mercoledì, 30 aprile 2008

UNITED CRUELTY OF BENETTON!

La Benetton viene fondata nel 1965 a Ponzano Veneto (Treviso). Già nel 1968 viene aperto il primo negozio all’estero, a Parigi. Gli anni ’70 sono quelli del boom economico del “Nord-Est” e la società diventa una holding. Alla fine di quel decennio, l'azienda esporta il 60% della produzione. Nel 1978 è divenuta una società a responsabilità limitata. Il primo negozio a New York viene inaugurato nel 1980, in Madison Avenue. Segue il primo negozio a Tokyo (1982). Durante gli anni ’80, il gruppo si articola in quattro grandi divisioni (lana, cotone, jeans, capospalla) ognuna delle quali agisce in modo più o meno autonomo, anche se la notevole crescita dell'impresa mette a dura prova il sistema e le sue interconnessioni, sia interne che esterne. La parziale saturazione dei mercati e una concorrenza agguerrita mettono in difficoltà il gruppo, anche se la svalutazione della lira e la diversificazione produttiva gli permettono di superare il momento critico. Tanto che tra il 1986 e il 1989 il gruppo si quota alle borse di Milano, Francoforte e New York. Gli anni ’90 sono quelli della globalizzazione sfrenata, e la Benetton non si tira certo indietro, così inizia il processo di delocalizzazione della produzione. Per evitare contraccolpi di immagine, ricordiamo che è un’azienda che punta molto sul “marketing sociale” attraverso le campagne pubblicitarie finto-progressiste firmate da Oliviero Toscani, procede in tempi lunghi, finendo così per passare inosservata. Lentamente, ma progressivamente, sposta la produzione prima affidata a terzisti italiani, verso paesi in via di sviluppo o poveri dove la manodopera è economica ed i diritti sindacali sconosciuti: dal Maghreb e dalle più vicine aree dell'Europa orientale, senza tralasciare l'India, il Messico, la Turchia e l'Estremo Oriente, da dove si può penetrare in mercati particolarmente chiusi come gli Usa e il Giappone. Il gruppo gioca la carta di un prodotto dal costo "globale", ma i laboratori italiani, pur ridotti in numero, rimangono una necessità, essendo la base del just-in-time. Nel 1991 nascono le prime licenza in Cina e India e in questi anni nasce la rivista “Colors”, scritta in 4 lingue e diffusa in una trentina di Paesi. Oggi a capo di tutti c’è una finanziaria della famiglia Benetton, la Edizione Holding che detiene il 67% delle azioni. Tra gli azionisiti di minoranza l'unico a possederne una quota maggiore al 2% è Zenit Found che attraverso la sua controllata Zenit Asset Management AB ne possiede il 2,1%. L’attività è suddiviso in due grandi arre: abbigliamento casual e sportivo più accessori e scarpe; e la vendite di materie prime, semilavorati, servizi industriali e pubblicitari e dai proventi ed oneri immobiliari. Il “reparto” abbigliamento è solo una parte del “gruppo Benetton”, detiene vari marchi (United Colors of Benetton,Undercolors of Benetton, Zerododici of Benetton, Eyewear of Benetton, Sisley, Playlife, Killer Loop, Nordica, Zerotondo, Rollerblade,ecc.) e secondo le ultime stime produce oltre 110 milioni di capi l’anno. Ma le “proprietà di famiglia” spaziano anche in altri settori, dalla ristorazione (Autogrill, Spizzico, GS, Euromercato) alle “grandi opere” (Impresilo).

 

Come tutte le multinazionali che si rispettino, la storia della Benetton è piena di pagine vergognose.

Nell’Ottobre 1998 un servizio del Corriere della Sera a firma di Riccardo Orizio, denunciava che Bermuda, una fabbrica di Istanbul che lavorava per il licenziatario turco di Benetton, impiegava manodopera infantile (bambini di età inferiore ai 14 anni). Sfruttando gli incentivi della Cassa del Mezzogiorno, apre uno stabilimento nel Sud Italia, che si rivelerà una vera e propria opera di sfruttamento imperialista. A Pignattaro Maggiore, in provincia di Caserta, ha sede la Bertrand, una fabbrica tessile esistente fin dagli inizi degli anni ’90, ma a causa di una gestione economica “allegra” si trova in gestione commissariale. Sfruttando i finanziamenti della Regione Campania, circa 50 miliardi, la Benetton fiuta l’affare sia economico che di “marketing” (la buona impresa del Nord che porta aiuto ai quei poveracci del Sud) e apre un “sito produttivo”, col nome di Olimpias. Dopo due anni, gli impegni in termini di occupazione non sono rispettati, ovviamente però i finanziamenti se li è intascati, in compenso chi ci lavora conosce le pratiche che di solito associamo ai paesi poveri del pianeta: 18 macchine da controllare per corridoio (sei più che a Treviso!), ferie trasformate in giorni di "fermo macchina" gestite dall'azienda e ciclo continuo (compresa la notte). Ma ecco che uno dei reparti di lavoranti alza la testa e osa rifiutare il ciclo continuo ! Che fa allora il nostro mecenate?:prendi i soldi e scappa: se non accettano le sue condizioni minaccia di trasferire tutto a Gorizia!

Sempre nel Sud Italia, tra i paesi di Bronte e di Randazzo, in provincia di Catania, alcune indagini condotte dai carabinieri, mettono in luce casi di lavoro illegale (15 minori e 170 adulti) fra i laboratori tessili che producono per prestigiose aziende nazionali fra cui Benetton.

Ovviamente la politica “coloniale” di Benetton non conosce confini, così si segnala per alcune mostruosità anche fuori dai confini patri.

Tramite la Compania de tierras Sud Argentino SA, si è “appropriata” di 900.000 ettari di terra, dove vengono allevati circa 280.000 bovini, per la produzione della lana, da sempre abitata dal popolo dei Mapuche, confinandoli in una striscia di terra dove le famiglie sono costrette a vivere in condizioni di sovraffollamento, diventando, talvolta, manodopera a basso costo, ma sopratutto senza il rispetto delle ore di lavoro giornaliero. Non contenta, la multinazionale ,nei periodi di siccità, chiude con fili spinati l'accesso alle acque del Rio Lepa per darle alle proprie pecore, mentre molti indigeni muoiono per mancanza di acqua potabile.

Anche sull’acquisto delle materie prime, la Benetton si attiene alle politiche del Nuovo Ordine Mondiale delle multinazionali. Infatti oltre a quella Argentina, utilizza lana proveniente dall’Australia, ottenuta tramite il processo denominato “mulesing”. I simpatici allevatori australiani bloccano le pecore con delle barre di metallo e tagliare grossi lembi di carne viva dall'area perianale senza usare alcun anestetico. Gli allevatori affermano che questa pratica viene effettuata sulle pecore per prevenire che le larve di mosche infestino la pelle rugosa, una caratteristica fisica per la quale le stesse pecore sono appositamente selezionate e allevate.

 

Insomma, penso che il nuovo motto non dovrebbe essere “united colors of Benetton” (colori uniti di Benetton), ma più correttamente “united cruelity of Benetton”(crudeltà unite di Benetton)!

 

Manuel

 

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mercoledì, 30 aprile 2008

IKEA: CASE OMOLOGATE IN TUTTO IL MONDO

Pubblico un articolo scritto da Saverio Pipitone per la rivista "Il Consapevole", riguardo la multinazionale IKEA.

Ikea è stata fondata nel 1943 da Ingvar Kamprad che, attraverso la logica dei costi contenuti per prezzi irresistibili, riesce ad uguagliare la vita domestica del pianeta Terra. Nel 1951, al fine di rafforzare un’educazione Ikea, è dato alle stampe il catalogo diventato, nel tempo, un vero e proprio bestseller: oggi raggiunge una tiratura di 147 milioni di copie. Nel 1953, apre il primo negozio come esposizione di mobili e, in breve tempo, si espande a Stoccolma, Zurigo, Monaco, Australia, Canada, Austria, Paesi Bassi, Belgio, Usa, Regno Unito, Italia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Russia, Cina, Emirati Arabi e cosi via. Oggi, i punti vendita sono 237 in 30 paesi del mondo con oltre 90.000 dipendenti e un fatturato, nel 2005, di 18,70 miliardi di dollari.
In Italia, Ikea è presente dal 1989 con i magazzini, aperti sette giorni su sette, di Milano, Roma, Brescia, Padova, Genova, Bologna, Firenze, Napoli ed è in programma di aprire a Salerno, Bari, Catania, Palermo. Di fronte all’apertura di ogni nuovo negozio, i commercianti locali tremano: Ikea, come le altre catene della distribuzione, annulla ogni specificità locale, esalta il consumo, influenza e condiziona gli stili di vita. Per di più, Ikea è in grado di costruire intere città, come ha già fatto in un quartiere della scozzese Glasgow con un centinaio di case prefabbricate, spartane e a prezzi competitivi.

