il centro storico, portare la cultura nelle strade), o aiutare le fasce deboli della società (più case popolari, maggiro sostegno agli anziani, una seria politica immigratoria), la giunta di Bologna propone la solita solfa di “più controllo e pene più severe”. Intanto, i primi a pagare sono stati due giovani sorpresi a scrivere frasi di protesta contro l'arresto di due loro amici...sono forse imbrattatori di opere d'arte? Sono criminali talmente pericolosi da motivare scelte che limiteranno la libertà di tutti noi, come ancor più telecamere nelle strade cittadine?


Intanto che ce ne andiamo al mare(ovviamente quei pochi non ancora in cassa integrazione) Delbono, e il suo mentore Romano Prodi, hanno deciso che per risolvere i problemi di Bologna bastano un po' di annetti di vernice...ma, non solo sui muri, anche sulla nostra libertà!!! Non lamentiamoci poi se la gente preferisce le ronde....


Manuel


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venerdì, 24 aprile 2009

A BOLOGNA

A Bologna, ‘sta volta, l’hanno fatta proprio grossa.

 

Si ride, si ride, si ride. Da non credere.

 

Ma veniamo ai fatti.

 

Dunque, a Bologna, l’anno che Cofferati vinse le elezioni, ci fu un avvocato nonché docente universitario di “diritto penale comparato” (roba fortissima, direi) che decide, pur essendo indipendente, di candidarsi con i DS.

Bene, candidatura accettata e la signora, perché l’avvocato in questione è una signora, si becca 900 preferenze. Dico 900!

Fu così che Cofferati decise di assegnarle un bell’assessorato.

Fu così, insomma, che Maria Virgilio, simpaticamente nota in città come Milly, divenne assessore.

Assessore alla Scuola e alle Politiche delle Differenze: roba fortissima pure questa. Incarico di rilievo, delicato se vogliamo, di impatto mediatico veramente altisonante.

 

Per dire, l’avvocato, e professoressa di Diritto Penale, Milly, è una che ti organizza un convegno tipo questo: “Femminicidi, ginocidi e violenze sulle donne”.

E ci sarebbe da discuterne per giorni, anche solo sulla raffinatezza linguistica del titolo.

Capito, no?

 Femminicidio. Anche se in italiano non esiste, cogliamo la raffinatezza del sintagma. Omicidio di una donna, agli orecchi adulti e raffinati del docente suona giustamente contraddittorio. Se è omicidio, sarà di un uomo. Se a morire è una donna, ca va sans dire, sarà “femminicidio”.

Ginocidio. No dai, che non è un errore di stampa. NO! Non è un errore per genocidio: qui siamo nell’empireo della cultura accademica. E dunque, poiché in greco “donna” si dice “GYNE”, ecco qua il ricercato e nuovissimo “ginocidio”: uccisione di donna.

Ho capito, è uguale a femminicidio, ma volete mettere? Volete mettere lo sfoggio di cultura classica, l’ardimento quasi dannunziano del creatore di parole?

No, amici. Non è ripetizione, non è ridondanza. E’ barocco, è Bernini in letteratura, è Giovan Battista Marino. E’ bellezza pura. Un po’ guastata dal prosaico finale: “violenza sulle donne”. Però il bolognese medio, che non sa di greco e di latino, bisognerà pure che capisca anche il titolo del convegno. Così, almeno almeno l’argomento. Se no finisce che magari non ci va, al convegno, se non capisce nemmeno il titolo. In fondo, siamo democratici, nevvero?

 

Una volta fatto il titolo, e che titolo, ci voleva una bella immagine. Chiara, forte.

L’avvocato, e docente, e assessore, e assessore alle differenze tra l’altro, non avrà avuto tempo. E dunque sarà andata così. Avrà dato l’incarico a qualcuno, più probabilmente qualcuna: che facesse una bella ricerca con “Google immagini”, che c’è un sacco di roba.

La collaboratrice, che non sarà stata né docente né avvocato, cosa ti trova?

Questo manifesto qui.

 

 

 

Va mo là! Un bel manifesto propagandistico della Repubblica Sociale Italiana. Un bel manifesto del bieco Fascismo di Salò, dove possiamo ammirare un soldato americano che tenta di violentare, così come tante volte i suoi commilitoni sono riusciti a fare, una donna italiana che per forza di cose, data l’epoca, era bianca.

