venerdì, 29 agosto 2008

COSTANZO PREVE: ELOGIO DEL COMUNITARISMO

Nel 2006 Costanzo Preve (1) da alle stampe il libro "Elogio del Comunitarismo", nel quale da una nuova interpretazione del marxismo, se vogliamo in chiava comunitarista.

Preve parte dalla considerazione che le definizioni del pensiero utilizzate finora siano da rigettare in quanto superate, le definisce armi di una "guerra civile ideologica" che spegne il pensiero e del confronto dialettico. Al contrario è necessario un dialogo tra le varie culture, per costruire una società universale. Ma per arrivare a tale obiettivo, la base di partenza deve essere rappresentata dall'uomo concepito all'interno della sua comunità, lo "zoon politikon" di Aristotele, non l'individuo atomizzato occidentale.

Per fare questo, è necessario sconfiggere il pensiero attualmente dominante, che altro non è che il capitalismo liberale, tutto incentrato sull'esaltazione delle merce, che dopo il crollo del "comunismo reale", pretende di instaurare un Nuovo Ordine Mondiale, che di fatto disgrega le appartenenze comunitarie, e che vuole distruggere ogni sacca di resistenza con "guerre preventive o umanitarie", ne siano esempio quelle nella ex-Jugoslavia del 1999 e quella in Iraq nel 2003.

Partendo da questo presupposto, l'autore si lancia in una profonda e radicale critica alla liberaldemocrazia. Questo regime viene definito come "un totalitarismo dell’economia gestito da una oligarchia politica", dove viene continuamente ribadita l'importanza della "libertà individuale", ma in realtà si vive con la sensazione che i reali meccanismi di potere non siano modificabili, e che ben poco hanno a che vedere con la libertà dei singoli e molto con gli interessi delle multinazionali.

In questo contesto, la democrazia non è altro che un sistema di gestione e di legittimazione del potere. L'unico modo per superare questo paradosso è dato dalla comunità. Solo al suo interno si può veramente capire il senso di termini come "democrazia" e "libertà". La prima intesa come fonte del potere dal basso, partendo da una decisione politica presa dall'intera comunità; e la libertà concepita come un dato connaturato all'essere umano, e non determinato dal sistema.

A questo punto, bisogna soffermarsi sulla concezione di Preve dell' "Uomo". Esso è un animale sociale, razionale e generico. Sociale perché è contemporaneamente politico e comunitario, quindi non esiste al di fuori di questi termini; razionale, in quanto dotato del linguaggio, strumento che gli permette il confronto con i suoi simili e di formare la ragione, quindi di interpretare e formare la realtà circostante; generico, in quanto ha la capacità di dar vita a forme sociali e produttive differenti. Queste tre caratteristiche vanno sempre considerate assieme; infatti, non si può pensare la sua razionalità nel suo attuale stato atomizzato, perché gli è impedita la dimensione relazionale coi suoi simili, quindi ne scaturisce una forte critica all'individualismo e alla nuova religione dei "Diritti Individuali dell'Uomo".

A questo punto del libro, l'autore traccia una breve storia della filosofia occidentale, che nasce in Grecia, in un momento in cui le forme tradizionali del vivere comune(miti, famiglia, riti tribali,ecc.) stanno crollando e l'individuo vive un momento di grave crisi interiore. Quindi lo "scopo" della filosofia è quello di ricostruire il legame tra singolo e la sua comunità. Ma, alla fine di questo excursus storico, che ometto per brevità, Preve finisce col criticare tutte le forme di comunitarismo apparse nella storia. Generalmente li definisce "gerarchici sacralizzati", in quanto non sostenibili su un piano razionale, ma guidati da una gerarchia giustificata da una concezione sacrale.

Preve individua 4 forme di comunitarismoda criticare, in quanto considerate come patologiche di quella corrente di pensiero di cui viene invece tessuto l'elogio: quello localistico o provincialistico, quello organicistico, quello fascista e nazionalsocialista e quello etnico.Infatti, come detto all'inizio, il comunitarismo di Preve, mira ad una società universale, si avvicina molto all'universalismo, quindi non trovano spazio realizzazioni che invece prevedono forme più ristrette di aggregati comunitari. La comunità, per lui, serve come strumento intermedio l'individuo e l'umanità intera, attraverso il quale possa manifestare le sue tre caratteristiche fondamentali ed opporsi alla manipolazione capitalista. Viene concepita in base ad un comune sentire, che dia vita ad un'etica sociale diffusa, in grado di combattere i movimenti del capitale che passano sopra la testa dei singoli individui, garantendo sempre la libertà e l'uguaglianza dei singoli. ottenere questo risultato, è fondamentale porre al centro la ragione,tanto che l'Illuminismo, viene visto come il movimento che ha storicamente spezzato i vincoli sacrali, e che può consentire all'uomo di costruire una vera comunità democratica, che riconosca nell'altro il soggetto formante il tessuto comunitario, in un processo talmente esteso da comprendere l'intera umanità, senza distinzioni geografiche, etniche, razziali o religiose.

Infatti, il capitale finisce col sostituire la ragione olistica con quella strumentale e specialistica, che spinge l'individuo a non cercare il senso all'interno dell'intera comunità, ma nell'analisi comparativa tra mezzi e fini e nell'individualismo. Tre sono le fasce sociali in cui questa manipolazioneè più evidente. Vediamo i giovani, i quali trovano in nicchie di consumo (le mode), le uniche forme di aggregazione; gli anziani, che da depositari di conoscenze da tramandare, diventano elementi da nascondere, in quanto negano il mito dell'immortalità , che sta alla base del consumismo (tema molto simile al quello presentato da Veneziani, con la definizione dell'idea libearl come "figlia del tempo", contro quella comunitaria di "figli di un luogo"); infine le donne, che vengono ingannate attraverso un femminismo sterile ed omologante, che si esprime benissimo nella figura della "donna in carriera". Come si può ben vedere tutto è funzionale alla progressiva omologazione, funzionale al dominio del liberalcapitalismo globalizzante.

Da ciò deriva che il capitalismo sarà sempre totalitario, quindi impossibile pensare ad un comunitarismo che no vi si contrapponga. Anzi, nell'analisi di Preve, il comunitarismo è la via che realizzerà l'utopia marxista una comunità umana mondializzata, contro una società sempre più disgregata dal capitale e dalla divisione del lavoro e dei ruoli sociali (chiaro il riferimento al pensiero di Durkheim).

Il fenomeno disgregativo capitalista è evidente nella costituzione della "Società di Mercato Integrale"(SMI). , nasce dal superamento della vecchia economia capitalistica, che riconosceva gli stati nazionali, e i loro poteri, come il controllo della politica economica ed estera e sull'emissione del denaro. Oggi, siamo invece in una situazione in cui il capitalismo delle grandi multinazionali controlla tutti gli aspetti politici del mondo, imponendo i propri interessi ai singoli stati, e quindi ai singoli cittadini.

Per quanto riguarda l'Europadue sono gli ostacoli si oppongono al comunitarismo, favorendo la SMI: la Banca Centrale Europea, con tutta la pletora di burocrati di base a Bruxelles; e le basi militari NATO. , indeboliscono la costituzione di un'Europa libera, per asservirla agli interessi dell'atlantismo e delle forze economiche delle multinazionali.

Per Preve, solo un'Europa comunitaria può opporsi a tale fenomeno, in quanto le forze emergenti asiatiche, Cina e India, sono già inglobate al sistema capitalista globalizzato, basti pensare ai fondi di investimento statunitensi quasi interamente finanziati da Pechino, alla considerazione dei loro cittadini come "compratori vergini" delle merci prodotte dalle multinazionali occidentali. Quindi anche se la Cina arrivasse ad ottenere il primato economico e politico, nulla cambierebbe nella lotta per annientare la logica capitalista imperante a livello globale.

Il libro di Preve offre sicuramente molti spunti di interesse, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto analitico della situazione globale attuale: il dominio tirannico della liberaldemocrazia e dei suoi effetti socialmente disgreganti, il prevalere della logica utilitaristica con effetti di omologazione a livello globale, la perdita di potere dei singoli, e degli stati nazionali, a discapito di una ristretta elite finanziaria ed economica, il riconoscimento dell'Europa come unico argine, svelando il "falso mito" del polo alternativo asiatico generalmente identificabile nella Cina.

Ma se ci spostiamo su un piano programmatico e propositivo gli aspetti non condivisibili sono forse maggiori. A mio avviso ci offre uno spaccato di una classe di intellettuali marxisti, che di fronte al fallimento storico e filosofico del comunismo, cercano nuove vie per riproporre la loro lotta. Più che proporre una vera analisi della costituzione di una comunità ( come è pensabile opporsi al capitalismo con l'Illuminismo che ne rappresenta la base culturale e filosofica, oppure non si capisce come una "comunità universale" possa opporsi al "mercato globale", senza riconoscere che il suo unico freno può essere rappresentato da comunità particolari fortemente coese, che vede le altre comunità come "amiche", ma anche come altre da sé), l'autore cerca di trovare una nuova via per dare credibilità alle teorie di Marx, che si sono scontrate con la realtà storica, rivelandosi errate.