Responsabili o irresponsabili?
Ma come sono fatti questi mobili per ridurre i costi? Da dove viene il legno e quanto resiste? La risposta è delocalizzazione, sfruttamento del lavoro, distruzione dell’ambiente ed educazione del consumatore. Il sabato e la domenica, famiglie e coppie passano la giornata da Ikea muniti di pazienza, appetito, emozioni e carta di credito. Con il sistema self-service diventano per un giorno lavoratori, esperti falegnami, arredatori, modellisti, nonché risparmiatori di denaro. Per alcuni, questo è un vero e proprio “pellegrinaggio laico”, dove si assiste a un rito iniziatico detto “della matita e del metro”. E non finisce qui, perché all’uscita da Ikea vi è la possibilità di compiere una buona azione aderendo ad Amnesty International o Save the Children: organizzazioni non governative che continueranno l’opera di mondializzazione del pianeta Terra. Inoltre, Ikea sta attuando delle politiche di responsabilità sociale ed ambientale, in particolare contro il lavoro minorile, ma alcune ricerche hanno documentato che, nei paesi in via di sviluppo, Ikea non rispetta i diritti dei lavoratori, con discriminanti alti orari e stipendi da fame. Uno sfruttamento di uomini e donne senza diritti (homo sacer) per soddisfare i bisogni delle popolazioni dei paesi ricchi, colmi di diritti e, in questo caso, rispettati dalla “progressista” Ikea. E nuovi diritti significa nuovi target, come dimostrato dalle due seguenti pubblicità: una donna si risveglia in ospedale, finita la degenza, lo lascia e – nel riporre la sua carta d’identità, con il suo vecchio nome maschile, Jose Felix Torres – lo spot recita: “rinnova la tua vita”. L’altra pubblicità si rivolge a chi fallisce un matrimonio o una relazione: “Piglia, parti, trovati un posto tuo. E per sistemarlo sai dove andare. Comincia daccapo”. Tutto ciò, conferma che più un’azienda è socialmente irresponsabile e più sentiamo sventolare la bandiera “rossoverde” della responsabilità sociale.

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martedì, 29 aprile 2008

LA NESTLE' ED IL LATTE ASSASSINO

“Il numero di vittime causate dall'uso improprio del latte in polvere ogni mese è equivalente a quello che causò l'esplosione della bomba di Hiroshima nel 1945."

(James Grant, Direttore Esecutivo UNICEF)

 

La Nestlé S.A. o Société des Produits Nestlé S.A. (SMI: NESN), con sede a Vevey, in Svizzera è la più grande azienda mondiale nel settore alimentare e Produce e distribuisce una grandissima varietà di prodotti alimentari, dall'acqua minerale agli omogeneizzati, dai surgelati ai latticini. Le origini dell’azienda risalgono al 1860, quando il farmacista Henry Nestlè sviluppa un alimento che aiuti i bambini che non possono essere allattati a causa di particolari intolleranze, la Farine Lactée Henri Nestlé, che viene poi venduta in tutta Europa. Nel 1866, viene formalmente fondata l’azienda, che ovviamente non ha più nulla a che vedere con l’attuale multinazionale. Nel 1905 si fonde con la Anglo-Swiss Condensed Milk Company, cosa che le consente una fortissima espansione in tutto il continente e negli Stati Uniti. Lo scoppio della I Guerra Mondiale si rivela una grossa opportunità di guadagno; infatti aumenta notevolmente la richiesta di prodotti caseari e la produzione della Nestlè raddoppierà rispetto al periodo di pace. Al termine del conflitto la richiesta si stabilizzerà, così la Nestlè si orienta sul mercato della cioccolata, che a tutt’oggi rappresenta la seconda attività per importanza dell’azienda. Lo scoppio della II Guerra Mondiale, sembra segnare un momento di crisi, ma in realtà il conflitto bellico proietterà l’azienda a livelli top nel mercato mondiale. Infatti, per soddisfare le esigenze dell’esercito americano verrà inventato il “Nescafè”, vero blockbuster che dura fino a giorni nostri. Con la vittoria del conflitto ed il successivo imporsi del mercato globale, la Nestlè vive un periodo molto dinamico fatto di acquisizioni e fusioni (Maggi nel 1947; Findus nel 1963; Libbys’ nel 1971:  L’Oreal nel 1974 e la Carnation, gigante alimentare americano, nel 1984) e di aperture di impianti in giro per il globo. Infine, con gli anni ’90 la Nestlè diventa il colosso che oggi conosciamo, acquisendo altri colossi di settori alimentari diversi: la Sanpellegrino nel 1997, la Ralston Purina e la Chef America nel 2002. Oggi la multinazionale Nestlè , nel mondo, contende il primato nel settore agro-alimentare a Philip Morris e Unilever ed è presente in 66 paesi con più di 500 fabbriche, 210 mila addetti e un fatturato di diverse decine di miliardi di dollari.

 

In Italia, la Nestlè arriva nel 1913, costituendo la “Henri Nestlè” ed aprendo lo stabilimento di Abbiategrasso nel 1924 per la produzione di latte condensato e farina lattea. Ma la storia come grande impresa comincia nel 1988, quando acquisisce, dalla “Cir” di Carlo De Benedetti, la Buitoni-Perugina, per una cifra di 1.600 miliardi di lire. Anche da noi partiranno una serie di acquisizioni e fusioni che la renderanno leader nel settore alimentare: la Perrier, grazie alla quale ha acquisito i marchi di acqua minerale Vera, San Bernardo e una quota della Compagnie Financiere du Haut-Rhin (Cfhr), grazie alla quale nel ’97 ha acquisito il gruppo San Pellegrino-Garma (Sanpellegrino, Levissima, Recoaro, Pejo, Fiuggi, Panna, Claudia e San Bitter), cosi ora la multinazionale controlla circa il 25% del mercato italiano; nel ’93, approfittando della privatizzazione dei  prodotti del gruppo Sme, la Nestlé aggiunge alla sua ricca tavola i marchi Motta, Alemagna, La Cremeria, Antica Gelateria del Corso, Maxicono, Surgela, Marefresco, La Valle degli Orti, Voglia di pizza e Oggi in Tavola; grazie all'acquisizione di Italgel, il cui pacchetto di controllo (62%) è costato 437 miliardi di lire, fa salire il fatturato della divisione italiana a 3765 miliardi di lire e consente alla multinazionale svizzera di entrare, anche in Italia, nel panorama dei gelati e dei surgelati. Infatti, secondo un vecchio patto tra multinazionali alimentari, al colosso di Vevey fu assegnato il diritto di sfruttamento del marchio Findus in diversi paesi europei ma non in Italia dove è tuttora in mano alla concorrente Unilever.

Nel nostro paese il gruppo svizzero conta 24 stabilimenti con circa 7 mila dipendenti e controlla, oltre a quelli già citati, i marchi Smarties, Kit Kat, Galak, Lion, Crunch, After Eight, Quality Street, Rowentree, Cailler, Toffee, Polo, Fruit Joy, Orzoro, Latte condensato e cioccolato Nestlé (dolci), Nestea, Beltè, Spumador (bevande), Vismara, King's (insaccati), Sasso (olio), Berni (conserve), Locatelli, Mio, Fruttolo, Fiorello (latticini), Pezzullo (pasta), Maggi (cucina generale), Friskies, Buffet (cibi per animali) e naturalmente il famigerato latte in polvere per neonati Nidina e i boicottati Nesquik e Nescafè (autentici portabandiera della multinazionale elvetica).

Ovviamente, a questa strategia di ampliamento commerciale, è corrisposto un forte aumento di peso politico. La Nestlè fa parte di ERT, un’associazione europea creata per rappresentare gli interessi delle multinazionali in sede europea e fa parte pure di EuropaBio, associazione che raggruppa le industrie con interessi nel settore delle biotecnologie, il cui scopo è d’intervenire a tutti i livelli per legittimarne l’impiego. Inoltre, secondo alcune fonti, finanzia fortemente entrambi i partiti americani, tanto che per la campagna presidenziale del 2002 avrebbe “investito” 153.000 dollari, destinati per il 23% al Partito Democratico e per il restante 77% al Partito Repubblicano.

Una volta chiarite le dimensioni dell’azienda e ripercorso un po’ la sua storia, cominciamo a parlare delle sue nefandezze. Nel 1989, in Brasile, i lavoratori di una fabbrica di cioccolato inscenarono uno sciopero per denunciare le condizioni di lavoro penose, la discriminazione nei confronti delle donne, la mancanza di adeguati indumenti protettivi e di adeguate condizioni di sicurezza. In breve tempo quaranta operai furono licenziati, compresi quasi tutti gli organizzatori dello sciopero. Nel 2002, l'agenzia Oxfam rivelò che la Nestlé aveva fatto causa all'Etiopia per 6 milioni di dollari. L'Etiopia, uno dei paesi più poveri del mondo, si trovava in un periodo di carestia che metteva in pericolo la vita di oltre 11 milioni di persone. La Nestlé chiedeva un risarcimento per un'azienda del settore agricolo di sua proprietà, nazionalizzata nel 1975 dal regime marxista di Mengistu. basti pensare che un solo anno di vendite realizzate da Nestlé è pari a 8 volte il PIL della misera Etiopia. Nel dicembre del 2002 Nestlè ha accettato di accordarsi con le autorità etiopi per ricevere 1,6 milioni di dollari. Nel 2005, la Nestlé Purina commercializzò tonnellate di cibo per animali contaminato nel Venezuela. I marchi incriminati includevano Dog Chow, Cat Chow, Puppy Chow, Fiel, Friskies, Gatsy, K-Nina, Nutriperro, Perrarina e Pajarina. Morirono oltre 500 fra cani, gatti, uccelli e animali da allevamento. Il problema fu attribuito a un errore di un produttore locale che aveva immagazzinato in modo scorretto il mais contenuto in tali cibi, portando alla diffusione di un fungo tossico nelle riserve. Nel marzo del 2005, l'Assemblea Nazionale del Venezuela stabilì che la Nestlé Purina era responsabile a causa di insufficienti controlli di qualità, e condannò l'azienda a risarcire i proprietari degli animali intossicati.