 

Lo guardavo incredulo, tra i singulti della pancia che non riuscivo a tenermi, tra le lacrime delle risate che non riuscivo a frenare.

Povera ragazza! Povera ragazza quella che avrà armeggiato con Google, intendo.

Ma che cappero ne saprà lei, di Repubblica Sociale, di Brigate Nere, di Pavolini e di Decima Mas?

E poveretta: sono 15 anni che le hanno detto che Berlusconi è fascista, e dunque: niente capelli finti, niente sorrisi Durban’s, come poteva, poverina, capire che aveva scelto un manifesto fascista?

Le hanno detto che bianchi e neri sono uguali, non è vero? Ha pur visto che chi dice che sono diversi se ne deve andare in galera. E allora che cappero di differenza fa se il violentatore del manifesto è nero oppure bianco? Ma non abbiamo detto che è uguale?

E poi, c’è scritto “Difendila!”. E non le vogliamo difendere le donne vittima di violenza?

 

E allora! Vai col manifesto della Repubblica Sociale per le vie e le piazze di Bologna. Vai con la locandina nella “Casa delle Donne”, all’ “Arcilesbica”, nei circoli del PD, nelle bacheche universitarie.

Favoloso.

 

Io non so se la storia della politica italiana avrà mai un episodio più divertente di questo.

 

Qualcuno, alla fine, se ne è accorto, e allora via con la solita litania di scuse e retromarcia e proclami di antifascismo.

 

Però io vi dico grazie! Grazie, amiche di Bologna, grazie di cuore.

 

Perché anche se non l’ho vista, la faccia che quello dell’Associazione Partigiani deve aver fatto aprendo la busta con la locandina, anche se non l’ho vista, me la sogno di notte.

 

Cristoforo Mercati

 

 

 

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venerdì, 10 aprile 2009

NUOVA NEWSLETTER

Da oggi parte il nuovo servizio newsletter del blog...Iscrivetevi e fate iscreivere.

L'indirizzo lo trovate nella sezione link, alla voce "LA NOSTRA NEWSLETTER"

 

tintin-2

venerdì, 27 marzo 2009

CONFERENZA!!!!!!!

Bologna, 28 Marzo 2009

 

Sala dell’Angelo- Via San Mamolo, 24

Ore 15:30

 

L’associazione “Anchesetuttinoino” organizza la conferenza:

 

Comunitarismo come alternativa alla Globalizzazione

Presentazione del libro “Alla ricerca della speranza perduta”

 

libro_preve-tedeschi 

Interverranno:

 

Prof. Costanzo Preve (Filosofo e autore del libro)

 

Luigi Tedeschi (Direttore della rivista Italicum e autore del libro)

 

Prof. Eduardo Zarelli (Direttore casa editrice Arianna)

 

Manuel Zanarini (Associazione Anchesetuttinoino)

 

A seguire cena comunitaria!!!

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mercoledì, 25 marzo 2009

ALLA RICERCA DELLA SPERANZA PERDUTA

Bologna, 28 Marzo 2009

 

Sala dell’Angelo- Via San Mamolo, 24

Ore 15:30

 

L’associazione “Anchesetuttinoino” organizza la conferenza:

 

Comunitarismo come alternativa alla Globalizzazione

Presentazione del libro “Alla ricerca della speranza perduta”

“Alla ricerca della speranza perduta” è un libro scritto da Luigi Tedeschi e dal Prof. Costanzo Preve, pubblicato per le edizioni Settimo Sigillo nel 2008. Il testo nasce dall’incontro di due pensatori che nel secolo scorso presero parte al conflitto generazionale sulle parti opposte delle barricate: Tedeschi a destra, Preve a sinistra. Finito quel periodo, pur senza rinnegare nulla, entrambi sentono oggi la necessità di superare certe logiche fuori tempo, l’ “antifascismo senza l’esistenza del fascismo” come dice Preve, e cominciare a riflettere su possibili alternative, culturali e politiche, alla globalizzazione e al dominio globale  unilaterale statunitense.