(1) Costano Preve nasce a Torino nel 1943, è stato professore di storia e fliosofia e inglese e francese nei licei. Negli anni '70 milita nel PCI, per poi passare a diverse formazioni della Sinistra extraparlamentare. Negli anni'80 dirige l'organo di "Democrazia Proletaria". Quando la sua corrente aderirà a "Rifondazione Comunista", abbandonerà la militanza politica. Attualmente è considerato un eretico dalla vulgata di Sinistra, e per l'avvicinarsi al comunitarismo e a pensatori cone De Benoist è considerato un "fascista nascosto".

Manuel

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giovedì, 28 agosto 2008

EMILE DURKHEIM: LA DIVISIONE DEL LAVORO SOCIALE

durkheimNel 1893 Durkheim pubblica "La divisione del lavoro sociale", in cui delinea i fondamenti sociologici del suo pensiero. Seppur siano passati diversi decenni e, ovviamente, la società abbia subito profondi mutamenti, alcune riflessioni proposte sono di estrema attualità.

Uno dei problemi principali della "società moderna" è lo sviluppo delle funzioni economiche, di fronte alle quali la morale retrocede, visto che gli individui passano la maggior parte del tempo sul posto di lavoro, i rapporti interpersonali sono basati su una logica mercantile, a discapito di una condotta eticamente orientata. Questo è un fenomeno nuovo ed estremamente pericoloso, in quanto le passioni umane si fermano solo davanti ad una forza morale molto forte, quindi il suo indebolimento fa degenerare la società allo stato di guerra. In quest'epoca, dominata dall'economicismo, gli interessi che prevalgono sono quelli della parte economicamente e politicamente più forte, che tramite il contratto, la forma dominante nei rapporti sociali, riesce ad imporre le sue ragioni, causando una diminuzione della morale generale della società.

Uno dei fenomeni socialmente più evidente è la divisione del lavoro sociale, ormai generalizzata, dovuta dal formarsi di grandi raggruppamenti di forze e di capitali, le quali necessitano di lavoratori estremamente specializzati. Questo riguarda anche le strutture dello Stato, tanto che per la prima volta viene teorizzata la "divisione dei poteri" (legislativo, amministrativo e giudiziario), cosa di cui nelle società pre-moderne non si sentiva la necessità. Ma a quale funzione sociale risponde questo fenomeno? Apparentemente serve ad aumentare la produzione, la quale si dice aumenti la felicità dei singoli, fornendo loro maggiori ricchezze materiali. Ma che non sia così è facilmente riscontrabile; basta considerare l'aumento del numero di reati, di suicidi e di disturbi sociali in generale, con l'aumentare della ricchezza.

Quindi, sono altri i motivi sociali che la generano, vediamo quali, seguendo nel dettaglio l'analisi sociologica dell'autore.

Nella storia dell'umanità si possono identificare due tipi di rapporti sociali, che Durkheim definisce come tipi di solidarietà: quella meccanica (o mediante uniformità) e quella organica (o da divisione del lavoro).

La solidarietà meccanica si caratterizza dalla coscienza collettiva o comune, cioè un insieme di credenze e sentimenti comuni alla media dei membri della società, che quindi non dipendono dal singolo individuo. La sua tutela è la funzione principale dello Stato, che utilizza prevalentemente il diritto penale, visto che i reati colpiscono i vincoli costitutivi della comunità. La sanzione tipica è la pena detentiva. Per quanto riguarda la divisione del lavoro, è praticamente inesistente, e tutti gli individui svolgono tutti la medesima funzione.La solidarietà organica presenta pochi e deboli sentimenti diffusi e condivisi. Ogni individuo svolge una funzione diversa dagli altri, le quali interagiscono per dar vita al corpo sociale, concepito come un organismo umano. Visto che i sentimenti fondamentali sono deboli, le violazioni del diritto non vengono punite severamente; infatti prevale la pena restitutiva.

Il diritto rappresenta uno strumento molto utile per capire che tipo di solidarietà vige in un gruppo sociale.Passando dalle società primitive a quelle moderne , si nota il prevalere progressivo della solidarietà organica. Lo si può notare valutando l'aumentare dei settori che vengono tolti dal diritto penale per passare ad altre forme di controllo (per esempio le violazioni delle regole religiose). Secondo Durkheim, la morale (in questo caso sinonimo di solidarietà) non è assoluta, ma è data da condizioni storiche e sociali. Con lo sviluppo della divisione del lavoro sociale, cresce lo spazio per l'affermazione delle individualità. La conseguenza è il decadimento dei sentimenti forti che erano alla base della solidarietà meccanica, quindi anche la morale sociale deve mutare, lasciando spazio a quella organica.Si possono individuare diversi tipi di gruppi sociali, a seconda del tipo di solidarietà prevalente. Il massimo grado di solidarietà meccanica è riscontrabile nell' orda, tipica degli Irochesi del Nord America. In questo caso ci troviamo di fronte ad una massa assolutamente omogenea, priva di organizzazioni "politiche". Quando l'orda aumenta di popolazione, necessita di strutture differenti, trasformandosi in una società segmentaria a base di clan, come gli Ebrei o gli Highlanders scozzesi. In questo caso, invece, si forma una ripetizione di aggregati sociali simili tra loro, i clan appunto, basati su vincoli sanguigni o famigliari, che a loro volta formano una società più ampia. Col passare del tempo, e della divisione del lavoro, si formano i villaggi, dove cessano i legami famigliari e diventano dominanti quelli di vicinato e di interdipendenza economica. Ma neppure nella loro forma più ampia, le città (oggi potremmo parlare di Stati), ottengono l'autosufficienza economica, così necessiteranno di andare oltre i legami di vicinato, cambiando anche la struttura sociale. Quindi Durkheim prevedeva che nel futuro la società si sarebbe fondata su aggregati basati sulle funzioni economiche e lavorative, ponendo fine ad ogni legame che non fosse basato sul mercato e sul denaro (direi che mai previsione fu più azzeccata!).Il dato che possiamo estrarre dalla ricostruzione proposta è che la divisione sociale aumenta con l'aumentare della densità della popolazione; infatti la vicinanza di persone che probabilmente svolgono funzioni simili, spingerà inevitabilmente qualcuno a specializzarsi ulteriormente, per trovare spazio sul mercato. Ma affinché ci sia una clientela, bisogna che si generino nuovi bisogni. In effetti, se guardiamo alle generazioni e alle società precedenti, molti oggetti di cui oggi ci pare impossibile fare a meno, non erano sentiti come necessari. Quindi, ovviamente, sono stati messi in atto dei processi sociali, atti a ingenerare dei bisogni non necessari al solo scopo di soddisfare la nuova divisione del lavoro. Quali sono questi meccanismi? Da dove deriva la necessità di nuovi bisogni? L'aumento della specializzazione necessita di un grosso sforzo, che spesso richiede un sempre maggior tempo da dedicare al lavoro, quindi per sopperire a questo, l'uomo ha sempre più bisogno di cose non indispensabili. Quello che preme sottolineare è che i bisogni non sono dettati da reali esigenze dell'individuo, ma sono indotti dalla società.

Da questa analisi, deriva un dato fondamentale: l'uomo è un animale sociale. "Gli stati psichici e i sentimenti derivano dall'organizzazione e dalla densità sociale". Da queste parole capiamo che Durkheim si dissocia da quel filone di pensatori che individuano l'individuo come entità che nasce prima della società, da qui deriva che tanto i diritti quanto i doveri del singolo, così come la sua personalità, vanno sempre analizzati all'interno del contesto sociale storico in cui si trova, e non in assoluto, come per esempio indica la dottrina dei "Diritti dell'uomo".

Ora, come abbiamo visto, la morale individuale è data dal contesto sociale, ma come detto questo cambia in continuazione per via del continuo aumentare della divisione sociale, quindi l'individuo si trova a dover passare da un tipo di morale "vecchia" ad una "nuova" in continuazione. Questo fenomeno è facilmente riscontrabile, guardando come molti atteggiamenti in una data epoca sono considerati immorali, e a volte illegali, e nelle epoche successive diventano consuetudinari, o viceversa. Questa situazione può creare squilibri al singolo, in quanto esistono dei momenti storici in cui la morale individuale non è "al passo coi tempi". Questo stato in cui si viene a trovare il singolo in queste circostanze è detto anomia,ed è una situazione socialmente disgregante, in quanto l'individuo non si ritrova nel tipo di rapporti sociali esistenti e quindi non soddisfa i propri bisogni.