Nestle-Baby-Cereal Ma il problema più grave che riguarda la Nestlè, è quello della diffusione del latte in polvere nei paesi poveri. Comunemente si pensa che questo sia migliore di quello materno,in quanto è arricchito di sali minerali e vitamine, ma studi scientifici dimostrano il contrario; infatti quello materno è più salutare e protegge maggiormente il bambino dalle infezioni, oltre ad avere importanti effetti immunitari. Secondo l’UNICEF, i bambini allattati artificialmente sono esposti alla morte il 25% in più rispetto a quelli che usano il materno. la prima ragione è da ricercarsi nella denutrizione dovuta al fatto che molte famiglie guadagnano troppo poco per attenersi alle dosi prescritte. Secondo uno studio condotto dall'organismo inglese War on Want, nel 1974, in Nigeria, il costo dell'alimentazione artificiale di un bambino di tre mesi rappresentava il 30% del salario minimo di un operaio. Il costo passava al 47% quando il bambino raggiungeva i 6 mesi. Se consideriamo che dall'80 al '90 i salari sono diminuiti del 30-40%, non deve stupire se il latte è annacquato diverse volte più del prescritto, con il risultato finale che i bambini, lungi dal crescere belli e robusti, diventano rachitici e sottopeso fino a morire.

La seconda ragione per cui l'allattamento al biberon uccide, è la mancanza di igiene.

L'acqua con cui il latte è preparato è spesso malsana ed è impossibile sterilizzare biberon e tettarelle senza la comodità del fornello e senza disinfettanti.

Mamme con pochi soldi, poche comodità e poche conoscenze igieniche somministrano ai loro bambini latte allungato in biberon a malapena sciacquati, con tettarelle esposte all'aria, su cui si posano di continuo decine di mosche. Le inevitabili conseguenze sono infezioni intestinali che provocano diarree mortali.

Secondo l'UNICEF, un milione e mezzo di bambini muoiono ogni anno perché non sono allattati al seno. Il problema è che l’uso del latte artificiale era iniziato per aiutare quei bambini che non potevano nutrirsi con quello materno, ma ora a causa delle multinazionali si è diffuso a dismisura. Le pubblicità spingono le donne ad usare il biberon, spacciato per elemento di sviluppo. . Oltre a distribuire cartelloni pubblicitari recanti immagini di bambini sani e paffuti negli ospedali, le ditte produttrici si mettono in contatto con i medici locali. Organizzando corsi e seminari per il personale sanitario fanno entrare in uso i loro prodotti negli ospedali. I rappresentanti delle ditte arrivano a fingersi infermieri per convincere le donne incinte a comprare il prodotto commercializzato. In questo sono molto facilitati dalla carenza di informazioni mediche (spesso le uniche disponibili sono proprio quelle fornite dalle ditte produttrici).

Una delle più redditizie tattiche di marketing usata in particolar modo della Nestlé è di dare gratis il latte per bambini o i sostituti agli ospedali e ai reparti maternità. In molti casi, viene dato abbastanza latte perché tutti i bambini nati all'ospedale siano allattati con il biberon. Alle madri viene spesso dato anche un barattolo campione da portare a casa. Dare il latte con il biberon ai neonati fa si che il latte materno venga progressivamente a mancare e l'allattamento al seno diventi impraticabile. Di conseguenza il bambino diventa dipendente del latte artificiale. Una volta a casa, le madri non ricevono più il latte gratis, ma se lo devono comprare. Da questo nascono da una parte i profitti della multinazionale e dall'altra le spaventose conseguenze di malattie e denutrizione. Tutte queste forme di “pubblicità” violano il Codice Internazionale redatto da UNICEF e OMS proprio per arginare le speculazioni alimentari.

 

Ovviamente anche altre multinazionali alimentari attuano comportamenti scorretti, ma la Nestlè  è la multinazionale più potente del mondo nel campo agro alimentare, vende il 25% dei suoi prodotti nel Sud del Mondo e controlla circa il 35-50 % del mercato globale del cibo per bambini, indirizzando tendenze di marketing che influenzano le altre ditte. Inoltre ricorre a irresponsabili tecniche di marketing più spesso di ogni suo concorrente, infatti da quasi due decenni l'IBFAN (International Baby Food Action Network) rende note periodicamente le trasgressioni al Codice da parte delle ditte produttrici attraverso la pubblicazione "Breaking the Rules", e si può notare come la Nestlè sia responsabile del 25% delle violazioni generali, quasi il doppio delle sue concorrenti.

 

Manuel

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martedì, 29 aprile 2008

LA POLITICA, I SALOTTI BUONI E LA GENTE

Week-end festivo ma anche di elezioni. Oltre alle amministrative italiane, si sono svolte anche quelle in Iran. In entrambi i casi hanno vinto le Destre.

Decisamente scontate quelle di Teheran, d’altronde che il popolo iraniano stia con i conservatori lo avevamo già detto. Viene confermata la vittoria della parte vicina agli Ayatollah, a Teheran conquistano 26 seggi su 30, mentre continua la disfatta, seppur con una leggere ripresa, dei riformisti.

Clamorosa invece la disfatta del PD in Italia. Prima di parlare della Capitale, trovo importante segnalare quello che è successo in Toscana, la Regione più “rossa” d’Italia. A Pisa il Centro-Destra è arrivato al 47%, il risultato più alto di sempre, Sandro Bondi è clamorosamente arrivato al ballottaggio per la Provincia di Massa Carrara, patria dell’anarchia italiana e terra “rossa” da sempre. Come se non bastasse per la prima volta nella storia, Viareggio non avrà un Sindaco di sinistra; infatti Verdini del PdL ha vinto le elezioni con oltre il 61% dei consensi.

A questo punto passiamo alla Caporetto della sinistra italiana: Roma.

Ribaltato completamente il risultato del primo turno, Rutelli è riuscito in solo 15 giorni ha perdere quasi 12 punti percentuali rispetto al suo avversario, nonostante l’intellighenzia “culturale”, la demonizzazione dell’avversario (“picchiatore fascista”), gli avvertimenti della potentissima comunità ebraica, ecc.

Politicamente parlando, insieme al risultato delle politiche, si può dire che sia completamente fallito il progetto PD, al contrario del successo del PdL. Inevitabile chiedersi come mai. Io penso che per prima cosa si possa affermare che il Partito Democratico non poteva funzionare. La classe dirigente ha deciso di rinnegare tutto ciò che era di Sinistra, per cercare un’improbabile rimonta al Centro, via i PACS e la laicità  e dentro la Binetti coi Teodem. Ora ci si lamenta che l’elettorato Comunista abbia preferito andare al mare piuttosto che votare Rutelli, ci si doveva pensare prima, tra l’altro mi pare il minimo per chi dopo oltre 60 anni è riuscito a cancellare la Sinistra dal Parlamento italiano.

Va anche detto che la classe politico-culturale alla sua guida è probabilmente la peggiore della storia di questa trasandata repubblica. Alla guida c’erano Prodi (il capo del peggior governo della storia), Veltroni (antipatico ed inviso alla gente di sinistra quasi quanto D’Alema), Rutelli (mi pare il caso di non infierire), mentre tra il gruppo dei “saggi costituenti” si annoverano menti del calibro di Gad Lerner (in questo caso infierire andrebbe contro la Convenzione di Ginevra!).

Ma aldilà delle considerazioni strettamente politiche, vorrei far notare come siano costanti le “sorprese elettorali”. Mi riferisco al fatto che sempre più spesso i risultati delle urne non rispecchiano mai le attese di “pensatori”, mass mediologi e politicanti di turno.

Per motivi “personali” seguo le vicende della Thailandia. Fino all’anno scorso il Presidente del Consiglio era Thaksin Shinawat, il Berlusconi del Siam, poi un colpo di stato militare, il più comico che abbia mai visto con le scolaresche in gita sui tank, lo ha deposto, sostenendo che la gente era stanca della sua corruzione. Quest’anno si è tornati alle urne, e tutti le “menti pensanti” di Bangkok sostenevano l’ineluttabile vittoria della sinistra, facilitata dalla messa fuori legge del partito di Thaksin. Ovviamente grande sorpresa: il partito che ha rimpiazzato la vecchia maggioranza, formato dai passati politici scappati dalle purghe militari, ha stravinto le elezioni. Tutti sorpresi tranne me! Secondo miei personalissimi exit-poll, Thaksin se si fosse ricandidato avrebbe vinto a mani basse!

Passiamo a Teheran. Secondo tutte le testate giornalistiche mondiali, i “politologi” alla Lerner, e tuttologi vari, in Iran ci sarebbe una dittatura oscurantista odiata dalla gente e sorretta solo dalla forza militare. Bene, si vota e sorpresa: i conservatori cancellano l’opposizione.

Veniamo a casa nostra. Grandiosa rimonta di Veltroni sbandierata per tutta la campagna elettorale, exit-poll in cui si parla di pareggio, anzi forse vince il PD, Rutelli che vince il primo turno e considera una formalità il ballottaggio. Anche qua sorpresa: sconfitta sul tutto il fronte!

 

La mia idea è che la politica ha totalmente perso il contatto con la realtà. Ormai è diventata assolutamente autorefernziale. Il caso più clamoroso è quello italiano. Secondo il centro-sinistra i problemi più gravi di questo paese sarebbero il conflitto di interessi e mandare “Rete 4” sul satellite; mentre la sicurezza, il degrado, l’impoverimento delle famiglie, sono bazzecole qualunquiste degne dei “razzisti polentoni” della Lega. A Roma, per anni, Veltroni & Co. hanno governato ingrazinadosi la ricca borghesia “benpensante” della Capitale: mostre cinematografiche, “chicchissimi” eventi culturali, rifacimenti di strade in pieno centro, ecc. Se ne sono altamente fregati delle borgate e della “gente comune”. Anche qua si risvegliano dal sogno: Alemanno che da sempre è radicato proprio nelle borgate e tra il “popolino” oggi li caccia a pedate dalla poltrona di Sindaco, ovviamente tra lo sconcerto del cantante, dell’attorucolo, del “filosofo”, che in questi 15 anni si sono sentiti importanti e realizzati.

