martedì, 27 novembre 2007

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-          ELECTION DAY IMMIGRATI: il 2 Dicembre gli immigrati voteranno. Cui prodest?

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venerdì, 23 novembre 2007

GAIA: UN PIANETA CHE VIVE!

 

gaiaNel 1979 il matematico James Lovelock pubblicò un libro dal titolo “Gaia”, in onore della Dea Terra degli antichi Greci.  La tesi principale del suo scritto era che la Terra fosse un unico organismo di dimensioni planetarie. Questo implicherebbe che ogni azione compiuta da una qualunque delle specie viventi sul pianeta ha effetto su tutto l’insieme, essendo esse parti di un unico organismo vivente, come gli organi che interagiscono all’interno dell’essere umano.

Particolare rilievo viene dato all’atmosfera, concepita come il grande organo di interconnessione e termoregolazione del pianeta, idea che verrà poi ripresa anche dallo scienziato australiano Tim Flannery, che la chiamerà “il grande oceano d’aria”. Secondo Lovelock, l’atmosfera deve essere considerata come una costruzione biologica, che pur non essendo vivente rappresenta un’estensione di un sistema vivente (Gaia appunto). Per spiegarsi porta come esempio la pelliccia del gatto, non vive di per sé ma serve all’animale per adattarsi all’ambiente prescelto per vivere, così l’atmosfera permette a Gaia di termoregolarizzarsi.

A riprova di ciò prende in esame l’aumento della temperatura del Sole e la paragona a quella della Terra.

Il Sole diventa sempre più caldo man mano che invecchia, il calore dei raggi è aumentato del 30% da quando si misurano, nonostante ciò la temperatura della Terra è rimasta quasi costante, ciò significa che ci deve necessariamente essere un sistema di regolazione che permette a Gaia di mantenere la vita al suo interno. Bisogna, infatti, considerare che una variazione anche solo di 1/10 del 1% della radiazione solare è sufficiente a scatenare un’era glaciale.

Ulteriore e forse più affascinante prova della “vita” di Gaia è rappresentata dalla “curva di Keeling”. Questo grafico rappresenta il risultato di una seriecurva keeling di misurazioni compiute dal ricercatore David Keeling a Mauna Loa a partire dal 1958. Attraverso queste misurazioni si è osservato il variare della concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell’aria.

Si nota che ogni primavera, ciò quando la vegetazione nasce, la CO2 viene estratta dall’aria diminuendo; al contrario ogni autunno, con la decomposizione, l’anidride carbonica viene emessa nell’aria aumentando.

Da qui, si dice che la “curva di Keeling” rappresenta Gaia che respira: inspira in primavera, facendo calare l’inquinamento, ed espira in autunno, facendolo aumentare. La cosa preoccupante però è che ogni anno il livello di CO2 aumenta sempre, segno che la respirazione naturale non basta ad eliminare gli effetti generati dall’attività umana.

Tutto questo fa capire che l’umanità deve assumere un nuovo atteggiamento nei confronti della Natura, bisogna rendersi conto che siamo all’interno di un unico sistema e che se, per esempio, gli alberi della Amazzonia verranno tagliati ai ritmi terribili degli ultimi anni, non ne soffriranno solo gli indigeni, ma tutta l’umanità; infatti verrà compromessa l’intera “respirazione” di Gaia e tutti ne pagheremo le conseguenze.

Per approfondimenti: "I signori del clima" di Tim Flannery

 

Manuel

 

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giovedì, 22 novembre 2007

A VOLTE RITORNANO...E CE LI MERITIAMO PURE!!!

zombieGrandi novità agitano lo scenario politico italiano!

Due "nuovi" partiti si sono formati nel giro di pochi mesi: il Partito Democratico e il Popolo delle Libertà.

Beh, non c'è che dire, grandi rivoluzioni sono in vista. Prima la Sinistra riformista si unisce con la corrente di Sinistra della Democrazia Cristiana, poi la corrente di Destra dello Scudo Crociato lo fa con i Socialisti craxiani.

Una volta questo si chiamava Pentapartito, e veniva accusato di aver distrutto l'Italia, oggi si parla di un'era nuova per la Nazione! Tanto che i primi sondaggi danno l'insieme dei voti potenziali dei due partiti a circa il 70%!

Ma al contrario della moda imperante, secondo la quale la colpa è sempre di chi Governa, vorrei analizzare cosa in questi anni è stato proposto di alternativo, non solo dai partiti una volta all'opposizione, ma anche dalla cosiddetta "società civile".

Il Partito Comunista, si è sostanzialmente diviso in due tronconi. Uno, il maggioritario, prima ha dato vita ai DS e oggi si è alleato con la DC, d'altronde il compromesso storico esisteva già da tempo. Il minoritario ha dato vita a Rifondazione Comunista e ai Comunisti Italiani, oggi in cerca di salvezza nella Cosa Rossa. Detto dei primi, cosa è nato dai neo-comunisti? Direi poco o nulla, all'opposizione si appiattivano sulle posizioni dei Centri Sociali, notoriamente più interessati a gazzarre di piazza che non alla proposta politica. Una volta al Governo, si sono trasformati nei lacché di Prodi, minacciando crisi di Governo puntualmente mai avvenute.