Fino al sorgere della società industriale, i rapporti tra gli individui erano basati sulla tradizione; ma con la divisione della società in capitalisti e salariati, questi rapporti, peraltro già indeboliti, cessano completamente. Ormai l'individuo passa la maggior parte del tempo sul luogo di lavoro, quindi prevalgono i rapporti di tipo economico, ma questi sono molto deboli, e gettano l'uomo nella solitudine e nell'anomia. Anche perché, a differenza dei modi produttivi precedenti, si è spezzato il legame tra sforzo del lavoratore e suo risultato, cosa che invece caratterizzava le botteghe medioevali per esempio. Questo fa si, secondo il procedimento che abbiamo visto prima, la società cerca di creare sempre nuovi bisogni, ma in realtà facendo così spezza ulteriormente i legami tradizionali, aumentando a sua volta l'anomia, in un circolo vizioso continuo.

Per evitare questo stato di anomia perenne, Durkheim indica la necessità di istituire dei corpi intermedi, nella fattispecie le corporazioni, ma non nella versione decadente della società pre-industriale, ma in quella funzionante del tardo impero romano. Inoltre al fine di "impedire che ostacoli di qualunque forma impediscano il dispiegamento delle capacità sociali presenti in ciascuno", è necessario favorire in ogni modo la meritocrazia, garantendo l'uguaglianza delle condizioni esterne.L'opera di Durkheim è estremamente importante nel pensiero occidentale, perché anticipa i tratti costitutivi della società moderna, e addirittura post-moderna come quella attuale, e individua le cause della crisi in cui si dibatte l'uomo occidentale moderno: il dominio dell'economia sulla politica; l'evoluzione dei legami sociali, da quelli a base sanguigna e tradizionale a quelli dettati dalla divisione del lavoro e quindi dalla dipendenza economica; 'individuazione di come si formano i bisogni individuali, e la rivelazione che nascono da reali esigenze individuali, ma sono funzionali alla divisione sociale del lavoro e ai suoi interessi economici; la necessità di impostare la società sulla meritocrazia, e di istituire corpi intermedi che diano al singolo la forza di opporsi al potere economico e politico, e che gli permettano di ricreare legami sociali con gli altri individui.

Manuel

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mercoledì, 27 agosto 2008

CONSIGLI CONTRO IL CARO-SCUOLA!!!

Pubblico una breve raccolta di utili consigli, fornita da "Noiconsumatori", che può risultare utile al fine di combattere il caro-scuola, sperando che prima o poi qualche governo si decida a porre fine a questa vergogna!

 

Imperversa ormai, come ogni anno, la campagna sul caro scuola e le offerte dei vari iper/supermercati/cartolerie, ma come districarsi, quali sono veramente convenienti?

Qualche utile consiglio:

  1. navigare su Internet nei siti che offrono testi a prezzi spesso più vantaggiosi senza oneri di spese di spedizione;

  2. ove possibile considerare l’ipotesi di acquistare testi di seconda mano, “l’usato” rivolgendosi alle librerie specializzate (anche on-line) o alle librerie di propria fiducia;

  3. valutare e confrontare le offerte degli iper/supermercati/cartolerie, non dimenticando di chiedere quando arriveranno i testi;

  4. offerte “Kit scuola”: valutare gli oggetti di cui si ha realmente bisogno e, in caso di dubbio, aspettare di sapere cosa ci serve;

  5. evitare le griffe: astucci, zaini, quaderni, etc…. griffati solitamente costano dal doppio a salire solo per l’apposizione della griffe;

  6. per le famiglie a basso reddito: informarsi presso i Comuni di residenza per eventuali iniziative a favore del diritto allo studio: buoni libro, borse di studio, agevolazioni per il corredo scolastico,…


Una lieta notizia: sta arrivando negli Istituti scolastici la “card dello studente”, rilasciata gratuitamente dalle segreterie ad ogni studente permetterà, collegandosi e registrandosi al portale www.pubblica.istruzione.it di accedere a molteplici agevolazioni ( alcuni esempi: ingressi ridotti al cinema nelle fasce orarie predeterminate, sconti sui libri extrascolastici, entrate gratuite nei musei, etc.)



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giovedì, 21 agosto 2008

AMITAI ETZIONI: IL COMUNITARISMO COME TERZA VIA

Amitai Etzioni nasce nel 1929 a Colonia, in Germania. La sua origine ebraica lo induce a trasferirsi in Palestina negli ’30; lì studia all’università ebraica di Gerusalemme per poi muoversi nuovamente, stavolta verso gli Stati Uniti, dove nel 1958 ottiene in tempi da record la laurea in sociologia presso l’università di Berkley.

Attualmente dirige l’Istituto Studi Comunitaristi presso la George Washington University. E’ autore di 24 libri, l’ultimo dei quali, Security First: For a Muscular, Moral Foreign Policy, pubblicato nel 2007.

Ma andiamo a conoscere meglio il suo pensiero.

La sociologia contemporanea è caratterizzata da alcuni paradigmi abbastanza serrati che incasellano le idee degli studiosi. Etzioni, come buona parte dei comunitaristi, rifiuta tali paradigmi, in particolare quello neo-classico che si rifà all’individualismo – il quale, contrapposto allo strutturalismo, costituisce un altro rigido modello – e che contempla una versione fortemente utilitaristica.

Il saggio in cui egli affronta l’argomento è The moral dimension: toward a new economics del 1988 in cui lui identifica l’approccio che determina l’agire umano nel principio della codeterminazione: l’uomo non agisce solo in base al proprio utile, ma secondo quelle che sono le influenze della società e della personalità, oltre anche alla strategia.

Smentisce inoltre altre convinzioni neo-classiche: le persone non cercano di massimizzare la propria utilità materiale bensì – in primo luogo – quella morale e quella del piacere; le decisioni inoltre non hanno una natura esclusivamente razionale ma anche e soprattutto etica e valoriale; infine le decisioni vengono sì dall’individuo, ma sono fortemente caratterizzate dalle collettività sociali.

Da questa messa in discussione traspare un quadro meno razionalistico e – se vogliamo – più ottimistico in merito all’agire umano che a ben vedere si avvicina più alla realtà dei fatti rispetto ad analisi scientifiche e distaccate più attente al lato accademico che a quello descrittivo e comprensivo.

Questo nuovo paradigma viene definito da Etzioni Io & Noi, col chiaro intento di dimostrare come le persone agiscano dentro al contesto sociale ed in osmosi con esso, senza che prevalga né l’individualità – come sostiene l’approccio individualistico – né la società come essenza livellata ed omogenea – come ritiene invece l’idea strutturalista. Per via di questa posizione apparentemente mediana, ma in realtà più attenta e condivisibile delle altre due, il comunitarismo di Etzioni è stato definito come "terza posizione".

Etzioni ha anche coniato il significativo termine di comunità responsabile (responsive community) che secondo il sociologo è un parametro fondamentale che contribuisce a costruire società molto più solide di quelle basate sulla mera condivisione di intenti mirata a massimizzare l’utile personale, con chiari riferimenti al "contratto sociale" di Rousseau ad altre interpretazioni di stampo illuministico e marcatamente razionaliste.

Anche per quanto riguarda la concezione della persona, Etzioni rifiuta gli estremi della concezione utilitarista propria dell’illuminismo e dell’eccessiva irrazionalità che appartiene al romanticismo, sostenendo che, sebbene alla nascita ognuno di noi è di animo irrazionale, grazie agli aiuti e alle influenze della comunità si può creare un individuo equilibrato dotato di entrambe le anime.

Analoga è la sua concezione della natura umana, anch’essa lontana sia da quella illuministica di stampo umanista (l’uomo è buono e solo le influenze esterne possono renderlo cattivo) sia da quella agostiniana, diametralmente opposta (l’uomo è cattivo e solo interventi esterni lo possono far diventare buono). Secondo Etzioni quindi l’uomo nasce fondamentalmente cattivo ma grazie alla comunità, la quale lo può aiutare a valorizzare le sue virtù, può diventare buono.

Nel 1990 Etzioni ha fondato il Communitarian Network, un’organizzazione totalmente apolitica ed apartitica che si propone di riportare alla luce le radici morali, sociali e politiche della società. L’iniziativa ha avuto un grande successo e ad essa hanno aderito molti studiosi e sociologi, americani e non. Etzioni, identificato come il capo organizzativo ed ideale del movimento, si è prodigato per anni nell’organizzazione di convegni, conferenze e confronti volti ad analizzare il contesto sociale americano alla luce delle istanze comunitariste.

L’assunto da cui egli parte è che la società americana oggi ha bisogno di ordine; e lo deduce dagli americani stessi, i quali chiedono a gran voce una legislazione più severa, un’applicazione più puntuale e rigorosa. Ma l’ordine non è solo di tipo legale ed amministrativo: c’è anche l’esigenza di riscoprire i valori morali e comunitari. Rispetto a queste richieste, Etzioni ha coniato una "regola d’oro" che accomuna tradizione e modernità, istanze concrete e ideali: "Rispetta e sostieni l’ordine morale della società come tu vorresti che la società rispettasse e sostenesse la tua autonomia".

Questa "regola" lascia intendere come ordine ed autonomia, peculiarità individuali ed esigenze della comunità non debbano essere in contrasto bensì integrarsi in un equilibrio armonioso.