Lo stesso succede per la stampa e gli analisti. Ormai più nessuno di loro “vive per strada” a contatto con la gente. Stanno tutti rintanati nei loro ammuffiti “salotti bene” a sorseggiare the e leggere coltissime riviste. Peccato che non si accorgano di quello che succede nella realtà. E’ per quello che in Italia si è convinte che in Iran esista una dittatura, che in Thailandia si pensa solo alla corruzione di Thaksin ed in Italia si parla di un PD come di un “progetto in cui credere” e si accusa il centro-desta di strumentalizzare la paura degli italiani.

Penso che sia giunta l’ora di smetterla di ascoltare questi saccenti sapientoni, e cominciare a parlare di più con la gente, se si vuole capire la realtà che ci circonda o pensare ad un’alternativa politica al regime liberal-capitalista imperante.

 

Manuel

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lunedì, 28 aprile 2008

MUTUI PIU' "LEGGERI" A BOLOGNA

Grazie alla Dott.ssa Gasparini di “Noiconsumatori”, riceviamo notizia di una lodevole iniziativa che coinvolge la Provincia di Bologna. Riporto quindi un riassunto dell’articolo pubblicato da “Il Bologna” sull’argomento.

 

 

Grazie ad un’intesa tra Provincia, le banche locali, l’Acer, l’Ordine dei notai e le associazioni dei consumatori (con Noiconsumatori in prima fila)e dei piccoli proprietari, sono state stabilite facilitazioni per le famiglie bolognesi in difficoltà coi mutui per la casa.

Mentre a livello nazionale, la Legge Bersani è rimasta carta straccia, per quanto riguardo il trasferimento del mutuo da un istituto bancario ad un altro, nel caso sia più conveniente per il cittadino, ed alcune tutele per i casi difficili, nella nostra provincia stanno partendo.

Nel caso della “portabilità” del mutuo, gli oneri bancari e i costi notarili saranno interamente a carico della banca.

Inoltre è stato approvato un regolamento che prevede la possibilità di sospendere la rata del mutuo, grazie ad un Fondo finanziato dalla Regione.

Nel caso che questi primi due interventi non si rivelassero sufficienti, viene previsto una sorta di micro-credito al tasso del 3,25% per un valore massimo di 3mila Euro che viene erogato da “Micro.Bo”, un’associazione che riunisce i soggetti coinvolti, con i costi posti a carico della Provincia. La sua concessione viene valutata dai servizi sociali dei comuni interessati, che posti a conoscenza della situazione di emergenza, prendono le prime considerazioni, prima di passare la palla a “Micro.bo” per la decisione finale, che potrà disporre di un fondo di garanzia ad hoc.

Nel caso poi, nemmeno questa procedura di emergenza fosse sufficiente, avviandosi verso il pignoramento, interverrà l’Acer. Se le caratteristiche dell’immobile a rischio sono coerenti con il patrimonio immobiliare pubblico, l’Ente si offre di acquistare la nuda proprietà dell’immobile, subentrando per la parte rimanente del mutuo dopo averlo rinegoziato. Il diritto di abitazione rimane riservato esclusivamente al mutuatario originale, che ne usufruisce gratuitamente per un periodo proporzionale alle rate già versate e mantiene un diritto di prelazione in seguito, sia per l’acquisto che per l’affitto dell’immobile stesso.

 

 

Sicuramente non sono interventi che possono risolvere l’ormai drammatico problema della casa, ma, sperando di non assistere a celerissimi pignoramenti al fine di costringere i cittadini a svendere per pochi soldi le case all’Acer, speriamo che almeno possano aiutare i cittadini in difficoltà coi mutui.

Come sempre l’invito è quello di rivolgersi a “Noiconsumatori” per eventuali informazioni e consulenze.

 

Manuel

 

 

 

 

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giovedì, 24 aprile 2008

BOLOGNESE/ITALIANO: TERZA E ULTIMA PARTE!

RA      RANDA/RANDANELLO: unità di misura della velocità. Indica la possibilità, per un mezzo di locomozione,

           di raggiungere velocità smodate. 'Oh regaz, il mio nuovo FERRO va a randa!'

            RAVALDONE: sinonimo di SCARDOZZO.

            REGAZ/REGIS: contrazione della parola 'ragazzi'. Usato in maniera confidenziale dal giovane petroniano per salutare la sua balotta di amici. 'Oh, Bela regaz, siete a posto?'.
RIGA: basta, finito. La citazione della linea che determina la fine dell'elenco degli addendi nella somma del verduraio definisce per traslato la fine di ogni attività. Si fa seguire spesso e volentieri a
BONA LE'
 come rafforzativo.
RUSCO: pattume, spazzatura. 'Cacciala nel rusco!' si sentirà dire il tapino giunto al passo della Raticosa con mezz'oretta di ritardo rispetto agli altri amici dotati di moto ben più moderne e prestazionali. N.b: I bolognesi pensano erroneamente che questo termine sia utilizzato in tutta Italia.

            RUSCO E BRUSCO: si dice quando qualcuno dice il bello e il brutto di una vicenda, cioe' non nasconde nulla di un fatto. 'Ieri sono andata dal mio capo e gli ho detto il rusco e brusco di cosa non va in quell' ufficio'. Oppure pùò indicare un individuo che si adatta a qualsiasi condizione gli capiti davanti: 'Oh regaz sono in astinenza da troppo tempo, stasera pur di far qualcosa tiro sù il rusco e brusco'.
SABADONE: elemento fisico che, generalmente, popola la provincia felsinea, perennemente fuori dalle mode e dal tempo, un po' ciondolante e dai modi goffi e impacciati, tendenzialmente alienato dalla società che lo circonda.
SALTARE I FOSSI PER LA LUNGA: in sintesi fare passi da giganti, compiere imprese impossibili... un classico della bolognesita' e' il nonno che dice al nipote 'io alla tua eta' saltavo i fossi alla lunga' nel senso che i giovani di oggi sono meno attivi dei giovani di ieri.

            SANDRONE: termine molto 'vintage', anche questo usato dalle nonne, che davano del 'sandrone' al nipote che ne aveva combinata una delle   sue. In tempi più moderni il termine viene usato da alcuni per indicare un volgare 'cannone'.

           SBAGIUZZA/SGADIZZA: segatura. Il termine però viene anche usato per indicare una cosa da poco, dal valore molto scarso, appunto come la segatura. Nelle vecchie officine, per asciugare una chiazza d'olio, si apostrofava così l'apprendista: 'Oh CINNO porta ben della sgadizza!'.

           SBOCCARE: Indisposizione gastrica con fuoriuscita copiosa di sostanze dalla bocca.

           SBROCCARE: perdere la brocca, andar fuori di brocca... Cioe' andar fuori di testa, arrabbiarsi. 'Oh regaz, l'altro giorno la mia tipa e' sbroccata perchè mi sono ingubbiato e non siamo andati al cinema!'
SBORONE: esibizionista, personaggio che si fa notare rumorosamente, privo del benché minimo senso di misura, tatto ed eleganza. La diffusione del malcostume nazional-popolare di stampo catodico tipico di questo periodo storico ci offre continui esempi di 'sboroni' che spaziano dagli ostentatori di status simbol (auto, moto, abiti griffati, accessoristica elettronica di vario genere) accomunati dalla caratteristica di avere elevati prezzi senza possederne corrispondenti contenuti, ai più classici autocelebratori di prestazioni sportive, sessuali nonché spacciatori di falsissime amicizie altolocate.

           SBROZZO: unità di misura indicante una quantità indicibile di cose o persone. 'Oh regaz stasera al Matis c'è uno 'sbrozzo' di gente' sentenzierà il giovane felsineo dopo aver osservato la coda di 12 km davanti all'ingresso della disco.

           SCADORE: prurito. La frase classica nella quale inserire il termine è: 'Oh regaz, non so come mai, ma oggi c'ho un gran scadore al culo'.

           SCANCHERARE: imprecare, mandare un accidente a qualcuno, manifestare, in maniera accesa, il proprio disappunto nei confronti di qualcuno o qualcosa. 'Oh regaz, ieri ho provato a IMPEZZARE una tipa, ma questa NON NE VOLEVA MEZZA e mi ha scancherato dietro'.

            SCARACCIO: emissione volontaria di saliva dalla bocca. Lo scaraccio può essere semplice, solo saliva, oppure composto, con aggiunta di catarro e/o sangue, a seconda delle condizioni di salute più o meno gravi dell'individuo.

            SCARDOZZO: appellativo che viene solitamente affibiato ad un mezzo di locomozione non proprio all'avanguardia o che, pur essendo all'avanguardia, ha evidenti problemi di funzionamento. 'Dove l'hai preso quello scardozzo' dirà il giovane bolognese al maruecas che si presenterà con il suo 'nuovissimo' Ciao Piaggio.
SCENDERE LA CATENA : tipica espressione che comunica il disarmo finale nei confronti di qualsivoglia evento al punto da non 'volerne più mezza'. Le due espressioni si rafforzano spesso in un confronto sintattico che porta il giovane ingegnere alla settima ora di scritto dell'esame di stato ad affermare: 'bona lì, riga! mi è scesa la catena: non ne voglio più mezza!'. Lo stesso verrà ritrovato poche ore dopo completamente 'in cassa' di fronte al pub irlandese...