A Destra le cose sono forse andate peggio. Il M.S.I., come tutti sanno, ha dato vita ad A.N. e a formazioni politiche da 0,001%. Queste ultime, quando non erano operazioni personalistiche, non hanno prodotto nulla di rilevante da un punto di vista culturale e politico, soprattutto per la pochezza di voti che le ha contraddistinte.  Ma il caso più triste è rappresentato dai Finiani. Nonostante una buona percentuale elettorale, l'apporto dato al rinnovamento del Paese è stato assolutamente nullo. Quale battaglia è stata portata avanti con successo? Che progetto culturale e politico rappresenta A.N.? La risposta a queste domande è una sola: il nulla!

Poi abbiamo quello che ritengo il più grosso bluff della storia repubblicana: la Lega Nord! Nata per rappresentare il, giustificato o meno, risentimento delle regioni del Nord contro il sistema-Italia, si è trasformata in una specie di forza populista-borghese-conservatrice dagli obiettivi fumosi e dai conseguenti inesistenti risultati!

Tutta colpa dei politici ladroni?

Vediamo cosa è nato da questo popolo italiano così virtuoso. Abbiamo avuto la grande partecipazione delle primarie. Tanti milioni di italiani in fila per votare Veltroni, così che il Pentapartito possa tornare a governare. A proposito, chi si ricorda Cuore di Serra e il vergognoso lancio di moneta a Craxi? Si sa, la Storia la scrive sempre chi vince!

Il secondo grande evento è stata la discesa in campo di Grillo. Anche qua milioni di persone nelle piazze per....onestamente ancora non l'ho capito. Anzi, una cosa è emersa, la volontà di presentare liste civiche…. da sole? alleate con chi? al fine di? Anche qua una piccola postilla. Il "moralizzatore" della vita politica nazionale è stato condannato in via definitiva per un caso di omicidio...come dice il proverbio: è più facile notare la pagliuzza nell'occhio altrui che una trave ne proprio!

Insomma, il Pentapartito sta tornando, favorito anche dal proporzionale con sbarramento che porterà in Parlamento solo le briciole dell'opposizione, ma il Popolo italiano se lo merita proprio!

Manuel

 

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martedì, 20 novembre 2007

ELECTION DAY IMMIGRATI

Un consigliere di Quartiere a Bologna, ci ha inviato un articolo sulle votazioni per immigrati che si svolgeranno nel capoluogo felsineo. Lo pubblichiamo al fine di promuovere un dibattito su un'iniziativa che sta passando sotto silenzio.

ELECTION DAYDomenica 2 dicembre 2007, avrà luogo nella nostra città l’election day. In questa giornata, i cittadini extracomunitari e apolidi di Bologna e della provincia, sono chiamati a votare sia per le consulte dei cittadini stranieri  che verranno istituite in ogni quartiere della città  sia per il  consiglio degli stranieri e degli apolidi della provincia di Bologna. Quindi due votazioni diverse in un solo giorno. Cerchiamo di capirne qualcosa di più.

 

Le future consulte dei quartieri, che saranno composte ognuna da cinque persone e dureranno quanto la legislatura del consiglio di quartiere, sono elette direttamente sulla base di candidature individuali. Le consulte  poi sceglieranno al proprio interno un portavoce che prenderà parte alle sedute del Consiglio di Quartiere in rappresentanza delle cittadine e dei cittadini stranieri. Avranno un ruolo, come dice la parola stessa, di sola consultazione, e solo su alcune tematiche particolari. Per presentare la propria candidatura nei quartieri, è necessario essere cittadini extracomunitari o apolidi residenti da almeno due anni in città e  raccogliere almeno 20 firme. La presentazione delle candidature e le relative sottoscrizioni da parte degli elettori si sono concluse alle 12 di venerdì 9 novembre, la settimana scorsa (per avere visione integrale del regolamento delle consulte di quartiere dei cittadini stranieri, approvato dal Comune di Bologna il 3 settembre 2007, confrontare la deliberazione n. 74/2007 dell’Albo Pretorio, consultabile sul sito del Comune di Bologna, www.comune.bologna.it)

 

Il  futuro Consiglio provinciale  sarà eletto anch’esso per 5 anni ed opererà attraverso 3 organismi: l’Assemblea, che avrà funzioni di indirizzo;il Presidente, con funzioni di coordinamento e rappresentanza; l’Ufficio di Presidenza, con funzioni operative. L’Assemblea sarà composta da 30 membri. Il Consiglio parteciperà  alla formazione delle politiche dell’Amministrazione provinciale, con funzioni consultive e propositive.
Potrà esprimere pareri e proposte su tutte le materie di competenza del Consiglio Provinciale. Il parere sarà obbligatorio sulle proposte di bilancio preventivo e sulle spese riguardanti le politiche di accoglienza ed integrazione degli stranieri.
Il Presidente eletto all’interno del Consiglio degli stranieri parteciperà, anche attraverso propri delegati, a tutte le sedute del Consiglio Provinciale, delle Commissioni Consiliari, della Conferenza metropolitana dell’Area bolognese e dell’Assemblea del Nuovo Circondario Imolese. Al contrario delle consulte dei quartieri di Bologna, gli eletti del consiglio provinciale percepiranno il gettone di presenza.
In provincia si è proceduto alla candidatura attraverso la presentazione di liste, da presentare entro il 2 novembre.