Etzioni indica altre condizioni per ottenere una società realmente coesa: l’ordine morale deve scaturire da valori comuni basati su consenso e condivisione che costituiscono un collante realmente efficace al contrario di espedienti utilitaristici come incentivi economici o addirittura coercitivi come repressioni e minacce.

Per tracciare un quadro esauriente e completo, Etzioni affronta anche il problema della scelta delle modalità attraverso cui vengono prese le decisioni all’interno della società.

Egli rifiuta con decisione la prassi illuminista che si affida alla democrazia deliberativa, individuando in essa alcune evidenti criticità (la mancanza di informazione che caratterizza i rappresentanti, la partigianeria legata ai sottogruppi di appartenenza di chi prende parte al processo decisionale, l’eccessivo tecnicismo che all’interno di tale processo sostituisce il lato valoriale e morale).

L’alternativa proposta da Etzioni è rivoluzionaria non solo dal punto di vista concettuale ma anche da quello procedurale: lui la chiama discorso sui valori e consiste nella realizzazione di dialoghi morali incentrati su determinati valori, i quali una volta identificati vengono collocati in un contesto attuale, normativo ed amministrativo; da lì prosegue poi il processo decisionale e deliberativo; a livello macroscopico i discorsi prendono il nome di megaloghi e coinvolgono tutta la società.

Ovviamente esistono delle regole da osservare per evitare che il discorso scada nelle storpiature che caratterizzano il dibattito democratico: l’avversario non va demonizzato e svilito, non si può mettere in discussione le convinzioni valoriali più profonde e fondanti degli altri gruppi, è da preferire il linguaggio dei bisogni, dei desideri e degli interessi rispetto a quello dei diritti (anche questa convinzione si può leggere come un rifiuto dei retaggi illuministici e della rivoluzione francese).

Conformemente all’idea del discorso, Etzioni considera la legge come uno strumento mirato a rafforzare i valori ed essa viene vista prima di tutto come un’emanazione della moralità, una sua prosecuzione con altri mezzi.

Da ultimo è interessante ed illuminante la definizione che Etzioni da di società: essa dev’essere come un mosaico in cui ciascuna comunità (etnica, religiosa, culturale ecc.) mantiene le proprie peculiarità, porta avanti le proprie tradizioni ed è orgogliosa della propria identità. Al tempo stesso queste comunità sono consapevoli di essere parte integrante di un insieme più vasto, omogeneo ma compatibile con le differenze citate e si impegnano nei confronti di un ordinamento comune e condiviso.

Francesco

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mercoledì, 20 agosto 2008

L'INVASIONE DELLA CECOSLOVACCHIA

“Martedì 20 Agosto fu un tipico giorno estivo, caldo, con un sole velato. Praga era piena di turisti, intere famiglie passeggiavano o sedevano nei parchi. La città, anzi l'intero paese era tranquillo...era inconcepibile pensare che nel giro di poche ore i carri armati sovietici ci avrebbero assalito” (Alexander Dubcek)

Immagine:Primavara de la Praga - oameni in jurul tancurilor.jpg



Il 20 Agosto 1968, l'Armata Rossa invade la Cecoslovacchia, ponendo fine alla “Primavera di Praga”.

Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, alla Cecoslovacchia viene imposta la dittatura comunista. Ma fin dagli inizi degli anni '60, all'interno della nazione, si moltiplicano i segnali di malcontento verso il regime marionetta sostenuto da Mosca. Portavoce di tal malcontento era l'ala riformista del Partito Comunista Cecoslovacco (PCC), capeggiata da Alexander Dubcek, il quale propugnava l'avvento del “Socialismo dal volto umano”. L'idea era quella di mantenere il sistema economico collettivistico, ma affiancandogli maggiore libertà politica (quindi accettando il pluralismo partitico), di stampa e di espressione. Così nel 1968 il nuovo governo cecoslovacco dava il via ad una serie di riforme libertarie, accolte con entusiasmo da tutto il popolo.

Ciò gettò nel panico Mosca ed il suo regime imperialista. Infatti, la politica sovietica, da Stalin in poi, era diretta all'insegna dell'egemonia sull'intera Europa Orientale, basata sul sostegno a regimi dittatoriali e sanguinari. Il riformismo cecoslovacco poteva essere d'esempio ad altri popoli che mal digerivano la perdita della libertà: dai polacchi agli ungheresi, dai rumeni agli albanesi.

La stagione riformatrice cominciò il 5 Gennaio 1968 e venne interrotta nel sangue la notte tra il 20 ed il 21 Agosto dello stesso anno. Quella sera si tenne la riunione della direzione del PCC, guidata da Dubcek, per rafforzare le conquiste della “Primavera di Praga” e preparare il “Programma d'Azione”, volto ad aumentare le riforme. Ma poco prima della mezzanotte, il Primo Ministro Cernik la interrompe una volta che venne avvisato dell'inizio dell'invasione sovietica. Cosa che prese il Paese completamente alla sprovvista, visto che Dubcek era convinto che Mosca avrebbe rispettato la libertà del suo popolo. Egli stesso affermò che “le esperienze drastiche dei giorni e dei mesi che seguirono mi fecero capire che avevo a che fare con dei gangsters”. Le forze messe in campo da Beznev, leader dell'URSS, e dai suoi stati satelliti, erano composte da un numero tra i 200.000 e i 600.000 soldati di terra e tra i 5.000 e i 7.000 veicoli corazzati. L'esercito cecoslovacco era stato preventivamente inviato, dalla elite del Patto di Varsavia, al confine con la Germania Ovest, così da non essere presente sulla frontiera orientale e prevenire un, peraltro improbabile, intervento delle forze occidentali.

A questo punto la dirigenza del PCC si riunisce clandestinamente in una fabbrica e approva, inutilmente, il programma riformatore. Sul campo scatta la resistenza popolare, prevalentemente ad opera di studenti ed operai. Ma ovviamente, le forze popolari praghesi non poterono in alcun modo opporsi al forte invasore comunista, così in pochi giorni, e dopo migliaia di morti, la resistenza è vinta. I leaders riformisti, tra i quali Dubcek, vengono sequestrati e trascinati a Mosca, per permettere alla dirigenza moscovita di instaurare un regime più fedele. L'occupazione della Cecoslovacchia fu feroce e duratura. Nonostante questo, la popolazione cecoslovacca continuò nella lotta per la libertà. Il caso più clamoroso si verificò il 19 Gennaio 1969, giorno in cui un gruppo di studenti decise di darsi fuoco in segno di protesta verso l'invasore comunista e la totale indifferenza con cui l'Occidente era stato a guardare i giovani massacrati dai carri armati dell'Armata Rossa prima e la dignità della Cecoslovacchia schiacciata dall'imperialismo comunista. L'ordine con cui darsi fuoco fu lasciato al caso, il primo fu Jan Palack, uno studente di filosofia 21enne, che lasciò scritto: “Io ho avuto l'onore di essere estratto a sorte per primo, di cominciare ad essere la prima torcia”. Ovviamente, questo estremo gesto non impietosì Mosca e non smosse l'Europa Occidentale.

Nel 1969, Dubcek fu espulso dal PCC e si trasferisce in Slovacchia dove lavorò come manovale in un'azienda forestale. Dopo la caduta del regime comunista, a seguito della “rivoluzione di velluto” del 1989, viene eletto Presidente del Parlamento federale cecoslovacco, battendosi contro la divisione in due del Paese e rifiutandosi di firmare la legge che prevedeva l'epurazione indiscriminata per tutti i membri dell'ex PCC, per timore di vendette personali. Morirà poco dopo a causa di un sospetto incidente stradale.

La crudeltà dell'invasione cecoslovacca segnerà l'inizio di un periodo di ripensamento all'interno dei partiti comunisti occidentali, nei confronti di Mosca. Ciò nonostante molti di essi, tra i quali quello italiano, continueranno a giovarsi dei fondi segreti del KGB, come candidamente ammesso da Cossutta. Inoltre, pur trovandosi in pieno '68, le masse di contestatori non mossero un dito per sostenere gli studenti praghesi, anzi quel vergognoso episodio fu eliminato dal dibattito “rivoluzionario” dell'epoca. La cosa più grave è che quel silenzio dura fino ai giorni nostri, visto che oggi che cade l'anniversario della fine della “Primavera di Praga”, non si notano discorsi o manifestazioni di commemorazione. Non sarebbe ora di finirla con la storia scritta a senso unico e che, di contro, cominciasse un periodo di costruzione di una memoria storica europea veramente condivisa?

Manuel


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mercoledì, 20 agosto 2008

CECENIA, KOSSOVO E GEORGIA: UN TRISTE FIL ROUGE

Un triste fil rouge unisce, oggi, questi tre piccoli paesi, le cui popolazioni sono state, e in parte sono tutt’ora, vittime di guerre di secessione, di violenze, di terrorismo, di pulizia etnica e, in ultima analisi, di una geopolitica spietata dal taglio imperiale, la quale ci fa ricordare che la storia non è finita, ma continua imperterrita innescando nuovi conflitti e resuscitando odi mai veramente sopiti, e che la pax americana – nata da un presunto ordine unipolare affermatosi nel mondo dopo la fine della guerra fredda – altro non è se non una "pia" illusione, un forte e irrazionale desiderio, dei neocon e dell’attuale gruppo dirigente della Casa Bianca.