            SCIMITONI: Modo di dire ormai solo x veri intenditori. Usato principalmente dalle nonne durante pranzi con abbondanti libagioni. Al terzo piatto di tagliatelle il giovane bolognese comincerà a chiedere pietà alla nonna e la stessa lo apostroferà così: 'Ma dai mangia ancora, non stare mica a far dei SIMITONI', la corretta pronuncia infatti viene ottenuta mediante la S iniziale maledettamente sibilante e l'eliminazione della C.

            SDOZZO: termine che si può usare sia per le persone che per le cose. Nelle persone indica individui non bellissimi, un po' imbranati, oppure bizzarri o ridicoli nell'aspetto. Può servire per descrivere un qualsiasi oggetto che non funzioni a dovere oppure vecchio, superato. 'Oh regaz lo scooter di mio padre perde i pezzi da tutte le parti, è proprio uno sdozzo'
SFROMBOLARE/CACCIARE: gettare via, lanciare. Verbi che ben descrivono gesti plateali e definitivi volti all'eliminazione fisica di qualsiasi oggetto divenuto inutile o comunque sgradito. 'Soccia che stereo!' si dirà appena saggiata la potenza sonora dell'ultimissimo ritrovato acustico situato in camera dell'amico '...e che ne hai fatto di quello vecchio?' 'l'ho sfrombolato giù dalla finestra!'
SGHETTO (ANDARE DI): espressione volta all'identificazione di contesti fortunosi che hanno consentito il concretizzarsi di eventi altrimenti improbabili. Tipico l'incipit dello studente universitario nullafacente e vitajolo che, all'ingresso dell'aula dove si tiene l'esame di 'scienza delle costruzioni', con la fiata ancora turbata dall'alcool ingerito la notte precedente esclama: 'oh raga, se passo questa mi va fatta di sghetto!'

            SGODEVOLE: stato fisico mentale tipico di una donna durante la comparsa delle sue cose, ma può essere usato anche al maschile per indicare un personaggio che non si affronta.

            SLUDRARE: verbo che indica un accostamento alimentare quanto meno discutibile 'Regaz ieri non avevo sonno così alle 2 di notte mi sono taffiato un salame intero con patatine fritte tocciate nella nutella'.

            SLUNGARE: Passare, allungare,dare.. si dice per farsi fare un favore subito.. 'Oh mi slunghi il giornale solo un attimo che leggo l'oroscopo?'

            SMATAFLONE: ceffone, manrovescio. Celebre la frase della nonna: 'Oh cinno, se non la smetti di fare il tuo numero ti caccio un smataflone, che ti attacco al muro'.

            SOCMEL/SOCCIA: intercalare dal significato multiplo. Letteralmente significa 'succhiamelo', ma è un'esclamazione che non ha alcun riferimento all'atto sessuale e che può essere usata in qualsiasi frangente, per esternare qualsiasi tipo di sentimento. 'Socmel che due maroni!' esclamerà il petroniano bloccato nel traffico dei viali alle 5 del pomeriggio.

            SOLFANAIO: rigattiere, robivecchi. Termine che deriva dalla 'solfa' petulante e ripetitiva col quale il rigattiere faceva sentire la sua presenza per le strade, del tipo 'Donne è arrivato l'arrotino!'. Il termine si usa per indicare un qualsiasi attrezzo che sia da eliminare per inutilità: 'Regaz oggi mi è ciocato il cellulare, è meglio se lo caccio dal solfanaio'.
SPANIZZO: persona che si fa notare, che non si tira indietro, che osa in maniera evidente ma comunque degna di ammirazione. L'immagine, per quanto possa sembrare somigliante ad una prima lettura superficiale, differisce sensibilmente da quella dello
SBORONE in quanto non comprende l'accezione negativa caratteristica di quest'ultimo. 'Oh regaz l'altro giorno ho voluto far lo spanizzo e ho pagato la cena a tutti'.

            SPARGUGLIO: confusione, disordine. Da utilizzare soprattutto in situazioni in cui oggetti vengono lasciati a casaccio

            SPLENDIDO: fare lo...(vedi SPANIZZO).

            SPORTA: contenitore una volta in tela grezza, ora in plastica, usato, generalmente, per fare la spesa. Per i maruecas trapiantati: non parlateci di 'busta per la spesa'; per noi la busta è quella da lettera e basta!

            SQUASSO: unità di misura non precisamente definita, molto simile a sbrozzo. Da usare assolutamente in casi in cui si debba gentilmente mandare a quel paese qualcuno: 'Oh tipo vai mo' a fare uno squasso di pugnette!'.

            SQUIZZARE: letteralmente 'schiacciare'. Il termine va però associato ad azioni specifiche, quelle in cui c'è una precisa fuoriuscita di liquido ad esempio 'Oh bela regaz, ieri son stato al Mac, mi sono taffiato un tot di patate e ci ho squizzato sopra un tubo di maionese: di un'altra!'.

            STRACCIARE: parola dal significato multiplo, ha la stessa valenza di SBOCCARE, indica l'azione di stressare qualcuno 'Oh tipo mi stai stracciando le balle, bona le!'; può significare anche passare col rosso ad un semaforo, oppure, in gergo motociclistico è da usare in casi di impennate da antologia: 'Oh regaz col mio nuovo ferro straccio delle impe che non si affrontano!'.

            SUSANELLO: il termine indica una persona di statura elevata, ma non è necessariamente dispregiativo come GIANDONE.

            SVERZURA: stato mentale che comporta una particolare carica o spinta a compiere determinate azioni. La 'sverzura' in campo sessuale è un classico.

           TABANA: ododre nuseabondo, al limite della sopportazione. Il termine trova applicazione in tutti i casi di ascella pezzata e di notevoli concentrazioni di fumo. 'Soccia che tabana!'.

           TAFFIARE: Letteralmente 'mangiare'. Può essere usato per indicare un abbondante ingurgitamento di cibo: 'Oh regaz ieri sera ho cacciato una taffiata clamorosa'; ma può indicare anche solo un pasto generico 'Oh regaz ho fame, andiamo al taffio?'.

           TAMUGNO: termine usato specialmente in campo gastronomico per indicare cibi indigeribili: 'Oh regaz le lasagne di oggi in mensa eran tamugne di brutto'.

           TIRELLA: condizione fisica che indica una profonda carica sessuale, nel sesso maschile si identifica con un'erezione, mentre nella donna può essere riconosciuta tramite una macchia umorale nelle mutande.

            TIRO: è l'azione di schiacciare il bottone che apre il portone del palazzo. Quando il gentiluomo bolognese si troverà ai piedi del condominio dell'amata suonerà il campanello pronunciando la frase: 'Ciao, sono io, mi dai il tiro?' 

           TOCCIARE: intingere, fare la scarpetta. Eliminazione della doppia c come da copione 'Oh nonna posso tociare il pane nella pentola del ragu'?'
TOMELLA: si riferisce all'atto di 'intomellare' ossia di riversare fiume di parole sul prossimo cercando di convincerlo delle cose più disparate. 'Cioé, mi hai fatto una tomella assurda, mollami subito!' Vedi anche 'PEZZA'.

           TUNNELLO: individuo originario della fascia del Magreb, trapiantato a Bologna, solitamente dedito allo spaccio di sostanze illecite.

           USTA: termine impiegabile in situazioni difficili, in cui ci sia bisogno di usare intelligenza, oppure astuzia. 'Oh regaz quel meccanico lì ha dell'usta: in due minuti mi ha riparato il mio ferro, che non ne voleva sapere mezza di ripartire!'.

           ZAGNARE: rompere, infastidire. Forma verbale tipicamente utilizzata nella più ampia locuzione 'zagnare i maroni' dove l'azione si eleva ad una forma catartica ed universale che colpisce inevitabilmente le parti più intime e sensibili della corporalità maschile, ultimo ed ineluttabile bersaglio delle persone più insopportabili che la vita ci para dinanzi.

            ZAGNO: sinonimo di GIAZZO.

            ZIGARE: piangere. Da usare in riferimento a pianti striduli e petulanti come quelli dei bambini. 'Oh quel cinno lì ieri sera non la smetteva mai di zigare, che due maroni mi ha fatto venire su!'.

            ZDOURA: letteralmente 'reggitora o reggitrice'. Il termine stava ad indicare, negli anni che furono, la classica donna/padrona di casa factotum della famiglia patriarcale. Ora la zdoura ha il significato più generico di donna un po' attempata, magari una di quelle che ancora piega (a mano) i tortellini alla festa dell'unità, oppure, quelle piene di paillettes, che si trovano nelle balere di liscio.

           ZORA: deriva dal termine precedente ma con un'accezione particolarmente negativa e ha lo stesso significato di BUSONA. Però, mentre la busona può avere anche una sorta di stile nella sua troionaggine, la zora è generalmente conciata in maniera assurda e si muove in società con la grazia di un camionista rumeno.

 

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categoria: bologna


mercoledì, 23 aprile 2008

SHELL: PETROLIO E DISTRUZIONE!

La Shell nasce nel 1833 a Londra commerciando conchiglie orientali. Nel 1898 incominciò con successo la ricerca del petrolio nel Borneo. Divenne anglo-olandese nel 1907 quando si fuse con la Royal-Dutch. E' al 2° posto nel mondo per volume di affari petroliferi dopo l'ARANCO, la compagnia di stato saudita. Shell è la parte inglese del gruppo mentre la Royal Dutch -Reale Olandese- ha la regina d'Olanda come azionista più nota. Tocca 112 paesi del mondo, soprattutto Nigeria, Indonesia, Brasile, El Salvador, Olanda e Sud Africa, un impero che si dirama dal controllo delle fonti energetiche alla ricerca-applicazione nel settore biotecnologie.