 

L’analisi degli autori parte dalla constatazione che in nome del libero mercato, della dottrina dei “diritti dell’uomo” e della globalizzazione, viviamo ormai in un mondo dominato unilateralmente dagli Stati Uniti, e che assisteremo alla “Quarta Guerra Mondiale”, tra l’ “Impero centrale” e coloro che vi si opporranno. Per muoversi in questo scenario, gli schemi e gli schieramenti novecenteschi non sono più utili; ma, prima di imbarcarsi in avventure politiche è necessario analizzare la struttura sociale odierna e, in seguito, passare a studiare soluzioni credibili. Per capire come si è evoluta la società globalizzata, che Preve definisce “post-borghese e post-proletaria”, bisogna partire dall’idea che nei decenni passati abbiamo assistito alla “Seconda Restaurazione”, successiva a quella di epoca tardomedioevale a opera della nobiltà feudale, in cui gruppi ultracapitalistici globali hanno conquistato il potere assoluto, ottenendo al contempo un forte consenso di massa. Fondamentale è capire i modi in cui questi gruppi di potere hanno inglobato le masse “ex proletarie” nel sistema liberal-capitalista globale. Preve individua due Modelli di Interazione: quello Subalterno Moderno (MISM) e quello Subalterno Post-Moderno (MIPM). Mentre il primo soddisfa le esigenze del primo capitalismo, che vede l’incompatibilità tra il sistema tradizionale contadino e il nuovo sistema delle fabbriche, e quindi spezza ogni vincolo comunitario e culturale preesistente, offrendo in cambio una compensazione simbolica, la quale permette l’accesso al consumismo di massa e ottiene il conseguente imborghesimento delle masse popolari (tipico del boom economico); il secondo, al quale abbiamo assistito negli ultimi 30 anni, prevede la colonizzazione culturale senza la benché minima mediazione culturale, colonizzando la vita quotidiana (come ha fatto notare Habermas), attraverso la spazzatura televisiva e la distruzione della scuola pubblica, generando un consumatore globale anonimo, tanto post-borghese quanto post-proletario. Questo fenomeno è fortemente aiutato dal circo mediatico e dei professori universitari, ormai quasi interamente al soldo dei poteri economici mondiali, che inneggiano al nuovo “paradiso terrestre” della società globalizzata ottenibile grazie al progresso scientifico e alla crescita economica illimitata.

 

Il risultato di questo fenomeno di imborghesimento delle masse, ha ridisegnato la struttura sociale e la figura dell’ “uomo sociale”. Preve individua 3 momenti di evoluzione fondamentale, che hanno determinato 3 tipi di uomo diversi nel corso della storia: il primo, coincide con la costituzione della società capitalista (1748-1848), in cui si fronteggiavano l’ homo economicus e l’ homo moralis (secondo le teorie di Adam Smith); il secondo, che termina nel 1989, con la fine del comunismo storico, che vede l’ homo burgensis e l’homo proletarius; infine, il terzo e attuale, che vede da un parte l’homo consumans e dall’altra l’homo precarius. Tedeschi fa giustamente notare che quest’ultimo è il risultato delle strutture sociali, create dall’economicismo progressivo, che determinano le caratteristiche dell’individuo, rendendolo totalmente omologato e generando un’assoluta staticità sociale, spacciando la precarietà come prezzo necessario per soddisfare i bisogni individuali, che in realtà vengono creati artificialmente dai centri di potere stessi. Con l’affermarsi di questi due nuovi “tipi umani”, anche la struttura sociale è mutata. Tedeschi individua 4 ceti fondamentali: il proletariato, integrato in società dei consumi, tanto da fare suo l’ egoismo borghese; le elites capitaliste, che dettano i caratteri della cultura e quelli del modello sociale dominante; una  piccola borghesia in via di estinzione, a causa della sua totale identificazione con le elites; e il ceto medio produttivo che  sopravvive solo all’ombra del grande capitale finanziario. Sulla stessa linea si muove Preve, che identifica una piramide sociale: al vertice troviamo la classe dominante post-borghese, risultato della fusione tra la vetero borghesia nobiliare e la neo-borghesia degli arricchiti, che attua sistematicamente la distruzione della scuola umanista e dirige la “tv spazzatura”; al secondo piano, la classe media globale occidentale (western type global middle class), caratterizzata dall’accesso al consumismo sfrenato e all’interesse verso beni di consumi “colti” (rappresenta il settore a cui si rivolgono i giornali e le riviste), il costo di questo “consumismo” è la perdita dell’”inquietudine politica”; a livello sottostante, troviamo il post-proletariato precario, frutto di un mercato del lavoro de-sindacalizzato, e fruitore principe della “tv spazzatura” gestita dalle elites di potere; infine, alla base, troviamo l’esercito di riserva dell’industria, in larga parte formato dagli immigrati, totalmente immobile a livello sociale, e che indebolisce contrattualmente il terzo livello, contando sull’appoggio culturale del secondo, “fregato dal multiculturalismo e dalla società arcobaleno”.