 

Gli intenti del Comune di Bologna  e della Provincia sono evidenti. Dal sito del Comune riportiamo le parole introduttive all’election day: “Come altri Comuni italiani, Bologna si dota di una sede di partecipazione e consultazione delle cittadine e dei cittadini extracomunitari e apolidi, che non hanno ancora il diritto di voto nelle elezioni amministrative e politiche. Si tratta delle Consulte dei Cittadini Stranieri istituite dal Regolamento in vigore dal 3 settembre 2007: saranno una per ogni Quartiere e potranno esprimersi sui temi dell'accoglienza e dell'immigrazione in città e, più in generale, su tutti gli argomenti trattati nei Consigli dei Quartieri. L'adesione delle cittadine e dei cittadini stranieri a questa forma sperimentale di consultazione costituisce per la nostra città non solo un'opportunità concreta ed immediata di ampliamento dei diritti di partecipazione democratica, ma anche un importantissimo segnale in vista della possibile estensione del diritto di voto nelle elezioni amministrative e politiche.

Il comune di Bologna, attraverso i suoi uomini, Adriana Scaramuzzino, vicesindaco e assessore alle politiche sociali (quindi alle tematiche relative all’immigrazione. La Scaramuzzino è quella che ha coordinato l’operazione Villa Salus, con gli ottimi risultati che conosciamo!), e Libero Mancuso, assessore al decentramento (quindi sulle tematiche relative ai quartieri), stanno cercando di realizzare una strategia tesa a scavalcare la legislazione vigente, che non concede il diritto di voto nelle elezioni amministrative (e a maggior ragione anche a quelle politiche) agli extracomunitari. Ai cittadini comunitari residenti è invece permesso partecipare alle elezioni amministrative.

Questi due guru del multiculturalismo, dell’ideologia democratico-ugualitaria, hanno quindi escogitato il metodo delle consulte, diversi dai tentativi diretti realizzati da altre città  italiane (Genova, Padova, Forlì, Torino...), ma miseramente falliti a causa della bocciatura del consiglio di Stato, che gli ha sempre considerati anticostituzionali. In assenza infatti di norme a livello centrale, i regolamenti elettorali rimangono una competenza esclusiva dello Stato, e questo nonostante le battaglie dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), a cui la “nostra” Adriana Scaramuzzino ha partecipato, tese a  rivendicare ai comuni una forte discrezionalità in materia. Per il voto agli extracomunitari pertanto non è sufficiente modificare il proprio Statuto e Regolamento comunale e bisogna aspettare un’apposita legge nazionale, che il governo Prodi non ha ancora varato ma che ha sicuramente in grembo (insieme alle modifiche per l’ottenimento della cittadinanza).

Perciò i nostri due ex-giudici (la Scaramuzzino è entrata in magistratura dal ’77), hanno escogitato uno stratagemma, puntando sui quartieri e sulle consulte, per evitare problemi costituzionali, se non altro perchè i consigli circoscrizionali possono dare autonomamente il voto agli immigrati anche in mancanza di una legge nazionale.

Giovedì scorso, 8 Novembre, ho partecipato, in qualità di consigliere di quartiere,  alla Commissione Immigrazione del Quartiere San vitale (il nome integrale della Commissione è  “Immigrazione, Integrazione sociale, solidarietà, Volontariato, Servizi Educativi e Adolescenza”....) Ospite d’onore della commissione era Adriana Scaramuzzino. Tanto per cominciare nella sala oltre al sottoscritto e all’Adriana, c’erano altre 5 persone: il consigliere che presiedeva la seduta, un altro consigliere del San Vitale, e 2 rappresentanti dell’associazione impegnate nei servizi sociali e nell’integrazione (le associazioni Albero di Cirene, Xenia, Pandora, Centro Interculturale Zonarelli...) . Quattro gatti dunque, per un evento che era stato mediaticamente pompato dal quartiere.

Non c’era nessun extracomunitario presente, e questo nonostante il coordinatore della commissione si giustificasse di aver fatto non so quanti inviti. Ma il dato più comico era che a quella seduta, i candidati extracomunitari o apolidi che si erano presentati e candidati   per la consulta di quartiere erano pari a zero.  E negli altri quartieri della città le cose non sembravano andare per il meglio, anzi. Il vicesindaco era a dir poco imbarazzato.  A ciò si aggiunga poi che la data del 9 novembre come scadenza ultima per presentare le candidatura, era stata decisa come una proroga di una precedente scadenza in Ottobre, quando praticamente non vi erano state candidature per le consulte. Un vero flop, quindi. E questo certo non si può attribuire alla poca informazione messa in campo. Sono stati spesi più di 40.000 euro, attinti dal settore anagrafico elettorale, solo per preparare manifesti, inviare una lettera informativa a casa di ogni extracomunitario e volantini. E a ciò bisognerà aggiungere il costo per il servizio del personale della polizia municipale e altri addetti vari per garantire il funzionamento dell’election day. Ma il costo economico non è così importante rispetto alla sciattezza dell’ideologia messa in campo, come vedremo tra poco. 