Numerosissime sono le occasioni in cui questa multinazionale ha commesso reati o comunque posto in essere comportamenti dannosi per le popolazioni o per l’ambiente. Storico è il caso del Delta del Niger (si legga l’articolo relativo), ma di seguito riporterò alcuni casi clamorosi, seppur a mero titolo esemplificativo. Intanto vanno ricordati i legami col regime Sudafricano, tanto che nel 1991 veniva riconosciuta colpevole di aver violato il codice di condotta della Comunità Europea, in quanto pagava ai lavoratori di colore in Sudafrica salari inferiori ai limiti previsti.

Altro episodio clamoroso è stato quello che l’ha vista coinvolta in una causa intentata da 500 contadini del Costarica, con l’accusa di averli resi sterili. La Shell e la Dow Chemical avevano sviluppato e prodotto il pesticida DBCP, che è proibito negli U.S.A. e che ha causato la sterilità nei lavoratori delle piantagioni di banane. La Shell e la Dow Chemical hanno bloccato il processo nel Texas per 7 anni.

Altra zona che sta subendo disastri a causa della Shell è l’Amazzonia. Ha in piedi molti progetti in quella zona, e molti di essi stanno causando danni enormi. Uno di questi prevede la costruzione di 10 dighe al fine di fornire energia ad un complesso di miniere di bauxite e fonderie di alluminio nel Parà, in Brasile. Queste miniere sono controllate dalla “ALCOA”, una ditta statunitense e da una filiale della Shell, la Billiton. La fonderia della miniera userà energia proveniente dalla diga Cachoeira Porteira, che inonderà 911 Kmq di foresta tropicale, compresi alcuni villaggi dell'Amazzonia. La diga inonderà anche terre abitate da 23 gruppi di popoli indigeni, alcuni dei quali non sono ancora venuti in contatto con l'uomo bianco. Secondo Survival International, la Shell è coinvolta nelle ricerche di gas naturale sul fiume Camisea in Perù, sulle terre degli Indios Machiguenga, vicino alla zona degli Indios Kugapakori, non ancora contattati, e quindi vulnerabili alle malattie. Stessi metodi si sono riscontrati in Thailandia, dove la Shell ha ammesso di aver scelto una zona per una piantagione di eucalipti perchè sarebbe stato relativamente economico sfrattare e risarcire più di 4.000 indigeni. Fu consentito agli agenti della Shell di usare la corruzione e le minacce di violenza per indurre gli indigeni a lasciare le loro terre.

Anche l’Europa è stata vittima della Shell. Nell'agosto 1989 la Shell fu accusata di aver causato un'eruzione di petrolio alla raffineria di Stanlow. Si ebbe una fuoriuscita di 37.500 litri di petrolio greggio, che inquinò 20 km dell'estuario del fiume Mersey. Nel primo processo da parte della National Rivers Authority, la Shell ebbe una multa di 1 milione di sterline. Fu giudicata incapace di "compiere il proprio dovere di rispetto dovuto alla comunità". Secondo l'Autorità Nazionale dei Fiumi, la Shell era più preoccupata di salvare l'oleodotto che non di impedire la perdita, con un incremento nella fuoriuscita di 7 tonnellate di petrolio. Nel 1992, la raffineria Stanlow a Ellesmere Port era all'undicesimo posto nella lista di Greenpeace dei 50 impianti industriali più 'sporchi', autorizzata dalla NRA a scaricare rifiuti tossici nell'ambiente marino. Fu scoperta ad inquinare illegalmente su 42 dei 275 campioni di acqua prelevati dalla NRA. Fu scoperta anche a scaricare tre sostanze chimiche proibite senza autorizzazione.

Più recentemente, la Sierra Club, la più vecchia e famosa associazione ambientalista Usa,e la Environment Texas hanno denunciato la Shell per violazione del Clean air act (la legge sull´inquinamento) che la multinazionale petrolifera anglo-olandese starebbe perpetuando a Deer Park, un complesso industriale di 6 km2 a 32 chilometri da Houston. Numerose sono le sostanza tossiche rilasciate: 450 tonnellate di componenti organici volatili, 270 tonnellate di monossido di carbonio, 113 di ossido di nitrogeno, 40 di benzene e 27 di 1,3-butadieno,ecc. A Deer Park si producono benzina, diesel, combustibile per aerei e cherosene destinati soprattutto a Usa e Messico, ma qualche rifornimento raggiunge anche l’Europa. La Shell potrebbe essere chiamata a pagare indennizzi di circa 32.500 dollari al giorno per ognuna delle mille violazioni della legge che, secondo gli ambientalisti, avrebbe causato tra il 2003 e il 2007.

 

Ovviamente questi sono solo alcuni esempi e la Shell è solamente presa ad esempio, lo stesso discorso può valere per le altre multinazionali legate al petrolio. Quello che possiamo fare noi consumatori occidentali è cercare di consumare meno benzina possibile, per far calare i loro guadagni, e chiedere ai nostri governi maggiori controlli sulle pratiche di sfruttamento che queste multinazionali adottano nelle varie parti del mondo, pena l’esclusione dal mercato nazionale.

Manuel

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categoria: politica, dossier, attualità


mercoledì, 23 aprile 2008

HOOLIGANS: 2 FILMS PER CAPIRE MEGLIO!

“I’m forever blowing bubbles, pretty bubbles in the air…United!” (inno della Inter City Firm)

 

Ogni programma sportivo e non, soprattutto in concomitanza di eventi drammatici, ci propina discussioni infinite sul tema della violenza negli stadi e sul fenomeno “Ultras”. Io penso che il modo migliore per capire sarebbe leggere gli ormai molteplici libri scritti da ultras o basati su loro racconti, ma anche la visione di due ottimi films può aiutare (ometto volutamente l’orrendo “ultras” di Tognazzi ).

Il primo si intitola “Hooligans”, ma il titolo originale è “I.D.”. E’ un film inglese del 1995, per la regia di Philip Davis, e che vede come protagonista un convincente Reese Dinsdale. La trama è abbastanza semplice. Un giovane poliziotto, John, vuol far carriera e riceve l’incarico di infiltrarsi nel mondo degli hooligans, così diventa un assiduo frequentatore del pub “Rock”,ritrovo degli hooligans della squadra della seconda serie inglese,lo Shadwell. Da lì entrerà nel turbine di grandi bevute e spaventose risse, restandone sempre più coinvolto, fino alla drammatica rissa finale in un mercato cittadino. Ormai entrato completamente nella parte, lo ritroveremo nel finale infiltrato tra le fila di un movimento Skinhead, intonando un coro ormai diventato celebre: “i bianchi coi bianchi, i neri coi neri…e resteranno tutti interi”.

 

HOOLIGANSIl secondo è, invece, un film statunitense del 2005, titolo originale “Green Street Hooligans”, diretto da Lexi Alexander, e che vede come protagonisti Elijah Wood, il Frodo del Signore degli Anelli (bravo ma poco convincente), e Charlie Hunnam (forse meno “professionista”, ma decisamente più credibile).

Racconta la storia di uno studente di Harvard, cacciato per una congiura legata alla droga, che fa visita alla sorella trasferitasi a Londra. Qui diventa amico del cognato, il leader della “Green Street Elite”, la Firm (termine che indica il gruppo hooligans di una squadra di calcio) di punta del West Ham United. Frequentando, inizialmente per caso poi sempre con più convinzione, la “firm”, diventerà un hooligans a tutti gli effetti, arrivando, dopo una rissa drammatica con gli storici rivali del Millwall, a prendersi la vendetta per l’ingiusta punizione subita all’Università.

Pur trattando lo stesso tema, i due films sono molto diversi tra loro, sia per il taglio del racconto, sia per gli strumenti scelti per descrivere la realtà.

Il primo è molto più “asciutto”, contiene meno effetti cinematografici, e usa nomi di fantasia, come a voler quasi prendere le distanze dal mondo raccontato. Il secondo è più spettacolare, d’altronde è una produzione statunitense, e più attinente alla realtà. Infatti la tifoseria è quella del West Ham United, addirittura con scene girate ad Upton Park, il vero stadio degli “Hammers”, e seppur venga usato il nome “Green Street Elite”, i riferimenti alla famigerata “Inter City Firm”, il vero gruppo hooligans, sono piuttosto palesi.

Anche il taglio che viene dato al “plot” è abbastanza diverso. Nell’opera inglese, lo sguardo rimane tutto sommato estraneo al mondo hooligans. Infatti, seppur il protagonista finirà col rimanerne coinvolto completamente, cambiando per sempre la propria vita, si avverte che l’autore ne rimane estraneo, tanto che il percorso del protagonista rappresenta una “discesa agli inferi”, da cui non riuscirà più a riprendersi. Nell’opera a stelle e strisce, invece, c’è più penetrazione nella realtà “da stadio”, anche perché qua i protagonisti sono hooligans, non poliziotti infiltrati. Più curate appaiono anche le ricostruzioni della vita delle “firm”: dai riti prepartita, ai cori, alle ambientazioni e anche agli scontri. Così anche la morale che se ne trae è diversa. Nel film più recente, appaiono sicuramente i “lati oscuri” del mondo hooligans, ma credo non a caso il finale è ben diverso. Infatti il protagonista abbracciando i valori positivi legati a quel mondo, il coraggio, la fiducia in sé, il voler combattere anche quando sempre tutto perduto, riesce a migliorare la propria vita.

Insomma, piuttosto che sorbirvi la solita solfa del “tuttologo” di turno dedicate qualche oretta, perché no una bella serata, alla visione di questi films.