 

La realizzazione concreta di questa piramide, ha generato una società “liquida”, per dirla con Bauman, nella quale il mondo si è trasformato in un’unica rete di scambi commerciali, con la distruzione di ogni vincolo comunitario, e che viene imposta dal cosiddetto occidente alle parti che la rifiutano (le società islamica) con una guerra permanente, e che si caratterizza come “metafisica dell’eterno presente”, dando vita all’ Uniformazione Antropologica Globalizzata. E’ importante sottolineare che il risultato attuale è figlio di quello che Preve definisce Universalismo Ideologico Liberale, che spaccia gli interessi delle elites dominanti come bene globale, e dal quale derivano, o per risposta o per derivazione, tutti gli altri universalismi. A questo punto, appare chiaro che né la “destra”, filo-atlantista e liberista, né la “sinistra”, altrettanto americanista e stupidamente pacifista, possono essere categorie, né tanto meno parti politiche, credibili ed efficaci. Per opporsi a tale “regime”, è necessario riportare al centro della società il lavoro, che Tedeschi interpreta come il principio fondante di ogni comunità, ma senza cadere nelle ingiuste forme di egualitarismo tipiche della sinistra, che nel secolo scorso hanno dato vita a regimi di dirigismo economico monpolistico senza diritti e garanzie individuali, che hanno portato alla proletarizzazione di massa e all’inevitabile ribellione sociale che ha causato la fine del “comunismo storico novecentesco”. Per realizzare tale scopo bisogna che le comunità, attraverso la politica, dirigano l’economia, fenomeno opposto a quello a cui assistiamo oggi, dove nel mondo globalizzato, è l’economia finanziaria a ricoprire il ruolo centrale e ha dominare l’intera società globale. Due sono gli strumenti che l’ “oligarchia finanziaria” utilizza per imporre tale controllo: l’ “atomizzazione” sociale, grazie alla quale le entità statali sono state private di ogni potere, dando vita a una serie di individui singoli indifesi; e l’annichilimento dell’ Europa, attraverso la sua occupazione militare in conseguenza dell’espansione della NATO, che giustamente Preve paragona a una situazione in cui la democrazia ateniese si fosse ritrovata dei dislocamenti della falange spartana in casa!

 

Il grosso problema è che finora il variegato fronte che si oppone all’imperialismo a stelle e strisce è riuscito a esprimersi solo in termini negativi, mancando nel compito di fornire un’alternativa costruttiva. In fondo, penso che la parte maggiormente “utile” del libro sia proprio questa: partire dall’analisi condivisa della situazione odierna, per designare nuove forme alternative di aggregazione sociale. Per poter parlare di democrazia, bisogna che sia il popolo a prendere le decisioni fondamentali, cosa che oggi non succede, visto che tale potere è in mano a organismi sopranazionali privati di ogni responsabilità popolare (UE, FMI, Banca Mondiale, WTO, Banche Centrali, ecc.). Questa “riconquista” non deve avvenire solo a livello politico, ma deve realizzarsi anche a livello economico e lavorativo, realizzando la democrazia economica, che preveda la partecipazione alla gestione e ai frutti delle imprese. Questo sistema è definito da Preve,  comunitarismo solidale, e per essere correttamente analizzato, è necessario tornare a Marx. Nello specifico al Primo libro del Capitale, in cui il filosofo descrive come soggetto storico fondamentale il Lavoratore Collettivo Cooperativo Associato. A differenza di quello che viene comunemente detto, per Marx, non è la classe operaia ad essere il motore della storia e di quel movimento rivoluzionario che porrà fine al capitalismo. In realtà, si tratta di un soggetto interclassista, che va dal dirigente aziendale fino all’ultimo degli operai, e che riunisca tutte le potenze produttive create dal sistema capitalista. Attraverso questo nuovo soggetto, le comunità potranno riottenere il controllo politico sull’economia e instaurare forme di autogoverno, sia economico che politico.