Di certo, grazie alla possibilità di ogni  presidente  e  vicepresidente di quartiere di vidimare le firme, in qualche modo riusciranno a mettere su qualche candidato appositamente preparato e istruito nelle sale di partito, sindacali  o associative. (mentre scrivo sono tornato sul sito del comune di Bologna, e ho letto che hanno fatto un ulteriore proroga, la terza, al 20 novembre 2007: infatti ieri, 15 Novembre, c’è stata la conferenza dei presidenti, con all’ordine del giorno  n° 2 l’election day, e probabilmente si sono resi conto di non esseri messi benissimo con le firme...)

E pensare che nel solo quartiere San vitale risiedono più di 3000 extracomunitari...

In provincia le cose sembrano essere andate diversamente. Questo può essere spiegato con  la maggiore attrattiva che il Consiglio Provinciale ha esercitato sugli extracomunitari, sia in termini di corresponsione economica che di prestigio. Tanto che le liste presentate sono state più di 37, ed accettate 32. La consultazione di queste liste, e dei loro candidati, è interessante perché offre uno specchio dello stato e delle dinamiche degli extracomunitari sul  nostro territorio.

Molte di queste liste, come abbiamo detto precedentemente, saranno state fabbricate dai nostri zelanti mediatori sociali, pedagogisti, associazioni multiculturali e dai partiti e sindacati cristiani e di sinistra. Però molte di queste liste sono caratterizzate etnicamente, forse senza la mediazione suddetta, che non ha potuto impedire una per loro fastidiosa tendenza al “monocolore”: vi è la Alb, per esempio,  “Albanesi di Bologna”, tutti albanesi, l’ “l’Alleanza”, di soli filippini, “Un mondo di colori”, di soli pakistani, “Libertà e giustizia”, di soli marocchini. Spicca l’assenza dei cinesi: tra tutte le liste non ne compare neanche uno: eppure essi sono, solo in città, più di 2000, un ulteriore prova della autoghettizzazione di questa enclave. Per altri motivi, completamente assenti gli ucraini (la maggior parte sono donne, badanti, troppo impegnate nel lavoro per tali quisquilie)   e gli statunitensi (quest’ultimi non hanno bisogno del giochino democratico per far sentire il loro peso politico; in città grazie al covo della John Hopkins University, debitamente protetta dai caramba con mitra spianato, 24 h su 24 h)

La vera cartina di tornasole di tutta questa operazione si vedrà però sull’affluenza alle urne che si avrà durante la giornata del 2 dicembre.

Quello che è plausibile, è che questo goffo  tentativo di insegnare di forza, attraverso mille espedienti,  il giochino (sporco, v.m. 18 anni) della democrazia, ai “neofiti” extacomunitari (che provengono spesso da mondi e contesti culturali dove la democrazia in versione  borghese-occidentale non si è mai insediata, per fortuna loro, e dove vigono sistemi politici differenti), avrà scarso successo, come le cifre sulla città, e quelle probabilmente pompate in provincia, tendono a far credere. E’ però un primo tentativo di sondare il terreno verso un importante potenziale bacino elettorale, da sfruttare già forse a partire dalle prossime elezioni. Così si spiegherebbe la fretta e l’incuria con la quale è stata messa su, almeno in città, la manovra.

Ci saranno comunque  sicuramente rappresentati di determinate comunità etniche, quelle da più lungo tempo insediate sul nostro territorio,  che cercheranno di strappare attraverso questi nuovi organismi vantaggi per la propria comunità ed agiranno seguendo questo naturale impulso. Alla consueta e quotidiana lotta politica lobbystico-partitica di colore tutto  italiano, bolognese, si aggiungerà un lotta di lobby caratterizzate etnicamente: non solo italiani vs extracomunitari, ma anche extracomunitari il lotta fra di loro. Sarà nuovo caos, in aggiunta a quello odierno.

Nella situazione attuale, in cui il nostro sistema politico  sta raggiungendo anche in città il culmine del suo putridume, e dove sarebbe opportuno cominciare a risanare gradualmente o di colpo l’ambiente,  privando per esempio dei diritti politici alcuni dei nostri connazionali (Scaramuzzino e Mancuso in primis,), per riportare ad un minimo di serietà e decoro la nostra squinternata società, si vuole procedere invece nella direzione opposta, addestrando nuove leve al giochino (cretino) parlamentare-elettorale, e spargendo a destra e a manca il seme di future tensioni sociali.