 

Manuel

 

 

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categoria: sport


martedì, 22 aprile 2008

SLANG/BOLOGNESE/ITALIANO PARTE II D-R

ESSERE DI UN'ALTRA (o di prima, o di primissima): sottointeso 'categoria' (al maschile è sottointeso 'ordine'). Locuzione utilizzata per esprimere entusiasmo e felicità per qualcosa. L'oggetto dell'espressione viene immediatamente posto al di sopra di ogni confronto con oggetti simili ma banalmente e tristemente più scadenti (di ultima).
FANGA: scarpa. Tendenzialmente schivo e scarsamente esibizionista il giovane felsineo apostroferà il suo interlocutore appoggiando un lieve: 'ho comprato delle fanghe in centro che sono di un'altra' .
FARE IL PROPRIO NUMERO (non...): locuzione di rimprovero che colpisce la giovane mente bolognese fin dalla più tenera età e che lo accompagna nel corso della sua esistenza pronunciata ora dall'amico di turno ora dalla dolce consorte la quale, prontamente avvedutasi dell'imminente, ricorrente fragorosa digestione del compagno nel corso del pranzo di nozze della sorella, lo apostroferà così: 'Non farai mica di nuovo il tuo numero?!'

            FAR L'ASINO: ha all'incirca la stessa valenza di fare FARE IL PROPRIO NUMERO; il termine puo' essere usato come rimprovero: 'Oh la pianti di far l'asino?!' oppure come complimento: ' Soccia quel tipo fa sempre l'asino, è troppo simpatico'.

            FARLOCCO: termine da usare in casi di malfunzionamento di un qualsiasi aggeggio. Il top del farlocco è quando fai un acquisto di cui sei troppo felice e ti accorgi, appena scartato che il tutto non funziona. 'Oh regaz, ho comperato un pc nuovo ma non si collega ad internet, mi sa tanto che è farlocco'.
FATTANZA: situazione mentale non molto differente dalla
cassa
. Questo termine è però più indicato nei casi di uso massiccio di sostanze chimiche (Chicche, funghi) oppure di erbe misteriose.
FERRO: I bolognesi usano questo riferimento al noto elemento presente in natura per indicare un veicolo a motore a 2 o 4 ruote. Tipiche situazioni sono quelle che si verificano quando il
maraglio
di turno si presenta al bar davanti agli amici con la 'Punto Sporting' ipertaroccata i quali diranno:
'Ma dai! Ma che ferro hai?' (notare la finezza della rima...) oppure '
VA MO' LA che ferro che sfoggi stasera'.

            FIOCCO: bacio. Gergo tipicamente da sbarbo, ma ormai caduto in disuso, ancora in voga fra i veri intenditori dello 'slang' bolognese.

            FITTONE: paletto, ostacolo, generalmente fisso, ma sono sempre più frequenti quelli mobili, per impedire il passaggio di autoveicoli. Il fittone classico è solitamente di forma fallica. 'Oh regaz l'altra sera ho preso contro ad un fittone in parcheggio e ho sfatto la fiancata'.

            FONTANIERE: idraulico.

            GABANELLA: Indica il riposino dopo mangiato, all'incirca fra le 13.30 alle 14.30. 'Regaz, io vado, mangio, mi faccio una gabanella e torno'.
GAGGIA: mento di notevoli dimensioni e sproporzionato rispetto al resto del viso. Tra gli esempi più famosi citiamo Celìne Dion e Michael Schumacher.

            GAGNARE: rubare, fregare. 'Dove hai preso quella biga?' 'L'ho gagnata in piazza Verdi a un Tunnello'
GEPPO: scarso, maldestro, personaggio di scarso spessore. Aggettivo dispregiativo utilizzato per additare persona sfigata di cui si nutre scarsa considerazione. L'espressione può essere rafforzata ulteriormente da specificazioni peggiorative come nei seguenti esempi: 'geppo di ultima'.

            GHEGA/GNOCCO/TOZZA: colpo, urto, ma può indicare anche un pugno oppure un incidente. 'Oh regaz l'altro giorno stavo impezzando una gnocca di prima. Il suo tipo però se ne è accorto e mi ha cacciato una gran ghega in fronte'.

            GHIGNARE: per il vero bolognese significa ridere. 'O regaz l'altra sera siamo andati a vedere i busoni e ci siam fatti delle gran ghigne!'

            GIANDO/GIANDONE: termine che ha la stessa valenza di geppo, ma che a differenza di questo deve essere usato con persone di notevole statura e stazza.

            GIAZZO: contrazione della parola 'ghiaccio'. Il termine sta ad indicare una temperatura particolarmente rigida con presenza di pinguini. 'Oh regaz, ma che giazzo fa oggi?'. Può avere anche significato di scarse disponibilità economiche 'Oh regaz, oggi ho del giazzo nelle tasche'.

            GNICCARE: termine dalla valenza multipla: può indicare un rumore 'Oh regaz ho la macchina che gnicca sull'anteriore'. oppure può essere usato per indicare una morte improvvisa 'Oh regaz l'altro giorno è gniccato mio nonno d'infarto'.

            GNOLA (FARE LA): espressione da usare in presenza di persone lamentose, querule. 'Dai mo Gina, ti porto al cinema, piantala di gnolare!'

            GREZZA: gaffe, figura barbina di proporzioni cosmiche.
GUAZZA: per il bolognese DOC il termine indica la brina che, durante le notti felsinee si forma, spesso e volentieri, un po' ovunque. 'Oh regaz occhio a tornare a casa col motorino che c'è della guazza'.
GUBBIARE: dormire. 'Oh regaz, ieri ero a pranzo da mia nonna, ho cacciato una gran
taffiata, mi è venuta una gran cassa nel pomeriggio, così mi son buttato sul letto e mi son fatto una gran gubbiata'.

            GUZZARE: ovvero l'atto sessuale propriamente detto, anzi fatto. 'Allora com'è andata con quella penna?' 'Le ho cacciato una guzzata della Madonna'. Il termine però può anche indicare un furto 'Regaz mi hanno appena guzzato la macchina!'
IMPALUGARE: allappare, invischiare. Tipico verbo da usare durante gare di Orzoro, pangrattato a cucchiaiate senza bere. Il giovane bolognese che tronfio estrarrà dal suo zainetto il mitico 'tortino porretta' o il non meno temibile 'buondì classico' (privo dell'effetto lubrificante della marmellata o della copertura di cioccolato) per la merenda si troverà irrimediabilmente impalugato e quindi bisognoso di ettolitri di liquido.

            INFOIATO: il termine indica uno stato mentale in cui un individuo si butta a capofitto in un'azione oppure è particolarmente convinto di riuscire in una impresa. 'Oh regaz con quella tipa la mi sto infoiando di brutto'

            INGHIPPO: situazione ingarbugliata, problema, grattacapo.
INTAPPO: abbigliamento particolare, look. Utilizzato in modo particolarmente efficace per riferirsi a travestimenti o agghindature finalizzate alla partecipazione a feste a tema (intappo anni '70). L'arrivo di un amico dotato di zampa di elefante e stivaletto in pelle con cerniera laterale verrà convenientemente salutato con un efficacissimo: 'meerda, che intappo! Sei troppo di un'altra!'. Lo stesso termine può essere esteso alla fanciulla notoriamente tranquilla in vena apparente di trasgressioni presentatasi con un look aggressivo. 

            INTAPPINO: termine che usano le donne per sottolineare un indumento intimo per far colpo sul fidanzato 'Ieri mi son comprata un intappino da urlo'.

INTORTARE (da cui il sostantivo 'intorto'): circuire, ammansire con discorsi possibilmente lunghi e fastidiosi a fini persuasivi. La pratica dell'intorto è tipicamente attuata dal giovane di tendenza che, sfoggiando camicia 'di primissima' ed il dodicesimo calice di frizzantino al dehor del Rosarosae, dà prova di prorompente logorrea alla fanciulla trampolata di turno al fine palese di ottenere favori di natura sessuale. Il risultato comunque è indefinibile!
'Lui la' mi ha cacciato un'intorto e non finiva piu', una pezza che LA META' BASTA!'.

            LA META' BASTA: unità di misura che indica lo stato di saturazione di un individuo: basta appunto la meta' dell'argomento in oggetto per provocare fastidio, figuriamoci l'intero... 'Oh lui li' e' talmente MARAGLIO che la meta' basta!'.
LESSO: tipo scarsamente sveglio. 'Lui lì è un lesso!' esclamerà la sagace fanciulla bolognese additando il giovane di passaggio il quale, la sera precedente, alla visione della suddetta in soli autoreggenti e sandali con tacco vertiginoso, non ha compreso le malcelate intenzioni sessuali della focosa compagna.

            LUDRO: personaggio dalle abitudini alimentari particolarmente sregolate (soprattutto nelle porzioni e negli orari), da cui il termine sludrare.

            LUMINO: emissione involontaria e accidentale di particelle di saliva dalla bocca. Il lumino compare sempre in momenti topici o importanti tipo quando stai intortando la donna della tua vita oppure durante un esame il cui esito potrebbe cambiarti la medesima e nel bel mezzo della discussione fai il bagno al tuo interlocutore perchè ti è partito il 'lumino'.
MARAGLIO: aggettivo sostantivato utilizzato per identificare ragazzi/e abbastanza grezzi che si mettono in mostra in modo vistoso e cafone. Il giovane della Bologna bene affermerà 'che gran maraglio!' indicando platealmente il possessore della Renault 5 turbo con ruote iperlarghe e adesivi sul genere 'turbo', 'Rabbit', 'O'neill'. Il contrario avviene quando il giovane della bologna bene sfodererà il Porsche fiammante dal quale scenderà rigorosamente iperabbronzato con camicia bianca e con occhiali da sole 'Rayban' portati anche la sera. In questo caso la domanda più comune tra la gente è: 'Ma che maraglio è...?'
MARONI: il termine, foneticamente parlando, rende al meglio il significato di queste rotondità anatomiche maschili di particolare importanza. Senza bisogno di spiegazioni sono le frasi ' Ho due maroni così' (sottointeso 'grandi': la grandezza viene spesso efficacemente espressa da una gestualità non fraintendibile...) e 'mi hai rotto i maroni'.