 

Il testo scritto a quattro mani da Tedeschi e Preve ha quest’aspetto particolarmente importante: offrire non solo un’acutissima analisi della situazione socio-politica attuale, e dei processi che l’hanno generata, ma, soprattutto, propone uno scenario futuribile per cui valga la pena impegnarsi, superando dicotomie ormai superate dalla storia.

 

Manuel

 

 

 

 libro_preve-tedeschi

 

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lunedì, 23 marzo 2009

COMUNITARISMO COME ALTERNATIVA ALLA GLOBALIZZAZIONE

Sabato 28 Marzo a Bologna, alle ore 15,30, presso la Sala dell’Angelo in via San Mamolo 24, si terrà la conferenza di presentazione del libro “Alla ricerca della speranza perduta”, scritto da Costanzo Preve e Luigi Tedeschi e pubblicato dalla Settimo Sigillo nel febbraio del 2008.

L’evento è organizzato dal blog Anchesetuttinoino, che nato sotto le due torri, ha velocemente intessuto importanti collaborazioni con altre persone sparse per l’Italia.

Le tematiche affrontate dal blog sono spesso eterogenee per contenuti e punti di vista, ma sono accomunate, come suggerisce il nome stesso, dalla volontà di contrastare, con un esercizio di studio e confronto, lo schiacciante conformismo culturale di massa, cercando di andare oltre gli schemi interpretativi dominanti.

La conferenza di sabato rientra perfettamente all’interno di questo percorso di ricerca di nuovi modelli conoscitivi della realtà odierna e di proposizione  di credibili proposte alternative.

Alla ricerca della speranza perduta” infatti è scritto da due  esponenti di opposte fazioni di destra e di sinistra, interpreti nei decenni passati di una guerra civile angosciosa che ha prodotto profonde ferite ancor oggi aperte, ma i due autori  non hanno paura a mettere in discussione se stessi, con tutto il patrimonio culturale e spirituale che gli appartiene, confrontandosi francamente con le idee dell’altro.

Preve e Tedeschi non disconoscono le appartenenze di origine,  ma considerano tali radici culturali un elemento  di partenza, il cui superamento deve essere realizzato tramite una riflessione aperta sulle tematiche del lavoro, della giustizia sociale, del  capitalismo, della globalizzazione, dell’imperialismo Usa, per giungere  alla formulazione di modelli sociali differenti ma contigui e compatibili, che trovano uno sbocco comune nella proposta comunitarista.

E’ una posizione che rompe la staticità delle appartenenze ideologiche identitarie di destra e sinistra, ridotte ormai al ruolo di testimoni di un’epoca esaurita.

Una collocazione di questo tipo è solitamente impedita o emarginata; nella nostra città in modo particolarmente soffocante. Per tale motivo la conferenza è  importante anche per dare ulteriore impulso al processo di  superamento di un certo tipo di  contrapposizioni politiche, che motteggiano gli anni’70,  scleroticamente sopravvissute in sparuti gruppi per mascherare la mancanza di idee e soluzioni per l’attualità.

Il libro, pur uscito ormai più di un anno fa, è ancora estremamente attuale, dato lo stravolgimento che sta subendo l’ideologia dominante a causa dei trambusti della crisi economica internazionale; il mutamento in atto impone al sistema  dominante incentrato sugli Usa di ridefinirsi, ed è necessario pertanto l’aggiornamento continuo, attraverso una riflessione profonda scevra da pregiudizi identitari, per comprenderne le nuove caratterizzazioni.

E’ uno sforzo che Preve e Tedeschi stanno compiendo da diversi anni ed è auspicabile che si prosegua su questa strada, senza farsi intimorire o frenare dalle difficoltà che inevitabilmente si incontrano.