 

Michele Franceschelli

Consigliere di Quartiere- Casa delle Libertà

 

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lunedì, 19 novembre 2007

DOLORE,RABBIA E VERITà

aldroIn Internet sta girando questa mail, nella speranza sia vera decidiamo di pubblicarla.

Lettera alla famiglia di Gabriele Sandri
Mi chiamo Patrizia Moretti, sono la mamma di Aldro.Il 25 settembre
2005 mio figlio Federico di 18 anni moriva a Ferrara sotto i calci e
le manganellate di quattro agenti di polizia mentre invocava aiuto.Mi
rivolgo alla famiglia di Gabriele Sandri.Voglio esprimere il dolore
mio e di mio marito per la perdita del loro figlio Gabriele.
Voglio dire loro che so, purtroppo, cosa stanno provando in questo
momento e che cosa proveranno in futuro.
Dalla perdita del proprio figlio è impossibile, io credo, riprendersi,
e sempre difficile è dominare la rabbia che diventa, insieme al
dolore, costante e invadente compagna di vita.
Voglio rivolgermi però soprattutto a tutti gli amici di Gabriele e a
tutti i ragazzi che sono rimasti colpiti dalla sua morte.
In questi due anni di vita trascorsa senza più Federico ho incontrato
tanti, tanti ragazzi nei centri sociali, nei palazzetti dello sport e
negli stadi. Ci hanno scaldato il cuore perché ci hanno impedito di
sentirci da soli, io e Lino, nella nostra battaglia per la verità e
nel nostro dolore.
Li consideriamo tutti amici di Federico e della sua memoria.
Il loro atteggiamento civile, discreto e composto di pubblica
partecipazione è stato determinante, insieme a tanti altri eventi, a
mettere sempre più in grave imbarazzo coloro che volevano nascondere
la verità ed infangare la sua memoria.
Amici di Gabriele! fate come loro! non date spazio alla violenza
neppure verbale e isolate coloro che, con i loro comportamenti
criminali, consentono di far passare in secondo piano la tragedia di
Gabriele in favore del "danneggiamento dei cassonetti
dell'immondizia".
Vi prego, rispettate la famiglia e Gabriele, che ha bisogno di voi,
della vostra schietta e calda umanità. Solo questo potrà aiutarli ad
ottenere giustizia e verità.
Fate come quei tifosi della Fortitudo Basket di Bologna e
dell'Avellino, che durante la partita si sono presentati tutti insieme
con una maglietta che chiedeva giustizia e verità per Federico. Fate
come loro che quando gli è stato imposto dalle forze dell'ordine, in
modo tanto insensato quanto immotivato di rovesciarla, uno per uno,
per nasconderne il messaggio, essi tutti hanno civilmente ubbidito.
A tutti questi ragazzi io voglio bene, e auguro a Gabriele e la sua
famiglia che ciò accada anche per loro, perché quanto purtroppo si è
visto nei telegiornali io credo che uccida due volte Gabriele Sandri.
Con profondo affetto e partecipazione
Patrizia Moretti

sandri_gabriele

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lunedì, 19 novembre 2007

CONVEGNO A BOLOGNA SU UOMO E NATURA

CONVEGNO 1

 

Uomo e natura:

rifiutare una logica utilitarista per recuperare un rapporto ancestrale.

 

 

 

 

Programma del convegno:

 

 

 

Ore  15: Introduzione a cura di Francesco Bevilacqua, (vicepresidente dell’Associazione Edera)

 

 

Ore 15.30: ““La Bella d’erbe famiglia e d’animali”: storia di un legame spezzato”. Dott.ssa Alessandra Colla (direttore responsabile mensile Orion)

 

 

Ore 17.30: “La natura come paradigma critico della civilizzazione occidentale”. Dott. Eduardo Zarelli, curatore Casa Editrice Arianna.

 

 

Ore 19.30: Conclusione a cura di Michele Franceschelli  (presidente dell’Associazione Edera)

 

 

 

 

Sabato 24 Novembre 2007, Sala Consiliare del Quartiere Porto- via dello Scalo, 21- Bologna

 

 

 

Convegno organizzato dall’Associazione Culturale Edera

www.associazioneedera.org

info@associazioneedera.org

349-6721944

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venerdì, 16 novembre 2007

BRIGANTEIDE

di Nicola Misasi - 13/11/2007

Fonte: roccobiondi

 
 

briganteNicola Misasi (nato a Cosenza il 1850 e morto a Roma il 1925) non ha in simpatia il bandito d’Aspromonte Giuseppe Musolino, che negli anni intorno al 1906 (anno di pubblicazione di Briganteide) faceva tanto parlare di sé le cronache dei giornali. Musolino – scrive Misasi nella premessa al libro - «non è punto un brigante, perché non basta l’uccidere, non basta l’esser feroce, non basta il vendicarsi dei propri nemici per meritare un tale titolo di nobiltà nel regno del delitto». L’omicida di Reggio non è un Carlo Moor, un Ernani, un Ettore di Serralta, anime assetate di libertà e di giustizia che sorgevano per difendere i deboli contro i forti, gli oppressi contro gli oppressori.
E poi Reggio non fu mai terra di briganti, perché con il suo sole caldo e limpido, il suo mare spumoso e ridente, i suoi colli ed i suoi piani verdi di ulivi e di aranci, può essere la terra di «Mignon morbide e bianche sognanti baci e carezze fra i rosai» e non la terra dei Robin Hood armati di carabine e di pugnale, aspettanti al varco il passeggero.