            MUSTA: termine che sta ad indicare il movimento ripetuto e ad andamento circolare della mandibola e della muscolatura attorno alla bocca dell'incallito consumatore di funghetti ed allucinogeni vari.
NIDI: materiale vario, radunato a casaccio in un cartone o cassetto che non si userà mai. 'Oh Cinno, vedi ben sistemare tutti quei nidi che hai nella tua camera, altrimenti te li caccio giù dalla finestra'. 'Quasi quasi oggi do' una ripulita all'armadio così caccio via un sacco di nidi'.

            NOCE: pugno. 'Ti caccio una noce' esclamerà il bolognese inveendo contro l'ennesimo 'extra' che cerca di pulirgli il vetro al semaforo.
NON C'E' PEZZA: locuzione ermetica che affonda le radici ai tempi di vacche magre in cui le pezze potevano sancire la salvezza di un capo di abbigliamento ormai logoro. Quando 'non c'è pezza' significa che non vi è modo di recuperare lo strappo e, per traslato, sottolinea l'ineluttabilità di un evento senza che si possa fare niente per evitarlo o per negarlo.
'Devo mettermi a dieta, non c'è pezza!' esclamerà non senza una nota di tristezza il giovane imbolsito da vagonate di tigelle e crescentine.
NON SI AFFRONTA: locuzione atta ad indicare situazioni, immagini e/o persone al limite della gestibilità o comunque sgradevoli a qualunque dei cinque sensi.
NON VOLERNE (PIU') MEZZA: essere saturo di una cosa al punto di non volerne più sentire parlare. Appare evidente il superiore impatto emozionale della locuzione felsinea al confronto del ben più prolisso ed inefficace corrispondente italiano.
(Vedi anche 'scendere la catena')

PAGLIA: sigaretta. Tipica l'espressione del galantuomo bolognese il quale, dopo avere sorseggiato il quinto 'mohito', si rivolge elegantemente al tavolo accanto al proprio biascicando: 'oh, regaz, avete una paglia?'.
PANNO: coperta (del letto). Viene chiamato a gran voce dal galantuomo bolognese al sopraggiungere dei primi freddi apostrofando così la signora: 'Oh, Cesira, tira fuori il panno!'.

            PAPAGNA/O: Pugno, sberlone, alternativa a GHEGA/GNOCCO/TOZZA. 'Oh se non la pianti di far l'asino ti do una papagna che ti faccio girare due ore'.

           PASSI LUNGHI E BEN DISTESI: frase in disuso ma sempre efficace, la dice chi vuole allontanare un individuo prima che succeda qualcosa del tipo rissa, o per interrompere bruscamente una conversazione: 'Oh tipo VAI MO' A RUSCO, passi lunghi e ben distesi o ti caccio una NOCE'.

            PELANDRONE: il termine, ormai quasi perduto, indica, in maniera insindacabile, lo scansafatiche per eccellenza, quello che ha sempre il culo peso. Le nonne apostofavano così i nipoti scarsamente attivi.

            PENNA: termine che viene usato per indicare un bell'esemplare di genere femminile. 'Oh regaz quella tipa lì è una gran penna'. 

            PEZZA: sostantivo derivato dal verbo 'impezzare' ossia usare la dialettica per chiudere all'angolo un altro individuo contro la sua volontà, il quale, dopo alcune orette sbotterà 'cioé, mi stai tirando una pezza allucinante! cioé, non ti si affronta: basta'. (Vedi anche 'tomella')

            PICCAGLIO: anche in questo caso la doppia C viene rimossa per una corretta pronuncia petroniana. Il termine ha molteplici significati: può essere impiegato per indicare la sicura che si abbassa per chiudere la portiera nella macchina, oppure più generalmente un qualsiasi oggetto sporgente che non abbia un particolare nome. Può essere usato anche per indicare un personaggio di cui si ha scarsa considerazione oppure uno sbruffone, in questi caso ha la stessa valenza di Bagaglio
PILLA (FRESCA): soldi, denaro. Sostantivo generalmente utilizzato per sottolineare le capacità economiche famigliari che permettono al vitellone di sfilare di fronte al 'Calice' sull'ultima spider in compagnia della gnocca di turno 'merda che ferro! Lui lì c'ha della gran pilla!'. 'Lui lì con quella azienda ha fatto della fresca'.

            PIOMBA: stato comatoso spesso dovuto all'azione di agenti esterni come droghe o alcool, ma che puo' essere usato per indicare anche uno stato vegetale conseguenza di abbondandti libagioni (classica la 'piomba post-pranzo').

            PLUMA: avarizia portata ad eccessi di tipo rabbinico. 'Oh regaz lui lì c'ha una pluma addosso che spacca!'
POLLEGGIO: riposarsi, stare calmi. Viene utilizzata spesso anche la forma imperativa del verbo in tono intimidatorio per raffreddare i bollori del maraglio di turno che spinge per non fare la coda all'ingresso della disco: 'Oh, polleggiati subito!'. 'Ieri sera non sono uscito, mis on polleggiato sul divano davanti alla TV'.

            POLO: sinonimo di GIAZZO.

            PRANA: sinonimo di BRONZA.

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categoria: bologna


lunedì, 21 aprile 2008

JAFFA E CARMEL: AGRUMI SIONISTI PER TUTTI!

Israele è una nazione che esporta moltissima frutta, anche in Paesi che ne sono grandi produttori come l’Italia. Mentre gli agrumi del Sud Italia vanno al macero, farsi un giro nelle campagne siciliane per credere, sui banconi dei nostri supermercati troviamo sempre più spesso prodotti importati, molti dei quali proprio da Israele.

Questo avviene in virtù di accordi bilaterali che impoverendo le nostre aziende agricole, in particolar modo del Sud, arricchiscono le grandi industrie del Nord che collaborano con Israele.

Molte sono le aziende italiane che hanno joint-venture con altre israeliane, altre hanno stipulato accordi tramite i due stati, famoso era quello che permetteva di mandare in Israele i camion dell’Iveco in cambio della frutta della ditta Jaffa.

Proprio il caso della Jaffa è interessante. Questa azienda in realtà esporta agrumi in larga parte coltivati nei territori Palestinesi, si tenga conto che questi ultimi non hanno altre possibilità di esportare i propri prodotti agricoli.

Oggi i tutti i prodotti provenienti da Israele, o dai territori illegalmente occupati, sono controllati da due marchi: la Jaffa e la Carmel.

Il marchio “Jaffa” è usato dalla Citrus Marketing Board of Israel (CMBI), un istituto statale fondato nel 1940 per promuovere, sviluppare e regolamentare il settore agro-alimentare israeliano in tutto il mondo. Nel 1990 è stato privatizzato e di fatto gestisce l’intero mercato degli agrumi israeliano.

L’altro marchio è quello della “Carmel”. Questo viene usato dalla Agrexco, un’azienda controllata dallo Stato, che si occupa dell’esportazione di tutti gli altri prodotti agricoli, in particolar modo degli avocados e dei fiori recisi.

Il caso dei fiori recisi coltivati in Palestina è il più emblematico. Infatti per essere commercializzati l’Agrexco impone che essi rechino un certificato d’origine israeliano, pur venendo coltivati nei territori occupati. Una volta venduti, l’azienda israeliana trattiene per sé il 40% dei ricavi come “quota marketing”. In realtà, i coltivatori potrebbero bypassarla, ma ciò è quasi impossibile; infatti devono comunque pagare il trasporto attraverso Israele, subire numerose ispezioni “per la sicurezza” da parte delle forse armate israeliane e anche una volta superati gli ostacoli a monte, in virtù degli accordi bilaterali, hanno grosse difficoltà a piazzare la merce sui mercati finali.

Si  consideri a riguardo che che l'art. 38 dell'Accordo ad interim UE-Israele, sul commercio e temi ad esso collegati, si applica al "territorio dello Stato di Israele" e non contiene nessuna altra ulteriore definizione. Israele ha annesso unilateralmente sia Gerusalemme Est che il Golan e così per la legge israeliana fanno parte dello Stato di Israele. Per le colonie in West Bank e Gaza, pur non formalmente annesse, la giurisdizione israeliana è applicata nella pratica.
Tutte le risoluzioni dell'ONU affermano che né le colonie in West Bank e Gaza, né Gerusalemme Est e Golan possono essere considerate parte dello Stato di Israele, quindi l'ambito territoriale di applicazione dell'accordo ad interim si dovrebbe intendere limitato alle frontiere precedenti il 1967, cosa non applicata nei fatti, impoverendo paurosamente le famiglie contadine Palestinesi.

Come se questo non bastasse, l’industria agricola israeliana fa molto uso di biotecnologie. Quindi molti prodotti sono geneticamente modificati.

A puro titolo esemplificativo, i pompelmi “Jaffa” contengono elevate percentuali di tiabedanzolo (E233), un elemento che la Commissione di vigilanza europea ha ovviamente definito come non pericoloso, ma al contempo a suggerito cautela e adozione di misure di controllo.

Per chi volesse essere sicuro di non acquistare prodotti provenienti da Israele, basta guardare il codice a barre, se inizia con le cifre “729” allora proviene da Israele.

L’invito è quello di boicottare i prodotti alimentari israeliani, per combattere le politiche sioniste e razziste di Israele, supportare le famiglie contadine palestinesi e favorire il consumo di merce italiana.

 

Manuel

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categoria: politica, dossier, cibo alimentazione e salute