Michele  

 

Bologna, 28 Marzo 2009

 

Sala dell’Angelo- Via San Mamolo, 24

Ore 15:30

 

L’associazione “Anchesetuttinoino” organizza la conferenza:

 

Comunitarismo come alternativa alla Globalizzazione

Presentazione del libro “Alla ricerca della speranza perduta”

 

libro_preve-tedeschi 

Interverranno:

 

Prof. Costanzo Preve (Filosofo e autore del libro)

 

Luigi Tedeschi (Direttore della rivista Italicum e autore del libro)

 

Prof. Eduardo Zarelli (Direttore casa editrice Arianna)

 

Manuel Zanarini (Associazione Anchesetuttinoino)

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giovedì, 29 gennaio 2009

COSI' SI TIFA SOLO IN PARADISO!

Sono tanti anni, ma proprio tanti, che vado allo stadio.

Tra Toro e Bologna, le mie due fidanzate, di batoste ne ho subite un sinfiterio. E a casa con con 4 gol sul groppone ci son tornato un bel po’ di volte. E non è mai stato divertente. Mai, tranne domemica scorsa.

Bologna-Milan, si annunciava divertente. Sui giornali, la formazione del Milan faceva paura: c’erano proprio tutti, ma tutti tutti. Eusebio, Di Stefano, Beckenbauer, George Best, Lev Jascin in porta, poi Zico, Maradona, Pelè e un paio di fotomodelle.

 

Sul campo, il Bologna gioca con ardore, come scrivevano i cronisti degli anni ’30.

Sul campo c’è pure l’arbitro Tagliavento: c’è da fidarsi, è stato indagato per Calciopoli e a tal proposito successivamente premiato. Ha potuto infatti dirigere la partita Bassa Silesia- Burgas, finale della massima competizione per rappresentative amatoriali europee.

Devono essere soddisfazioni.

 

Un rigore qui, un’espulsione là, e il Milan vince tre a uno già alla fine del primo tempo. La partita era finita un po’ prima. Tuttavia, accade qualcosa di imprevisto.

 

Sarà stata l’atmosfera: sì, perché lo stadio è stracolmo di milanisti. Gente che va allo stadio anche una volta all’anno, gente che sa tifare, e lo si capisce dai continui  gridolini assordanti, tipo quelli delle adoloscenti ai concerti rock. Gente capace anche di fare 300 foto col cellulare in una partita.  Ed ecco dunque il secondo tempo. Modelle che sculettano, divi in passerella, flash ininterrotti, e quando Kakà, lanciato sulla fascia destra da Dio in persona, svirgola malamente, i milanisti adorano all’unisono: “OOOOOOOOHHHHHHH!!!”.

 

Sarà dunque la presenza di Dio in campo, sarà che come si gioca in Paradiso però, lo sanno solo quelli di Bologna, ma capita questo.

Capita che i 10 manovali del Bologna corrono come dannati, pressano, attaccano ogni pallone, entrano su ogni modella gli passeggi accanto, si difendono e ripartono.

Segnano? No, questo no.

Ma giocano. Mentre i pochi bolognesi presenti allo stadio, quelli senza cellulare, quelli che non tirano le mutande sul campo per capirci, cantano.

Cantano, incitano, applaudono i loro 10 giocatori, almeno per un tempo veri atleti di un tempo che fu. E poi cantano, ma cantano tutti. Cantiamo anche in tribuna, che non l’abbiamo fatto quasi neanche il giorno della promozione.

“Tutti in piedi”, chiama la curva. E ci alziamo tutti anche in tribuna, e via con la standing ovation, scusate il francese. Poi un’ovazione a Sinisa in tribuna, che qualche cromosoma serbo mi sa che c’era in quel secondo tempo da leggenda. Poi ancora gli olè ogni volta che un rossoblù tocca la palla, tutti un po’ commossi, un po’ fieri.

Un milanista sotto di me, che ha la memoria del cellulare piena e non può più far foto mi chiede: “Ma fate sempre così quando perdete?”. Poveretto, bisogna capirlo. È un anno che non va allo stadio, ha le idee confuse.