Regno e terra dei briganti era la Sila cosentina, «far la storia della Sila è far la storia del brigantaggio». La Sila si estende da Acri a Taverna per circa cento chilometri, con picchi che giungono all’altezza di 1800 metri sul livello del mare, con gole profonde, con altipiani acquitrinosi. Per le pendici della Sila sono disseminati gli innumerevoli paeselli in cui d’inverno tornano i contadini scacciati dalla neve e dal freddo dei monti; «e da quei paeselli balzavano nelle macchie gli oppressi, i reietti, coloro che a una lunga vita di stenti, di umiliazione e di servitù, preferivano un breve giorno di tripudio». “Meglio un anno toro che cento anni bue”, diceva un detto dei montanari silani; «e in tal detto ci era tutta la Sila, ci era tutto il brigantaggio dei tempi di Roma fino ai nostri tempi».
Bene ha fatto quindi l’editore – scrive Misasi - «ad invitarmi a scrivere non già di Musolino, ma a proposito di lui e del chiasso che si è fatto intorno a lui, una breve storia del brigantaggio calabrese». Impresa non facile per il Misasi sintetizzare quanto già aveva scritto in una cinquantina di romanzi e circa duecento racconti. E nella premessa il Misasi stesso invita a chi vuol saperne di più a leggere i suoi Racconti Calabresi, In Magna Sila, Senza dimani, Assedio di Amantea, Cronache del Brigantaggio.

Raffaele Nigro, nel suo Giustiziateli sul campo, citando Antonio Verre, scrive che Misasi è stato «fecondo romanziere di un’idea sola». L’idea del brigantaggio, espressione di una ancestralità ferina ma eroica che faceva dell’antico calabrese un titano.
Al brigante «temuto dagli uomini, amato dalle femmine, protet­to dai signori, servito dai poveri, pasciuto di carni succolenti, di vi­no generoso, vestito di velluto coi bottoni di oro o di argento, ar­mato di fucili damaschinati e di pugnali con l'elsa di avorio; sen­tendosi nelle solitudini immense e nei boschi profondi, dei quali conosceva ogni sentiero, ogni antro, ogni recesso, libero come lo sparviero e gagliardo come il toro; assaporando la voluttà di sen­tirsi lupo, lui che per tanti anni era stato agnello, che importava se domani, sorpreso a mezzo di un banchetto, di un ballo o fra le braccia di una femmina una palla di fucile lo farà rotolare cadave­re in fondo ad un burrone; o se, dopo aver lottato come un cin­ghiale inferocito, e aver ferito ed ucciso, lo trarranno in un carce­re per esser poi condotto al patibolo in mezzo ad una folla di spet­tatori, tra i quali riconoscerà l'amico con cui banchettò, la bella femmina che gli diede baci e carezze, che importava?». Per un an­no o per pochi mesi avrebbe goduto tutte le gioie della vita, si sarebbe pasciuto di cibi delicati, avrebbe dormito avvolto nell'ampio e ricco mantello presso un buon fuoco scoppiettante in una vasta caver­na, avrebbe amato e sarebbe stato amato dalle più belle contadine.

Al Misasi interessa poco la cornice storica nella quale si muovono i briganti, per lui «il brigantaggio calabrese fu una lotta secolare tra il debole ed il forte che è poi la storia dell’umanità». Non sono gli avvenimenti storici che creano le condizioni del brigantaggio, «era il bosco che pro­duceva il brigante, che lo attirava, che gli parlava di libertà, d'indi­pendenza, che ne temprava il cuore alle passioni violenti; era la Si­la che lo seduceva come una femmina bella e perversa, con le sue segrete bellezze, con le sue acri voluttà. Da Spartaco a Marco Be­rardi, da Tallarico a Seinardi, quanti di cotesti audaci ivi regnaro­no, quante pagine vi scrissero della fosca leggenda!».