Se in Cecenia un conflitto innescato nel 1994 dall’inopportuno interventismo dell’allora presidente russo Boris Eltsin e mai definitivamente sopito ha provocato, fino ad oggi, circa duecento e cinquanta mila vittime, su una popolazione complessiva che non arriva a un milione e mezzo di abitanti, in Kossovo e proprio quest’anno si è creato un pericoloso precedente, con l’unilaterale dichiarazione d’indipendenza della provincia serba, sponsorizzata apertamente dagli americani.

La recentissima guerra di Georgia, oltre a mostrare al mondo l’instabilità presente nell’area del Caucaso, in cui gli interessi della risorta potenza russa si scontrano con quelli americani, non in ultimo per ragioni di controllo delle "rotte" dell’energia, probabilmente e malauguratamente dimostrerà che possono innescarsi tensioni e conflitti di lunga durata, nonostante l’apparente brevità delle operazioni militari russe in Ossezia del Sud, in Abkhazia e altrove nel territorio georgiano, tali da devastare in un più lungo periodo il piccolo paese caucasico – che sta correndo il rischio di diventare una nuova Cecenia – e che l’esempio negativo del Kossovo indipendente, sotto l’egida americana, sta già dando i suoi frutti avvelenati.

Una ripresa di potenza da parte della Russia non significherà soltanto la rottura dell’accerchiamento messo in atto nei suoi confronti dagli Stati Uniti d’America e dalla NATO, a partire dall’Europa dell’est e fino alla regione caucasica – con il rischio che diventeranno incandescenti anche i rapporti fra Russia e Ucraina, preludio di un conflitto dagli esiti imprevedibili nel vecchio continente – ma anche l’eventualità sciagurata di un confronto diretto fra le due potenze per il controllo, come ho sottolineato prima, delle "rotte" dell’energia, le quali altro non sono, nell’insidioso gioco geopolitico praticato da russi e americani, che potenti armi per mettere in difficoltà l’antagonista.

Giunti a questo punto, per quanto attiene alla situazione sul terreno in Georgia, che vede le forze russe saldamente attestate a sud di Tskhinvali e a qualche decina di chilometri da Tbilisi, nonostante i continui annunci di ritiro, c’è solo da sperare che gli scontri non riprendano da un momento all’altro, e che la debole diplomazia europea, incarnata da Nicolas Sarkozy e da Angela Merkel, riesca a frenare gli appetiti dell’uomo che, di fatto e attraverso la figuretta di Medvedev [non a caso, già presidente del colosso dell’energia russo Gazprom], controlla la Federazione Russa: Vladimir VladimiroviÄ Putin, il quale ha senz’altro compreso che il competitore statunitense è oggi più debole e in difficoltà e che, quindi, si può approfittare della crisi montante per mettere a segno i primi punti a favore.

Non si tratta certo di una difesa a spada tratta dei diritti di auto-derminazione dei popoli da parte di Putin – nella fattispecie degli osseti e degli abkhazi che vivono in territorio georgiano e rappresentano, numericamente, piccolissime minoranze [gli osseti sono meno dell’uno per cento della popolazione della Georgia!] – esattamente come accadde nel caso del Kossovo, da poco indipendente, in cui i veri obiettivi statunitensi non erano e non sono la difesa dei diritti degli albanesi kosovari, ma si tratta del chiaro segnale di un ritorno sulla scena, da tempo paventato e favorito dall’indebolimento della lonely superpower americana, della potenza russa, che sembra riportarci alla visione strategica dell’epoca zarista, in cui la meta, procedendo verso sud, era l’avvicinamento a quei "mari caldi" rappresentati dal Golfo Persico …

Inutile e persino grottesco, perciò, che George Walker Bush "faccia la morale" ai russi, stigmatizzando che certi comportamenti non si possono tenere nel ventunesimo secolo – dopo che lui stesso ha scatenato, con l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq, due conflitti senza fine e proprio all’inizio del terzo millennio, per ragioni non certo umanitarie e di soccorso a popoli oppressi – ed è inaccettabile che Valdimir Putin inneggi alla liberazione degli osseti del sud dal giogo georgiano, perorando la causa della loro auto-determinazione, quando lo stesso diritto è stato negato, proprio dai Russi e anche dallo stesso Putin, succeduto all’infausto Eltsin, ai ceceni che vivono nel territorio della Federazione Russa, il cui paese è tutt’ora occupato da forze militari e le cui genti hanno subito un sistematico massacro, a partire dal 1994/1995, ben peggiore delle pur gravi violenze patite, nelle ultime settimane, dagli osseti che vivono nel territorio della Georgia.

E’ questa la "geopolitica" che si affermerà, nei prossimi anni?

E’ questo il segnale d’avvio di un mondo multi-polare, favorito dalla [ben meritata] decadenza della potenza americana?

Piccoli e grandi popoli vittime, ostaggi e merce di scambio nello scontro fra i nuovi blocchi?

Non si tratta certo di segnali beneaugurati … e non è che, forse, il tanto vituperato Samuel Huntington dello scontro di civiltà abbia avuto, almeno in parte, qualche ragione?

Eugenio

 

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lunedì, 18 agosto 2008

IL RE DEL MONDO

 

 

Nel 1924, Ferdinand Ossendowski da alle stampe un libro chiamato “Bestie, uomini e dei”, in cui l'autore racconta un suo viaggio nell'Asia Centrale e la sua scoperta di un “centro iniziatico misterioso”, alla cui testa risiede il “Re del Mondo”.

Tre anni dopo, Renè Guenon, prendendo spunto da quel testo pubblica “Il Re del Mondo”, in cui partendo dal racconto di Ossendowski compie un viaggio all'interno delle varie tradizioni religiose e spirituali, per evidenziare che l'idea di un “centro iniziatico” con a capo un “Re del Mondo” è comune a tutte le culture tradizionali dell'umanità.

Intanto va notato che in tutte le culture tradizionali esiste la figura di un legislatore primordiale e universale (spesso chiamato Manu), che rappresenta non tanto un individuo, quanto un “principio”, un'intelligenza cosmica che riflette la luce spirituale pura e scrive la “legge sacra” (il Dhamma in Pali). Esempi possono essere: Mina in Egitto, Menw per i Celti, Minosse per i Greci, Manu per gli Indù, ecc.

Il Manu è a capo di un'organizzazione che ha come scopo quello di conservare la tradizione e diffondere la sapienza. Questa, tradizionalmente, prende il nome di “Agarttha”. In quanto suo Capo, esercita due poteri: quello sacerdotale e quello regale.

Un esempio tipico è rappresentato dalla figura del Pontefice. Il significato del termine, “costruttore di ponti”, è rivelatore della sua originale funzione: rappresentare il tramite tra il mondo degli uomini e quello degli Dei. Altra prova di questa funzione è svolta dal suo simbolo: l'arcobaleno; infatti in varie tradizione esso rappresenta l'unione tra “cielo e terra”, dagli Ebrei ai Cinesi, dai Greci ai Romani.

Per esprimere la presenza della doppia via, sacerdotale e regale appunto, due sono le tradizioni più chiare: quella di Giano Bifronte, e l'individuazione dei Brahmini (i sacerdoti) e degli Kshatriya ( i guerrieri) nella tradizione Indù. La cosa da tenere presente è però che per arrivare al “vertice”, bisogna riunire entrambe le vie. Tipica a proposito è la figura del Buddha, che nasce come Principe guerriero e nel corso della sua esistenza aggiunge anche la via “sacerdotale” del Risvegliato.

Nella tradizione europea, troviamo molti esempi di organizzazioni che nascono con questo scopo, basti pensare agli “Ordini Cavallereschi” medioevali, come i Templari ad esempio.


Come abbiamo detto, il Re del Mondo rappresentare il “principio primo”, come tale si può identificare come il centro attorno al quale ruotano tutte le cose, il “motore immobile” di Aristotele, il “polo” presente in tutte le tradizioni, e rappresentato nelle tradizioni Orientali dal simbolo della “swastika”. In quanto legislatore primordiale, è anche la forza ordinatrice e regolatrice di tutte le cose, tanto che sovraintende alla Giustizia e alla Pace.

Sempre parlando delle qualità del “Re”, è interessante notare come la tradizione Indù gli riconosca la sovranità sui tre aspetti fondamentali della materia: la parte corporea (la Terra, Bhù), quella sottile o psichica (l'Atmosfera, Bhuvas), e quella non manifestata (il Cielo, Swar). Infatti, così facendo viene designato come Signore di tutte le cose, l'origine e la fine di tutte le cose, riprendendo e giustificando la concezione ciclica del tempo.