Poi, dopo quell’ “OOOOOHHHH” alla svirgolata di Kakà, ecco Ronaldinho che batte un fallo laterale. Tutta Bologna sottolinea: “OOOOHHHH”. Ecco Beckam, che passa un pallone all’indietro. Bologna lo vede: “OOOOOHHH”. Ancelotti si gratta il mento e Bologna che sa riconoscere i campioni: “OOOOHHHHH”.

 

 

La partita ormai è terminata. Il Circo Barnum si prepara a esibirsi in un’altra città, sul campo restano le paillettes. Le ballerine, gli acrobati e le fotomodelle si avviano  verso una doccia qualunque di una domenica qualunque.

 

Bologna però chiama ancora i suoi 10 amici. Sotto la curva, che applaude e ringrazia, applaudono anche i giocatori. Un po’ impacciati, ma sorridenti.

 

Non so di chi sia stato il merito.

Il merito di rifiutare carta patinata e gossip, realtà virtuali costruite con migliaia di mila di milioni ed esigenze degli sponsor (quelli che hanno vietato a Kakà di andare in Inghlterra), i lifting e i sorrisi Durban’s del domatore delle splendide tigri ammaestrate a strisce rossonere.

Il merito di applaudire degli atleti forse anche un po’ “tristi”, cioè brocchi in bolognese, ma gagliardi (una volta si diceva così).

Il merito di preferire qualcosa di semplice e vero, ai soliti effetti speciali hollywoodiani.

Il merito di amare, anche solo per un tempo, lo sport come tale. Il merito di avere anche un po’ voglia di scherzare. Cose che al circo, dove i sorrisi son dipinti sulle facce, non si vedono mai.

 

Non so di chi sia il merito.

Forse un po’ di Bologna.

Forse un po’ di un serbo, membro di un popolo bizzarro che nel XXI secolo ha ancora il vezzo di essere genuino. Molto genuino.

 

Dino Fiorini

 

 

postato da manuelluca88 alle ore 13:28 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: sport, bologna


martedì, 27 gennaio 2009

NEWSLETTER N.10

DOSSIER

 

CRISI ECONOMICA O CRISI DEL SISTEMA?

 

CRISI ECONOMICA: Errate analisi e false soluzioni, di Manuel

LA GRANDE CRISI DEL 2008: Quello che la gente non sa, da disinformazione.it

CRISI FINANZIARIA MONDIALE DEL 2008: Intervento di Alain De Benoist

LA FINE DI UN’ERA: Intervista a Walden Bello, da Liberazione

TRACOLLO FINANZIARIO GLOBALE: Analisi e vere cause, di M. Chossudovsky

IL CAPITALISMO FALLIMENTARE E I VERMI DELLA PUTREFAZIONE, di Eugenio

SULLA VIA DEL NECROCAPITALISMO, da mirorenzaglia.org

LA VERITA’ DIETRO LA NAZIONALIZZAZIONE DI CITIGROUP, da ariannaeditrice.it

IL NUOVO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO IN ITALIA: Crisi e padroni, di Eugenio

UNA MATTINA DI UN TRANQUILLO GIORNO DI CRISI, di Eugenio

GUERRA FINANZIARIA: USA contro Europa, da ariannaeditrice.it

 

 

SPECIALE GUERRA A GAZA

 

PARLA HAMAS: Interviste al portavoce in Cisgiordania e al Capo Ufficio Politico

BOICOTTA ISRAELE: Iniziativa popolare, aziende da boicottare e intervento di N.Klein

VERITA’ SU HAMAS E SULLA GUERRA:Intervento di N. Finkelstein

VIAGGIO NELL’INFERNO SIONISTA: L’odio sionista per immagini

MASSACRO A GAZA: La testimonianza di Padre Manuel Mussallam

STRAGE DI GAZA E MONDO ARABO: Messaggio dell’Ayatollah Khamenei

LIBERIAMO GAZA DA ISRAELE: Commento da oppostadirezione.altervista.org

 

 

POLITICA

 

LE DEGENERAZIONI DEL COMUNISMO: I casi Cina e Italia, di Eugenio

GIU’ LE MANI DALLA SALSICCIA: L’ipocrisia di fronte alle preghiere musulmane, di

                                                                Desiderius Hampel

LA VITTORIA DI OBAMA E LA RUSSIA: Nuovi scenari geopolitici, da eurasia-rivista.org