Il gladiatore Spartaco, che nel 73 a.C. capeggiò una grande rivolta contro Roma, si rifugiò nei monti della Sila per rifarsi di una sconfitta e uscirne «più baldo e più risoluto a viver libero ed a morir libero».
Marco Berardi, proclamatosi “il Re dei boschi”, tenne in scacco sui monti della Sila per molti anni le truppe di Filippo II, re di Napoli e Sicilia dal 1556 al 1598. Per non farsi prendere vivo, si lasciò morire con la sua donna chiuso in una grotta.
Ma l’ammirazione maggiore del Misasi va al brigante Giosafatte Tallarico, «brigante calabrese, non superato dai masnadieri che lo precedettero e lo seguirono». In lui la forza era accoppiata all’astuzia, il coraggio alla prudenza, la ferocia alla bontà, la rozzezza ad una certa cultura. Era stato prete, poi aveva studiato da farmacista, ma nel 1820 uccise il seduttore di sua sorella e si diede alla macchia. Per ventisette anni, dal 1820 al 1847, regnò da re assoluto sulla Sila. Di lui – dice il Misasi – si ricordano solo le buone azioni, gli atti di generosità, di carità, di cavalleria. Trattò la sua resa alle forze governative per mezzo di un avvocato casentino. Fu deportato ad Ischia, ove gli assegnarono una casetta in riva al mare. Morì quasi novantenne, riverito ed amato.
Di questi ed altri briganti Misasi parla con entusiasmo nella sua Briganteide, che non è certamente l’opera sua più riuscita, ma è l’ultima testimonianza della sua ammirazione e stima per gli eroi briganti.
Ma ora [nel 1906] il brigantaggio è finito. L’emigrazione, portando in lontane contrade lo spirito di avventura e di vagabondaggio del calabrese, ha ucciso il brigante.

L’editore Laruffa ristampando quest’opera del Misasi continua la sua meritoria operazione culturale di riproposizione e diffusione di importanti e significativi scritti sul brigantaggio politico e sociale.
Se un piccolo appunto si vuol muovere all’editore è che sarebbe stato più utile e funzionale stampare i due volumi insieme [unico volume], premettendo una introduzione bio-bibliografica sul Misasi.

Nicola Misasi, Briganteide, Laruffa Editore, Reggio Calabria 2007, Vol. I (pp. 126, € 10,00), Vol. II (pp.104, € 10,00).

Tratto da
www.ariannaeditrice.it

Mauro

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giovedì, 15 novembre 2007

TERRORISTI SARETE VOI!!!!

italia LUTTOE via, continua la discesa verso il patetico!!!! Addirittura l'accusa, per gli ultras protagonisti degli incidenti di Roma, è di TERRORISMO!

La giustificazione è ridicola quanto spia di una situazione di attacco alla democrazia da parte delle cosiddette forze dell'ordine veramente preoccupante.

Gli ultras avrebbero attaccato le istituzioni dello Stato, influenzato le autorità nello svolgere le loro attività e seminato terrore tra la popolazione. Giusto per chiarezza analizziamo velocemente i fatti e vedremo chi sono i veri TERRORISTI.

La mattina di Domenica un ragazzo, che aveva lavorato fino a notte fonda, dormiva tranquillamente nella sua macchina, quando un poliziotto gli ha sparato in testa procurandone la morte. Le autorità hanno deciso che la giovane vita non valesse le partite del campionato di calcio e fanno partire il circo del pallone. A questo punto in alcune città gli ultras decidono che sarebbe stato meglio onorare la giovane vittima fermandosi, come peraltro successe per Raciti, e fanno bloccare il campionato senza nessun ferito. Nonostante appaia chiaro fin dall'inizio che il poliziotto ha volutamente sparato contro la vittima, l'assassino permane in libertà e così alla sera, pur sbagliando, gli ultras scatenano incidenti contro le forza dell'ordine palesemente colpevoli di difendere un vile killer solo perchè membro della Polizia: feriti tra la popolazione zero.

Quindi, ricapitolando, la polizia uccide a sangue freddo un ragazzo che stava dormendo beato, la Lega e le varie Questure decidono di calpestarne la memoria facendo giocare le partite senza alcun intralcio, tranne 2 soli casi, infine una stazione di Polizia viene attaccata dagli ultras.

Chi ha seminato terrore uccidendo innocenti? Chi, attaccando il principio di uguaglianza, fondamento della democrazia, lascia a piede libero un assassino ed arresta degli imbrattatori di muri?

La risposta è semplice. I veri terroristi sono: la Polizia, la magistratura e le Questure varie, altro che ultras!

Ultima menzione per i giornalisti e calciatori vari. Come al solito si è alzato il coro di criminalizzazione verso gli ultras. Ovviamente nessuno sottolinea che se un criminale non avesse ammazzato un ragazzo innocente e la Lega avesse fermato il campionato non ci sarebbe stato nessun incidente. Altettanto chiaramente nessuno si permette di dichiarare il vergognoso attacco alla vita umana ed alla democrazia in atto da parte delle forze dell'ordine oggi in Italia. Complimenti, spero che le loro coscienze non li facciano dormire per molto tempo!

Manuel

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martedì, 13 novembre 2007

SIAMO AL RIDICOLO....VERGOGNATEVI!

italia LUTTOSono di oggi due notizie sconvolgenti, neppure nelle dittature asiatiche si arriva a tanto. La Polizia ha accertato che il poliziotto assassino ha sparato con le bracia stese, quindi neppure loro sono riusciti a difendere la ridicola teoria della pallottola impazzita. Ciò significa che ha volutamente sparato ad altezza uomo, evidentemente con l'intento di uccidere il ragazzo. Cosa ha dedotto la Magistratura da questa prova? Che l'accusa è solo di omicidio colposo e che il barbaro assassino può continuare a stare a piede libero e godersi la propria famigliola.