Nella concezione tradizionale del tempo, esistono 4 ere che si susseguono ciclicamente, partendo da quella più vicino alla sfera divina fino a quella più lontana e oscura, chiamata “Kali-yuga”. Oggi, ci troviamo nell'ultima. In questi periodi, l'Agarttha si nasconde, per poter essere salvato e tramandato solo ai meritevoli. In tutte le culture tradizionali troviamo racconti di “oggetti magici” andati perduti nel corso del tempo, proprio a simboleggiare l' “oscuramento” della “vera sapienza”: il Soma per gli Indù, la Haoma (la bevanda dell'immortalità) per i Persiani, e quello forse più famoso, il Santo Graal per la tradizione Occidentale in generale e Cattolica in particolare. Non penso sia utile dilungarsi troppo sul “mito” del Graal, ma due sono gli aspetti interessanti. Il primo riguarda il materiale di cui sarebbe composta la “coppa”: un pezzo di smeraldo staccatosi dalla fronte di Lucifero durante la sua caduta, dato ad Adamo che lo ha perso durante la cacciata dall'Eden. La cosa interessante è che lo si può identificare come simbolo di un “centro secondario”, che rimanda al centro primario dove risiede il Re, oltre cha un semplice oggetto. Inoltre, è presente il simbolo della “pietra”, altro elemento in comune di molte tradizioni, basti pensare alla “pietra nera” sacra dell'Islam.

Il secondo aspetto interessante, collegato peraltro al primo, è che, secondo il “mito”, chi riesce a rientrarne in possesso otterrà straordinari poteri, tra cui l'immortalità. E' palese come sia una metafora del tema del libro: quando l'Uomo riuscirà a rientrare in contatto con il “centro originario”, riscoprirà l'originale sapienza, e il Kali-yuga sarà terminato. Quindi, si evidenzia l'importanza per l'Uomo di cercare la vera sapienza, attualmente celata.

Anche nella tradizione ebraica si ritrova la figura del Re e di un centro iniziatico. Si fa riferimento a Melchisedec (o Melki-tsedeq nella sua forma originale) e la collina di Sion. Melchisedec è nominato nella Bibbia come “Re di Giustizia” e “ Re di Pace”, che come abbiamo visto sono le caratteristiche del “Re del Mondo”. Molto importante è la “Terra di Sion”, per gli Ebrei essa rappresenta il “Cuore del Mondo”. Più precisamente il Tempio di Salomone è il Centro di Sion, identificabile con Gerusalemme, Sion è il Centro della Terra di Israele, e Israele è il Centro del Mondo. Come tutti sappiamo, da questa tradizione è generato il movimento sionista e con esso tutti i problemi legati al Medio Oriente.


Come abbiamo detto, anche durante il Kali-yuga, il “Centro del Mondo” non viene perso, ma solo nascosto. In altre epoche, esso era “alla luce del sole”. Alcuni “centri” sono noti: Lhasa, Roma, Gerusalemme, Menfi, Tebe,e una delle più importanti “la Terra di Thule”. Tutti questi centri avevano delle caratteristiche peculiari: erano sedi di oracoli o templi molto importanti, oppure erano situati in posizioni geografiche particolari (isole o poli), ecc. D'altronde la professione dell'artigiano, colui che sa costruire, era considerata molte importante. Basti pensare che a Roma, il Dio tutelare era Giano, figura che già abbiamo incontrato, e che i Massoni hanno nel loro simbolo gli strumenti edili.


L'opera di Guenon è a mio avviso estremamente importante per diversi motivi. Intanto perché mette in risalto un dato saliente: quasi tutte le dottrine tradizionali hanno dei punti in comune. Uno dei più importanti è quello di identificare un “Centro del Mondo”, guidato da un Re, depositario della “sapienza originaria”. Compito degli Uomini, quelli che Nietzsche chiama i “super-uomini”, è quello di cercare la via che porta a questo Centro, senza farsi deviare o deprimere da forze avverse, che in periodi come questo, ricordiamo che siamo in pieno Kali-yuga, sembrano essere troppo potenti. Anche perché, altro aspetto importante sottolineato dal libro, la “vera sapienza” non è andata perduta, non fa parte di un mondo e di riti perduti per sempre, ma è solo celata, affinché non venga corrotta, quindi, visto che il tempo è ciclico, tornerà il momento in cui l'Uomo vivrà nuovamente a contatto con essa, basta continuare a cercare la “vera strada”.


Manuel

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mercoledì, 13 agosto 2008

IL MURO DI BERLINO: UNA CICATRICE NEL CUORE DELL'EUROPA

 “Ci sono molte persone al mondo che non comprendono, o non sanno, quale sia il grande problema tra il mondo libero e il mondo comunista. Lasciateli venire a Berlino! Ci sono alcuni che dicono che il comunismo è l'onda del futuro. Lasciateli venire a Berlino! Ci sono alcuni che dicono che, in Europa e da altre parti, possiamo lavorare coi comunisti. Lasciateli venire a Berlino! E ci sono anche quei pochi che dicono che è vero che il comunismo è un sistema maligno, ma ci permette di fare progressi economici. Lasciateli venire a Berlino! Tutti gli uomini liberi, ovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino, e quindi, come uomo libero, sono orgoglioso di dire Ich bin ein Berliner! (Sono un Berlinese,NdT)” (J.F. Kennedy, Berlino 15 Giugno 1963)


Il 13 Agosto 1961, il governo comunista della Germania dell'Est, regime fantoccio gestito da Mosca, decide di chiudere tutte le vie verso l'esterno di Berlino Est.

La città si trovava in una situazione alquanto particolare. Infatti, geograficamente era completamente all'interno della Germania Est comunista, ma politicamente è divisa in 4 zone occupate dalle forze vincitrici della II Guerra Mondiale.Fin dalla creazione dello stato della Germania Est, il problema dei cittadini che fuggono a Berlino Ovest, rappresenta una spina nel fianco per la dittatura comunista imposta dall'Armata Rossa.

Dopo anni in cui truppe statunitensi e comuniste si fronteggiavano a pochi metri di distanza, senza peraltro frenare l'esodo costante di rifugiati, le autorità comuniste decidono di erigere “il Muro”, una barriera di cemento alta circa 3 metri e mezzo, con postazioni di guardia armate filo spinato attraversato da corrente elettrica, che aveva una lunghezza di 155 km. Nel Giugno 1962 ne viene costruito un secondo, all'interno del confine della Germania Est, allo scopo di rendere ancora più difficile i tentativi di “evasione” verso l'Occidente, creando quella che passerà alla storia come la “striscia della morte”. Nel 1972 e 1975 altre fortificazioni verranno erette per scoraggiare chi nonostante tutto cercava di abbandonare il paese comunista alla ricerca della libertà.

Le fughe verso l'Occidente hanno rappresentato una grossa onta per i regimi comunisti, soprattutto durante la “Guerra Fredda”, dove i simboli venivano agitati come forma di superiorità di un regime sull'altro, poco importava se a farne le spese erano milioni di europei. Non solo il “Muro”, per i cittadini dei paesi comunisti era praticamente inesistente la libertà di circolazione. Infatti, era limitatissima la possibilità di effettuare viaggi liberi nei paesi occidentali, con punte estreme che si toccavano in occasioni di eventi sportivi, quando squadre di club o formazioni nazionali venivano scortate da agenti dei servizi di sicurezza, i quali avevano il compito di impedire la fuga degli atleti, cosa che molto spesso avveniva ugualmente.

Il 23 Agosto 1989 l'Ungheria, altro regime comunista fantoccio, apre le frontiere con l'Austria, così più di 13.000 tedeschi dell'Est approfittano di quel varco per fuggire. In autunno vengono organizzate numerose manifestazioni popolari contro la dittatura comunista. Il dittatore Honecker assicurava che nonostante tutto il Muro sarebbe durato ancora per almeno 100 anni. Il 18 Ottobre, sotto la pressione popolare, si dimette e il potere passa a Krenz.

Il 9 Novembre viene data, in televisione, la notizia che tutti i cittadini della Germania Est potranno viaggiare all'Ovest, dotati di permessi speciali. Appena sentita la notizia, una folla impressionante si dirige verso i “checkpoint” chiedendo di poter entrare a Berlino Ovest. Le guardie, pur non convinte, non possono opporsi ad una tale massa di gente. I bar di Berlino Ovest vicino al Muro decidono di offrire birra gratis sia agli “orientali” che agli “occidentali” che accoglievano festanti i loro fratelli tornati liberi. In serata viene organizzato un mega concerto di Rogers Waters, l'ex bassista dei Pink Floyd, che esegue la mitica canzone “The Wall” dal vivo. La Germania torna unita solamente il 3 Ottobre 1990.