OBAMA,BRZEZINSKI E MUMBAI: Una nuova operazione della CIA?, di Manuel

BARACK OBAMA E LA SINDROME DI STOCCOLMA: Italiani: schivi e felici, di Manuel

GUERRA IN CONGO: Multinazionali in azione, di Manuel

GUERRA TRA THAILANDIA E CAMBOGIA: Tensione in Asia Sud-Orientale, di Manuel

CRISI THAILANDESE: Cosa si nasconde dietro la crisi thailandese, di Manuel

CASO ALITALIA: La CGIL contro i lavoratori, di Manuel

 

ATTUALITA’

 

 

IL GRANDE AFFARI ARCI: Come l’ARCI truffa lo Stato, da Il Giornale

CASO SKY: Pay tv e libertà d’espressione, di Manuel

CASO GAVIANO: Già finito l’effetto Gomorra?, di Orso

MASS MEDIA E POTERE: Il ritorno della destabilizzazione politica, di Manuel

MANIFESTAZIONI STUDENTESCHE: L’aggressione a P.zza Navona e i giochi di

                                                                  potere, di Manuel

IL REGIME E LA SATIRA: Realtà o leggenda?, di Manuel

 

ECONOMIA

 

SOSTENIBILITA’ ECONOMICA E GIUSTIZIA SOCIALE:Intervista a Vandana Shiva

VOLTI CELATI DEL CAPITALISMO: Globalizzazione e Nord-Est, da mirorenzaglia.org

IL CONTRATTO CONCORDATO: Cos’è e cosa c’è da sapere, di Laura

 

 

SCUOLA E UNIVERSITA’

 

RIFORMA GELMINI: Realtà e propaganda, di Manuel

SCUOLA PUBBLICA E GLOBALIZZAZIONE: Contro la Riforma Gelmini, di Eugenio

ELEZIONI ALLA SAPIENZA: L’Onda dura poco…, di Manuel

SI STA COME D’AUTUNNO SUGLI ALBERI LE FOGLI: Gli studenti e il futuro, di Eduardo

PERCHE’ STUDIARE?, di Orso

 

ECOLOGIA

 

CONFERENZA DI POZNAN: L’ennesima perdita di tempo, di Manuel

 

CIBO, ALIMENTAZIONE E SALUTE

 

GUERRA AL LATTE CRUDO, o ai produttori locali?, da disinformazione.it

NON PIANGETE SUL LATTE PASTORIZZATO, di Desiderius Hampel

 

STORIA

 

LA RIVOLUZIONE UNGHERESE: Studenti, carri armati sovietici e Napolitano, di Manuel

CANZONI UNGHERESI: L’insensatezza dell’anticomunismo oggi, di Desiderius Hampel

 

CULTURA

 

DIFFICILE FARNE SENZA: La televisione iraniana in Italia, di Desiderius Hampel

CABARET VOLTAIRE: Intervista a P. Buttafuoco, da il giornale.it

YUKIO MISHIMA: Sole e Acciaio, di Manuel

STATO DI PAURA: Un romanzo del recentemente deceduto M.Crichton, di Manuel

LOUIS DUMONT: Il sistema delle caste, di Orso

IL MIRACOLO DI SANT’ANNA: L’ultimo capolavoro di Spike Lee, di Manuel

CAMMINI DEL CONOSCERE: Recensione del Prof. A. Porcarelli

BREITENFELD: La nuova “novella” di Isher

 

 

TRADIZIONE

 

LA BEFANA: Madre primigenia, da centrostudilaruna.it

SOLSTIZIO D’INVERNO: Nasce il Sol Invictus, di Manuel

IL GIORNO DI SAN NICOLA: La vera storia di Babbo Natale, di Desiderius Hampel

HALLOWEEN: Inizia l’anno celtico, da centrostudilaruna.it

 

SPORT

 

POLIZIA AGGREDISCE TIFOSI SPAL: Vogliamo la matricola sulla divisa!!!

 

BOLOGNA

 

POVERA BOLOGNA: Il triste scenario politico cittadino, di Manuel

 

EVENTI

 

UNA CULTURA PER L’EUROPA: Incontro a cura dell’Associazione Edera