Ma la Digos non è rimasta a guardare e ha prontamente proceduto agli arresti di persone macchiatesi di orrendi crimini, altro che sparare in testa ad un ragazzo che aveva osato addormentarsi in un autogrill.

Infatti, sono stati arrestati alcuni tifosi per i seguenti reati: violazione del divieto di partecipare ad eventi sportivi a seguito del corteo di Milano, aver indossato sciarpe e aver fatto scritte sui muri!

Quindi si può tranquillamente affermare che se una persona uccide a sangue freddo un ragazzo indossando la divisa può tornare a giocare con le proprie figlie, ma se un altro che indossa i colori di una squadra di calcio osa scrivere sui muri prima viene arrestato e poi un ministro, la minuscola non è casuale, sostiene che abbia commesso crimini di sovversione dell'ordine costituito!

Come se ciò non bastasse l'assassino chiede rispetto per la propria persona, vuole forse la medaglia al valore civile?

Siamo veramente sconfinati nel ridicolo, nella indecenza e nello Stato di Polizia. Se fossi un ottimista spererei in un lieto fine, ma temo che, come sempre in Italia,  il lieto fine ci sarà solo per i poliziotti criminali.

Manuel

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lunedì, 12 novembre 2007

ADESSO GIUSTIZIA!!!

italia LUTTOCome ormai tutti sappiamo, ieri mattina un tifoso laziale in trasferta è stato ucciso da un poliziotto all'interno di un autogrill mentre si recava a Milano per vedere la propria squadra del cuore.

Come ogni volta che qualche agente è coinvolto in crimini cala una fitta cortina fumogena che avvolge nel mistero anche le cose più evidenti. Quello che si sa per certo è che un piccolissimo gruppetto di tifosi laziali ha avuto un diverbio con un altrettanto piccolo gruppo di tifosi juventini e che un colpo di pistola ha ferito a morte un giovane ragazzo che dormiva tranquillo nella sua macchina a "rissa" ormai finita.

Sulle altre modalità dell'omicidio si sa poco o nulla. Sembrerebbe che l'assassino fosse dalla parte opposta dell'autostrada, quindi senza nessuna minaccia diretta, che il gestore dell'autogrill non si sia accorto di nulla, la polizia sostiene che abbia sparato in aria.....tutta la solita minestra!!!

Giusto per tornare ai fatti, un uomo colto in fraganza di reato, omicidio mica bazzecole, è stato solamente interrogato e senza essere stato fermato è potuto tornare da sua moglie e dalle sue figlie. Siamo proprio certi che se non avesse avuto una divisa addosso la sua sorte sarebbe stata la medesima?

Senza contare che il Questore di Arezzo, luogo dove è avvenuto l'omicidio, ha tenuto due conferenze stampa togliendo la possibilità ai giornalisti di porre domande...ma dove credono di essere in Unione Sovietica? E i giornalisti? Possibile che nessuno abbia avuto la dignità di alzarsi ed andarsene? Che se la facesse da solo la conferenza stampa!

Oggi è arrivata la notizia che il criminale verrà accusato unicamente di omicidio colposo. Si deve pensare che secondo il magistrato il delinquente abbia veramente sparato in aria e che prima le pallottole abbiano scavalcato 2 carreggiate dell'autostrada e poi abbiano sfortunatamente centrato il collo della vittima. Oppure, ancora più fantasiosamente, che abbia sparato in aria, abbia cominciato a correre non si sa bene per quale motivo e per quale scopo tenendo la pistola carica in mano, un colpo sia accidentalmente partito, abbia scavlacato le corsie dell'autostrada e sempre casualemente ucciso il giovane.

Credo che chiunque si renda conto che tutto questo non sta in piedi. La verità è che il poliziotto ha sparato ad altezza d'uomo verso la macchina che aveva già lasciato l'autogrill. Perchè? Su questo si dovrebbe indagare. Se l'intento fosse stato quello di uccidere, cosa di cui sono assolutamente convinto, i casi sono due: o è omicidio premeditato, si voleva uccidere un ultras alla prima occasione "utile", oppure è omicidio volontario, in quella situazione si è deciso di uccidere un ultras. Ma per piacere non fateci passare per stupidi, di colposo qua non c'è proprio nulla!

La cosa che preoccupa di più è la reazione dei tifosi. A mio avviso le scene di Bergamo, Milano e Roma, sono niente rispetto a ciò che succederà nel week-end prossimo se la Polizia non prenderà misure serie contro l'assassino.

Se si vuole dare un segnale di pacificazione, il delinquente va immediatamente arrestato, incriminato almeno per omicidio volontario ed il "Questore dittatore" degradato a poliziotto delle volanti. Solo in questo caso lo Stato potrà avere la statura di porsi al di sopra degli ultras, se no si comporterà come quelli che dice di volere combattere.

P.S.: Se già che ci siamo si volesse avere il coraggio di arrestare il poliziotto che uccise Raciti, non sarebbe male.

Manuel

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