Dal momento della costruzione del Muro fino alla sua eliminazione, ci sono stati circa 5.000 tentativi di fuga andati a buon fine, mentre il numero di persone uccise dalle guardie comuniste dell'Est varia tra 192 e 239. A tutt'oggi i pochi regimi comunisti rimasti continuano a proibire ai propri cittadini la libertà di scegliersi il paese dove vivere. Il caso più famoso e recente è probabilmente quello della pallavolista Aguero, che lasciò Cuba per venire a vivere in Italia. Ancora oggi, nonostante siano passati quasi dieci anni, il regime castrista le crea difficoltà enormi per rientrare a casa, tanto che non ha potuto assistere alla morte dei genitori.

Costruire una memoria comune, e cercare radici per una futura Europa Unita, significa anche ricordare la cicatrice rappresentata dal Muro, e cosa abbia significato per milioni di cittadini europei vivere sotto la dittatura comunista.


Manuel






 



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mercoledì, 13 agosto 2008

GUERRA IN GEORGIA: TERZA GUERRA MONDIALE VICINA?

Siamo stati tra i premi, e in tempi non sospetti, a porre l'attenzione sulla questione Georgia- Abkhazia- Osssezia del Sud. Ora che la situazione è precipitata, voglio pubblicare l'opinione di uno dei più autorevoli critici della politica estera statunitense di questi ultimi anni.

 

 

I PUPAZZI GEORGIANI DI BRZEZINSKI ATTACCANO LA RUSSIA:

TERZA GUERRA MONDIALE IN VISTA

di Webster G. Tarpley


Svolgendo chiaramente il ruolo dell'aggressore, il regime marionetta della NATO di Mikhail Saakashvili ha lanciato un attacco a sorpresa contro la forza di pace russa nella provincia dell' Ossezia del Sud. Queste forze di pace si trovano lì da 15 anni in virtù di un accordo con la Georgia. Saakashvili è un protetto e una creatura di Zbigniew Brzezinski, il guru della campagna presidenziale di Barack Obama per la politica estera. Come è spiegato nel libro “ Obama- The Postmodern Coup: The Making of a Manchurian Candidate”, Saakashvili è salito al potere nel 2003 grazie ad un colpo di stato popolare, o per meglio dire una “rivoluzione colorata” organizzata dalla CIA, diretta dal clan di Brzezinski e finanziata da George Soros, uno dei maggiori finanziatori di Obama. In realtà, si può dire che è l'entourage di Obama che ha organizzato l'attacco alla Russia in Ossezia.


Rispondendo alle provocazioni, la Russia ha reagito con durezza, spingendo i militari georgiani alla ritirata. L'aumento del 3.000% nelle spese militare della Georgia dal 2004, per l'acquisto di forniture dagli Stati Uniti, non ha fornito i risultati sperati. Finora i Georgiani hanno ucciso alcuni membri dell'esercito russo e abbattuto alcuni aerei militari. I Russi stanno bloccando l'accesso al Mar Nero alla Georgia e hanno già affondato una nave georgiana da guerra. Il regime degli Stati Uniti, i macellai dell'Iraq, sta sostenendo che la reazione russa è “sproporzionata” e che un cambio di regime in Georgia è inaccettabile! Come previsto anche McCain ha attaccato violentemente la risposta russa, condividendo l'impostazione di Bezezinski. Durante le Olimpiadi, Bush ha avuto uno scambio di opinioni con Putin, il Primo Ministro Russo, a proposito dell'aggressione da parte della Georgia. Bush ha abbandonato il suo progetto di aggredire la Corea del Nord e l'Iran, e ora ha deciso di seguire le direttive di Brzezinski impegnandosi a provocare la Russia e la Cina.


Più interessante è la posizione dell'altro pupazzo di Brzezinski, Obama. Il “Messia” ha salmodiato che bisogna mostrare moderazione e bloccare il conflitto. Ha poi avuto una serie di discussioni con il Direttore della NSC (il Consiglio Nazionale di Sicurezza, NdT), Hadley, con Saakashvili, la Rice, e dei non meglio specificati esperti di politica estera, che indubbiamente erano i Brzezinski, Zbigniew e Mark. E' da notare il fallimento di Obama nell'incontrare anche un solo leader russo, non è riuscito a fare incontrare nessuno stavolta. Così, Obama ha sposato la stessa linea guerrafondaia di Bush: ha dichiarato, mentendo, che la Russia ha violato la sovranità georgiana cercando di imporre la sua. Il suo portavoce, Ben Rhodes, ha aggiunto che è la Russia la responsabile di questo conflitto. Questo mostra che Obama è la cartina tornasole per il piano di Brzezinski di dar vita alla Terza Guerra Mondiale, attaccando sia la Russia che la Cina, assicurando un altro secolo di vita all'Impero Mondiale Anglo-Americano. Visto che il folle progetto di Brzezinski si svolge su un piano più ampio degli interessi dei Neocons, Obama ha adottato un programma più guerrafondaio di quello di Bush.


Il “New York Times” riferisce che “nelle successive dichiarazioni, il Sig. Barack Obama ha affermato che quello che appare chiaro è che la Russia ha attaccato la sovranità territoriale della Georgia, minacciandone l'autorità, e che per noi è fondamentale risolvere la questione nel modo più veloce possibile”. Obama è moralmente disonesto, perché è la Georgia l'aggressore e la Russia ha messo in atto solo una strategia difensiva. Le forze di pace Russe si trovano in Ossezia del Sud da circa 15 anni in virtù di un accordo bilaterale tra Russia e Georgia, che il provocatore Saakashvili ha adesso deciso di violare. Il pseudo-democratico Saakashvili ha dichiarato la legge marziale e sta procedendo all'eliminazione dell'opposizione interna, uno dei suoi trucchi preferiti. Nel Novembre 2007, quando una forte opposizione contro il “libero mercato” promosso dai cleptocrati della NATO, si è manifestata in Georgia con grandi manifestazioni popolari, anche in quel caso è stata dichiarata la legge marziale, è stata soppressa la libertà si stampa e sono stati arrestati gli oppositori interni al regime. Questo è l'uomo che è supportato da Obama.


IL GUERRAFONDAIO OBAMA ACCUSA LA RUSSIA, IMITANDO BUSH E CHENEY


“ E' chiaro a tutti che nelle ultime 24 ore la crisi ha avuto un'escalation”, ha dichiarato Ben Rhodes, un consulente per la politica estera di Obama. “E' altrettanto chiaro che la Russia ha la responsabilità di questa escalation”. Obama si sta allineando alla posizione del guerrafondaio Cheney che in aiuto del presidente filo-americano della Georgia ha dichiarato che “l'aggressione russa non può restare senza risposta e che una sua continuazione avrebbe pesanti conseguenze sulle sue relazioni con gli Stati Uniti”.

Come era facilmente prevedibile, i maggiori mass media, che sono controllati dal governo degli Stati Uniti, la NPR, la PBS, e la BBC, ed il resto del cartello anglo-americano dei media, stanno cercando di insabbiare la notizia principale, cioè che questa guerra è nata per colpa della Georgia. Senza discussioni, è la Georgia l'aggressore, ed anche un vile aggressore. E' ora di dire che non un solo soldato, non un solo penny, non una nave, non un aereo, devono essere usati dagli Stati Uniti per supportare Saakashivili e la sua banda di cleptocrati. Non ci deve essere nessuna accettazione come membro della NATO per la Georgia, così come per i banditi che stanno a Kiev, in Ucraina, che hanno espresso piena solidarietà alla Georgia.

Il Presidente Russo Medvedev ha puntualizzato che i georgiani hanno già ucciso circa 2,000 ossezi, su una popolazione di 70.000 persone, e che la Georgia sta mettendo in pratica un genocidio accompagnato dalla pulizia etnica. Queste accuse sono più che fondate. Di fronte ad un'imminente disfatta militare, Saakashvili avrà momenti di difficoltà nella gestione del potere. La Russia considera la Georgia un terreno comodo per lanciare ulteriori attacchi militari, valutando l'aeroporto Tiflis e le altre strutture già distrutte dai bombardamenti russi. Ora l'intero potenziale militare georgiano è sotto minaccia di distruzione. Speriamo che questo serva di lezione ai pupazzi ucraini di Brzezinski.


L'Ossezia del Sud può essere paragonata al West Virginia. Quando la Virginia ha ottenuto la secessione dall'Unione, nel 1861, il West Virginia si è immediatamente staccata dalla Virginia. In modo simile, quando la Georgia ha lasciato la URSS nel 1991, l'Ossezia del Sud ha subito deciso di rimanere con l'Ossezia del Nord, che faceva parte della Russia fin dal 1761. Un altra West Virginia è rappresentata dall' Abkhazia, una provincia concessa da Stalin alla Repubblica Sovietica della Georgia, che ora ha deciso de facto di rimanere nella Federazione Russa. L'Abkhazia ora teme un attacco georgiano, così ha dichiarato lo stato d'emergenza e ha mobilitato le sue forze armate. Non ci sarebbe da meravigliarsi se decidesse di annettersi preventivamente dei territori attualmente sotto controllo della Georgia.

L'attacco è in linea col piano disperato di Brzezinski volto ad evitare il collasso del regime di dominazione mondiale degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, trovando il modo di colpire la Russia e la Cina, i due centri di poteri in grado di opporsi a Washington e a Londra. Come già detto, L'epicentro del conflitto si è rapidamente allontanato dal Golfo Persico. Il metodo usato è quello classico di Brzezinski: Zbigniew lavorando con i Grandi Mandanti (Gates, Rice, Paulson, Mullen, Hadley), che stanno guidando la politica di Washington da dietro le quinte, mentre Bush e Cheney si avviano verso il tramonto, sta utilizzando o stato marionetta della Georgia contro la Russia, organizzando con ogni probabilità un cambio di regime e delle operazioni di guerriglia sul territorio georgiano. Questo è esattamente quello che Brzezinski ha fatto in Afghanistan nel 1979, dando il via al collasso dell'Unione Sovietica. Era anche quello che aveva in mente per l'Iran.

Il conflitto tra Georgia e Ossezia rappresenta la più grossa crisi internazionale dal 2003, con implicazioni che vanno ben oltre a quelle che possono esserci in Iraq o in Iran, visto che in questo caso si agita lo spettro di un confronto tra due superpotenze termonucleari, pericolo che al momento non è immediato nel Golfo.


La guerra tra Georgia e Ossezia, rischia di finire fuori controllo, e spingere il mondo verso la Terza Guerra Mondiale, sotto diversi aspetti:


  1. Ci sono 2.000 soldati georgiani agli ordini degli Stati Uniti in Iraq. Questi stanno per essere richiamati a casa. Gli Stati Uniti li stanno riaccompagnando in Georgia con aerei militari, un atto molto scorretto nei confronti della Russia, visto che queste truppe saranno schierate contro i soldati russi. Cosa succederebbe se la Russia decidesse di abbattere questi aerei? Questo farebbe avvicinare notevolmente lo scoppio della Terza Guerra Mondiale. Il “NBS News” riferisce che il Dipartimento di Stato sta parlando con il Ministro degli Esteri Russo, per evitare che avvenga questo pericoloso confronto aereo. L'interesse nazionale americano richiede che i soldati georgiani tornino a casa con le loro sole forze, senza l'aiuto dell'Aeronautica Statunitense.

  2. La Marina Russa sta attuando un blocco di fronte alle coste georgiane sul Mar Nero. Cosa succederebbe se gli Stati Uniti o un altro stato membro della NATO decidessero di inviare imbarcazioni con aiuti umanitari o militari? E' segnalata la presenza di una grande flotta della NATO nel Mediterraneo Orientale. Cosa succederebbe se gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia cercassero di spezzare il blocco navale russo? Se succedesse la Terza Guerra Mondiale scoppierebbe molto rapidamente.

  3. Il regime fantoccio della NATO in Ucraina, controlla le basi della flotta russa nel Mar Nero. Questi provocatori della NATO di stanza a Kiev ora affermano che finché questa parte della flotta russa prenderà parte al blocco navale contro la Georgia, non verrà consentito alle navi di fare rientro nei porti ucraini. Questo aprirebbe le porte ad un conflitto molto più ampio. Se il regime filo-NATO di Tusk della Polonia , un altro regime marionetta nelle mani di Brzezinski, si schierasse con l'Ucraina, allora Varsavia potrebbe invocare l'intervento della NATO e gli Stati Uniti si troverebbero coinvolti in un conflitto con la Russia.

  4. L'Ucraina potrebbe anche decidere di aiutare la Georgia inviando truppe di terra. Se gli Ucraini si trovassero in difficoltà chiamerebbero in aiuto i Polacchi, i quali a loro volta chiederebbero l'intervento della NATO, coinvolgendo gli Stati Uniti in un confronto dalle proporzioni catastrofiche.


Far entrare la Polonia nella NATO è stata un'autentica pazzia. Siamo fortunati che la Georgia e l'Ucraina non sono ancora membri della NATO. L'interesse nazionale americano necessita buona rapporti con la Russia. Gli Stati Uniti non devono farsi coinvolgere nella Terza Guerra Mondiale dal duo Brzezinski-Obama. Non ci deve essere nessuna forma di supporto a Saakashvili e alla sua gang.

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venerdì, 08 agosto 2008

SPORT DEGLI ANTICHI E DEI MODERNI

Carlo Gambescia - 25/07/2008

Fonte: Carlo Gambescia [scheda fonte]



La morte di un alpinista famoso, Karl Unterkircher, ma anche di scalatori sconosciuti (ieri è addirittura mancata quasi un’intera famiglia(http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/incidenti-montagna/morti-monte-bianco/morti-monte-bianco.html), impone di riflettere, anche se sommariamente, sullo sport dei moderni, partendo però dal lontano, come siamo soliti fare.
Ad esempio spesso si discute sulle differenze tra politica degli antichi e dei moderni: la prima fondata sulla democrazia diretta e la partecipazione, la seconda su quella parlamentare e la delega. Ma possibile estendere questa classificazione anche allo sport? E così parlare di sport degli antichi e dei moderni? Riteniamo di sì. Anche se va subito fatta una precisazione: la parola sport è moderna e di origine inglese, risale al XV secolo e indica divertimento, svago o passatempo. Mentre, come è noto, per gli antichi, in particolare greci e romani, lo “sport” come attività fisica e ludica era soprattutto un fatto religioso e di perfezionamento fisico e interiore. Si gareggiava per gli dei della città ma anche per migliorarsi spiritualmente: la sfida riguardava se stessi e non doveva mai suscitare l’invidia degli dei. Oggi invece lo sport significa svago per gli spettatori, e denaro per chi lo svolge a livello professionistico. Permane l’elemento ludico, ma quel che conta è vincere per gratificare economicamente, non gli dei, ma lo sponsor e così guadagnare favolosi compensi.
Ma veniamo all’elemento della “delega”. Se il cittadino antico era spesso un ex atleta, il cittadino moderno è uno spettatore, che in nove casi su dieci non ha mai praticato lo sport che segue in tv. Ovviamente, il cittadino della Roma repubblicana, era anche un soldato, e come è noto, i soldati dovevano tenersi in perfetto esercizio fisico, praticando sport come la lotta e la corsa. Buoni esempi di sport “privi di delega”, che si ramificano fino al medioevo, sono quelle gare come il “lancio della palla”, molto simili alle moderne partite di calcio, cui partecipavano, durante feste e fiere, semplici cittadini ai quali si chiedeva solo di possedere forza bruta nei contrasti e potenza di piede.
Comunque sia, non bisogna idealizzare troppo lo sport degli antichi, né disprezzare quello dei moderni, o sottovalutare le possibilità di riscoprire antichi valori. Ad esempio, i cosiddetti “sport “estremi”, sono un ottimo esempio di fusione tra valori antichi e moderni. Pensiamo a discipline come il surf, il free climbing (la scalata di pareti di roccia senza l’ausilio di attrezzature alpinistiche), il rafting (la discesa su zattera di torrenti), lo sci estremo (la discesa solitaria su neve fresca e pendii molto ripidi), il parapendio, il paracadutismo a caduta libera. In queste nuove pratiche sportive, si recupera l’elemento della crescita, non solo fisica ma anche interiore: la competizione più che con l’altro è con se stessi. Quanto al pubblico, si tratta di gente che ha praticato in precedenza lo sport che segue: perciò chi “delega”, ha un passato da sportivo attivo, la delega non è mai passiva. Infine, intorno all’organizzazione delle gare e alla preparazione degli atleti aleggia uno spirito emulativo o di squadra, che coinvolge tutti: dall’artigiano che fabbrica le attrezzature ai preparatori atletici fino a cuochi e magazzinieri.
Ma quel che distingue queste attività, e ne rappresenta l’aspetto antico, è il principio che la pratica sportiva deve puntare all’ “autoperfezionamento interiore”: il bisogno (moderno) di superare i propri limiti viene così conciliato con un ideale (antico) di perfezione corporea, che ha nell’integrità fisica e nella pace con se stessi, gli strumenti per giungere alla conoscenza del proprio io.
Va però anche detto che per praticare questi sport ad alti livelli, occorre essere ben allenati. Di qui la necessità di addestrarsi in spazi artificiali (pareti di cemento, fiumi con portata d’acqua programmabile, piste sciistiche prefabbricate), e anche di ricorrere agli ultimi ritrovati della tecnica moderna (fibre di vetro e carbone, leghe speciali). Tutto questo fa crescere i costi e rende più difficile sottrarsi agli sponsor (e alla commercializzazione).
Non è perciò difficile ipotizzare che gli sport estremi potrebbero essere trasformati in potenti veicoli pubblicitari, puntati come cannoni verso una platea di spettatori-consumatori passivi. Una passività molto ambita proprio da sponsor commerciali e media. Tutti mossi da un’avidità di profitti che finisce per favorire il costante impiego di atleti professionisti, richiamati appunto dagli alti compensi, fissati dagli sponsor.
Il che purtroppo sta già avvenendo. Per impedirlo si dovrebbe tornare alla politica degli antichi. Ma questa è un’altra storia.

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